In data 19 marzo 2020, la Commissione ha costituito una scorta strategica rescEU di attrezzature mediche per aiutare gli Stati Membri nella lotta al coronavirus, che diviene operativa dal 20 marzo 2020. La nuova misura affiancherà la procedura accelerata di aggiudicazione congiunta[1] avviata dalla Commissione[2], nel cui quadro i 20 Stati Membri partecipanti stanno acquistando dispositivi di protezione individuale (Personal Protective Equipment, PPE)[3], ventilatori polmonari e kit per la diagnosi del virus.

RescEU è parte del meccanismo unionale di protezione civile (Union Civil Protection Mechanism, UCPM)[4], che mira a fornire un contributo tempestivo alla prevenzione delle catastrofi naturali o provocate dall’uomo, garantendo tanto la protezione delle persone quanto dell’ambiente e dei beni. A seguito di una richiesta di assistenza, il Centro di coordinamento della risposta alle emergenze (Emergency Response Coordination Centre, ERCC) viene mobilitato per il continuo monitoraggio di specifici eventi in tutto il mondo, garantendo un rapido dispiegamento del supporto di emergenza attraverso collegamenti diretti con le autorità nazionali di protezione civile. Più particolarmente, rescEU era stata introdotta nel marzo 2019 per rinforzare l’UCPM e migliorare sia la protezione dei cittadini dalle catastrofi quanto la gestione dei rischi emergenti attraverso una nuova riserva europea, che inizialmente prevedeva il dispiegamento di aerei ed elicotteri antincendio.

La nuova scorta rescEU, che includerà diverse attrezzature mediche quali, tra gli altri, ventilatori, PPE e sostanze terapeutiche, sarà ospitata in uno o più Stati Membri. Questi ultimi avranno l’onere di acquisire concretamente le attrezzature, ma potranno richiedere una sovvenzione diretta alla Commissione pari al 90% dei costi della scorta. La scorta sarà dotata di un bilancio iniziale pari a 50 milioni di euro (40 dei quali devono essere approvati dalle autorità di bilancio). Della gestione della distribuzione delle attrezzature si occuperà l’ERCC.

Le nuove misure mirano ad evitare che si ripeta quanto accaduto in Francia e Germania, che di recente avevano notificato alla Commissione l’intenzione di bloccare l’esportazione di mascherine e altro materiale protettivo in altri Stati Membri[5], minando così il mercato unico delle forniture mediche, che richiede un’organizzazione a livello europeo al fine di evitare che coloro che ne hanno maggiormente bisogno si trovino in situazione di carenza.