Tutto bene quel che finisce bene … soprattutto quando si ottiene una diminuzione a circa un quinto dell’importo della sanzione originariamente comminata.

È quanto accaduto alla società Alan S.r.l. (Alan), nei confronti della quale l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), in ottemperanza alla precedente pronuncia resa dal Consiglio di Stato (CdS) (commentata in questa Newsletter), ha recentemente rideterminato l’importo della sanzione originariamente comminata (pari a oltre 1 milione di euro) per la partecipazione ad un cartello attivo nelle gare di assegnazione dei servizi relativi al recupero e allo smaltimento di fanghi derivanti dalla depurazione delle acque superflue, riducendo detto importo ad euro 270.747.

Con la suddetta sentenza il CdS aveva difatti censurato le valutazioni condotte dall’AGCM in merito al calcolo dell’importo base della sanzione –individuato applicando una percentuale (da 0 a 30), determinata sulla base della gravità dell’infrazione, al valore delle vendite dei beni e/o servizi cui l’infrazione si riferisce –, ritenendo queste erronee sia dal punto di vista della gravità dell’infrazione accertata dall’AGCM, sia in relazione al valore delle vendite da prendere a riferimento.

Sotto il primo profilo,il CdS aveva infatti modificato il livello di gravità dell’infrazione contestata ad Alan, declassandolo “…da notevole, o manifesto, a semplice…”, in considerazione dell’assenza di effetti pregiudizievoli prodotti dal cartello sul mercato rilevante, “…con la conseguente riduzione della percentuale del valore delle vendite dal 15%, [ritenuta dal CdS “sproporzionata” ],(…), al 5%...”. A giudizio del CdS, il fatto che, nel caso di specie, il cartello non aveva determinato alcun aumento dei prezzi nel mercato di riferimento, ma semmai una riduzione degli stessi, pur non essendo “…incompatibile con la configurabilità di un’intesa illecita per oggetto…”, doveva infatti essere preso in considerazione dall’AGCM “…nella scelta della percentuale applicabile al valore delle vendite…”. E ciò in quanto, secondo il CdS, benché la spartizione del mercato in sede di gara ad evidenza pubblica (c.d. “bid rigging”) configuri un’intesa anticoncorrenziale per oggetto, il cui accertamento non presuppone altresì l’ analisi degli effetti prodotti dall’intesa sul mercato, detta analisi è comunque necessaria ai fini della determinazione del livello di gravità dell’infrazione, e della conseguente quantificazione del quantumsanzionatorio.

Con riferimento al valore delle vendite da prendere a riferimento per il calcolo dell’importo base della sanzione, il CdS, ricordando come nelle ipotesi di bid rigging questo debba essere individuato nei “…ricavi realizzati da ciascuna delle imprese [partecipanti al cartello] nel mercato costituito dall’insieme delle procedure di gara partecipate da tali imprese nel periodo di durata dell’infrazione [che, nel caso di specie, andava dal 1° aprile 2008 all’11 giugno 2013]…”, aveva ritenuto fondata la censura di Alan secondo cui, a seguito di una richiesta dell’AGCM di contenuto eccessivamente generico in quanto riferita al “…valore totale dei ricavi realizzati da ciascuna società mediante il servizio di smaltimento di fanghi civili in agricoltura, svolto a seguito di aggiudicazione di gara di appalto nel periodo in questione…”, sarebbero stati trasmessi dati comprensivi altresì di ricavi relativi a servizi che, pur svolti nel periodo dell’infrazione, erano riferiti a gare aggiudicate in epoca precedente al periodo di durata del cartello. Il CdS aveva pertanto rimesso all’AGCM il compito di ricalcolare l’importo di riferimento, “…depura[ndolo] dei ricavi afferenti a contratti aggiudicati a seguito di gara in epoca precedente al periodo di durata dell’infrazione…”.

La rideterminazione in diminuzione dell’importo sanzionatorio operata dall’AGCM in ossequio ai criteri impartiti dal CdS mette quindi un punto ad una vicenda destinata ad assumere rilevanza nei procedimenti antitrust. I principi enunciati dal CdS, e fatti propri dall’AGCM con il provvedimento in commento, sono indubbiamente idonei a vincolare le valutazioni di quest’ultima in merito alla quantificazione delle sanzioni che l’AGCM può comminare alle imprese per intese anticoncorrenziali “per oggetto”, le quali richiedono comunque un’analisi degli effetti, benché esclusivamente al fine di fondarne la gravità per scopi sanzionatori.