Negli ultimi cinque anni, le start up innovative in Europe sono divenute una realta’ solida e in crescita, tanto che si puo’ parlare di “app-economy”, cosi’ come commentato dalla stessa Vice Presidente della Commissione Europea, responsabile dell’Agenda Digitale, Neelie KROES, in data 25 settembre 2014.

Anche l’Italia ha fatto la sua parte su questo, introducendo un sistema regolamentare agevolato per favorire la crescita e lo sviluppo sia delle start-up innovative che degli incubatori certificati.

Il Decreto Legge 179 del 18 ottobre 2012, convertito con la Legge 221 del 18 dicembre 2012, ha definito la start-up innovativa fornendo una serie di requisiti identificativi e ha introdotto una vasta gamma di agevolazioni di natura fiscale e finanziaria al fine di sostenere la nascita e la crescita dimensionale di questa tipologia aziendale. Con lo scopo di valorizzare le strutture di comprovata competenza nel sostegno alla creazione e nell’accelerazione allo sviluppo di start-up innovative, la normativa ha altresì definito l’incubatore certificato, attribuendogli alcuni dei benefici già previsti in capo alle stesse startup innovative.

Il godimento delle agevolazioni pero’ è subordinato, con riferimento sia alle start-up innovative, sia agli incubatori certificati, all’iscrizione ad un’apposita sezione del Registro delle imprese istituita dal d.l. 179/2012 medesimo. Ai fini dell’iscrizione, pero’ il possesso dei requisiti individuati deve essere attestato dal legale rappresentate della società mediante autocertificazione, secondo le modalità precisate altresi’ con circolari del MISE.

Secondo il sistema regolamentare italiano sono impresa start-up innovativa le “società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, di diritto italiano ovvero una Societas Europaea, residente in Italia, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione in possesso di determinati requisiti.

Sono considerate altresi’ start-up innovative anche le società non residenti in Italia in possesso dei medesimi requisiti, ove compatibili, a condizione che le stesse siano residenti in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo ed esercitino nel territorio dello Stato un’attività d’impresa mediante una stabile organizzazione.

Le start-up innovative possono, di conseguenza, assumere la forma giuridica di: società per azioni, società a responsabilità limitata, società in accomandita per azioni, società cooperativa, Societas Europaea residente in Italia, ovvero società non residenti in possesso dei medesimi requisiti di quelle residenti, a condizione che le stesse siano residenti in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo ed esercitino in Italia un’attività di impresa mediante una stabile organizzazione. Per Societas Europaea si intende quella costituita in base al Regolamento (CE) 2157/2001, nonché la società cooperativa europea disciplinata dal Regolamento (CE) n. 1435/2003.

Le start-up innovative – per definirsi tali ed accedere alla disciplina di favore prevista per tali categorie di imprese – devono possedere i seguenti requisiti “cumulativi”, nonché taluni requisiti “alternativi”.

Sostanzialmente, le start-up innovative:

  1. devono essere costituite e devono svolgere la propria attività d’impresa da non più di 48 mesi;
  2. devono avere quale oggetto sociale esclusivo o prevalente della propria attività “lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico”;
  3. a partire dal secondo anno di attività, devono avere un totale del valore della produzione annua – dichiarato nella voce A del conto economico di cui all’articolo 2425 del codice civile – risultante dall’ultimo bilancio approvato entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio non superiore a 5 milioni di euro;
  4. non devono aver distribuito utili dall’anno della loro costituzione né devono distribuirli per tutta la durata del regime agevolativo;
  5. devono stabilire la sede principale dei loro affari e interessi in Italia;
  6. non devono essere costituite per effetto di un’operazione di scissione o fusione né a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda.

Le start-up innovative, per definirsi tali, devono inoltre possedere almeno uno dei seguenti ulteriori requisiti “alternativi”:

  1. sostenere “spese in ricerca e sviluppo … uguali o superiori al 15 per cento del maggior valore fra costo e valore totale della produzione della start-up innovativa”. Per espressa previsione di legge, sono escluse le spese per l’acquisto e la locazione di beni immobili mentre, in aggiunta a quanto previsto dai principi contabili, sono da annoverarsi le spese relative allo sviluppo precompetitivo e competitivo, quali sperimentazione, prototipazione e sviluppo del business plan, le spese relative ai servizi di incubazione forniti da incubatori certificati, i costi lordi di personale interno e consulenti esterni impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo, inclusi soci ed amministratori, le spese legali per la registrazione e protezione di proprietà intellettuale, termini e licenze d’uso. Le spese di ricerca e sviluppo devono risultare dall’ultimo bilancio approvato ed essere descritte in nota integrativa. In assenza di bilancio nel primo anno di vita, la loro effettuazione dovrà risultare da dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante della start-up innovativa. In questo caso, ai fini della determinazione del requisito in esame, è sufficiente che, attraverso la dichiarazione, il legale rappresentante presenti una previsione dettagliata delle spese in attività di ricerca e sviluppo che la start-up innovativa intende sostenere nel corso del primo esercizio di attività (attribuibili al primo esercizio secondo il principio di competenza); così facendo, egli si impegna a riportare nel primo bilancio d’esercizio i costi per spese in attività in ricerca e sviluppo effettivamente sostenute dalla start-up innovativa, consentendo alle autorità competenti una verifica del rispetto del requisito in commento del 15%;
  2. impiegare “come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo”, a) “in percentuale uguale o superiore al terzo della forza lavoro complessiva, … personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero”;
    1. “ovvero, in percentuale uguale o superiore a due terzi della forza lavoro complessiva, … personale in possesso di laurea magistrale ai sensi dell’articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270?;
  3. essere “titolare o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale ovvero … titolare dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore, purché tali privative siano direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività di impresa”.