La transizione verso le energie pulite, senza nucleare e combustibili fossili (“transizione verde”) costituisce un obiettivo globale primario. Per questo motivo, in data 15 gennaio 2020 il Parlamento ha accolto[1] il piano di investimenti del c.d. Green Deal europeo (European Green Deal Investment Plan, EGDIP)[2] presentato dalla Commissione, rispondendo alle preoccupazioni espresse da grande parte dei cittadini dell’Unione, secondo cui l’ambiente dovrebbe costituire la priorità numero uno per le istituzioni europee[3].

Il Green Deal[4] presentato in data 11 dicembre 2019 è lo strumento attraverso cui la Commissione mira a rendere l’Unione Europea il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050. Più particolarmente, si tratta di una strategia di crescita mirata a trasformare l'Unione in una società competitiva, prospera ed efficiente sotto il profilo delle risorse, che protegga la salute e il benessere dei cittadini dai rischi di natura ambientale e dalle relative conseguenze. A tale scopo, è necessario ripensare le politiche per l'approvvigionamento di energia pulita in tutti i settori dell'economia, aumentando l’importanza attribuita alla protezione e al ripristino degli ecosistemi naturali, all'uso sostenibile delle risorse e al miglioramento della salute umana. Inoltre, la Commissione e gli Stati Membri sono impegnati a collaborare per garantire che la legislazione e le politiche pertinenti vengano attuate e applicate in modo efficace. A tale scopo, il Green Deal prevede una tabella di marcia con azioni mirate a stimolare l'uso efficiente delle risorse, ad arrestare i cambiamenti climatici, a porre fine alla perdita di biodiversità e a ridurre l'inquinamento.

Per realizzare il Green Deal europeo saranno necessari investimenti importanti. Nello specifico, per conseguire gli obiettivi in materia di clima ed energia attualmente previsti per il 2030 occorreranno investimenti supplementari annui dell'ammontare di 260 miliardi di euro, pari a circa l'1,5% del PIL del 2018. L’EGDIP costituisce il pilastro di investimento del Green Deal e mira a raggiungere tre obiettivi: i) incrementare i finanziamenti per la transizione e mobilitare almeno 1.000 miliardi di euro a sostegno di investimenti sostenibili nel corso del prossimo decennio attraverso il bilancio dell'Unione e il contributo della Banca Europea per gli investimenti (BEI); ii) creare un quadro che consenta ai privati e al settore pubblico di effettuare investimenti sostenibili; e iii) fornire supporto alle amministrazioni pubbliche e ai promotori dei progetti nelle fasi di pianificazione, elaborazione ed attuazione.

Il piano di investimenti è basato sulla proposta della Commissione per il futuro bilancio a lungo termine 2021-2027[5], in base alla quale nei prossimi sette anni il 25% del bilancio dell'Unione sarà destinato ai finanziamenti per il clima e l’ambiente attraverso molteplici programmi quali il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR)[6], il Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG)[7] e il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR)[8]. Il piano, inoltre, è basato sui contributi dei bilanci nazionali ai progetti dell’Unione, sugli investimenti pubblici e privati mobilitati tramite InvestEU[9] e sui fondi previsti dalla Direttiva ETS[10] (Fondo per la modernizzazione[11] e Fondo per l'innovazione[12]) che, pur non facendo parte del bilancio dell'Unione, metteranno a disposizione circa 25 miliardi di euro per la transizione dell'Unione verso la neutralità climatica, con un'attenzione particolare agli Stati Membri con livelli di reddito più bassi.

Sebbene tutti gli Stati Membri, le regioni e i settori debbano contribuire alla transizione, la sua portata non può essere la stessa per tutti in quanto, inevitabilmente, alcune regioni saranno maggiormente colpite e subiranno trasformazioni socio-economiche più profonde (si pensi, ad esempio, alle regioni in cui l’occupazione dipende in gran parte dalle attività legate ai combustibili fossili quali il carbone, la lignite o la torba). Per questo motivo, all’interno del piano è previsto un apposito meccanismo destinato alle regioni più esposte alle ripercussioni negative della transizione.

Il meccanismo per la transizione[13] mobiliterà almeno 100 miliardi di euro di investimenti nel periodo 2021-2027 grazie ai finanziamenti provenienti dal bilancio dell'Unione, ai cofinanziamenti da parte degli Stati Membri e a contributi di InvestEU e della BEI. Più particolarmente, il meccanismo consterà di tre fonti principali di finanziamento: i) il Fondo per una transizione giusta, che disporrà di una propria dotazione pari a 7,5 miliardi di euro e concederà principalmente sovvenzioni alle regioni, sostenendo i lavoratori e gli investimenti a favore dell’energia pulita; ii) un regime specifico per una transizione giusta nell'ambito di InvestEU, che mira ad attirare gli investimenti privati a vantaggio delle regioni più colpite e ad aiutare le loro economie a trovare nuove fonti di crescita; ed infine iii) uno strumento di prestito in collaborazione con la BEI, che verrà impiegato per concedere finanziamenti agevolati al settore pubblico.

I cambiamenti climatici e il degrado ambientale sono sfide mondiali che, in quanto tali, richiedono una risposta della stessa portata. Come leader nella lotta contro i cambiamenti climatici, nonché unica grande economia mondiale ad aver istituito un quadro legislativo in tutti i settori dell’economia per ridurre le emissioni di gas a effetto serra in linea con l’accordo di Parigi[14], l’Unione Europea può fissare norme che si applicano a tutte le catene del valore globali. Tuttavia, il successo del Green Deal europeo dipenderà anche e soprattutto dall'impegno di tutti gli attori coinvolti. Pertanto, è fondamentale che gli Stati Membri mantengano l'alto livello di ambizione fissato dalla Commissione ed assumano un ruolo attivo nel sostenerne gli investimenti e garantire alle generazioni future un domani più sostenibile.