Dieci autorità nazionali della concorrenza (tra cui l’AGCM, e con essa le autorità antitrust di Francia, Germania, Regno Unito, Ungheria, Irlanda, Olanda, Svezia, Belgio e Repubblica Ceca), insieme alla Commissione europea (Commissione), hanno pubblicato un Rapporto sull’attività di monitoraggio condotta nel corso del 2016 nel settore delle prenotazioni alberghiere online.

Tale attività si inserisce in un contesto che ha visto, negli ultimi anni, diversi procedimenti avviati da autorità nazionali europee (ed extra-europee) per indagare le c.d. clausole di parità (riconducibili al più generale schema delle clausole c.d. Most Favored Nation) contenute nei contratti standard tra alcune agenzie di viaggio online (online travel agencies (OTA), come Booking.com e Expedia) e gli alberghi offerti in queste piattaforme. Tra tali casi possono ricordarsi i seguenti:

- le istruttorie condotte in parallelo da AGCM, Autorità francese e svedese, concluse con l’accettazione nell’aprile 2015 dell’impegno di Booking.com ad eliminare ogni pattuizione che limitasse la libertà degli hotel ad offrire prezzi inferiori su OTA concorrenti (i.e. impegno a non adottare clausole di parità “ampie” ma solo “ristrette”, le quali invece impediscono all’hotel solo di offrire le proprie camere a prezzi più bassi sui propri canali di vendita online indirizzati al pubblico generale; le autorità hanno accettato tali impegni ritenendo che tale limitazione fosse giustificata dal rischio di free-riding da parte di consumatori che utilizzano le OTA nelle attività di ricerca ma non in sede di prenotazione e allo stesso tempo permetteva di ripristinare la concorrenza fra OTA. La critica più diretta a tale posizione, d’altro canto, è stata che con le MFN ristrette la concorrenza tra OTA non si sarebbe comunque sviluppata in quanto gli hotel non sono incentivati a differenziare i prezzi offerti fra diverse OTA, posto che il prezzo offerto nel proprio canale diretto online di vendita dovrebbe in quel caso essere al livello più alto fra quelli disponibili fra le OTA. Booking.com ha poco dopo esteso il nuovo regime a sostanzialmente tutta l’Europa, ed Expedia ha successivamente adottato una politica simile;

- le decisioni di divieto da parte dell’autorità della concorrenza tedesca prima nei confronti di HRS e poi, a dicembre 2015, della stessa Booking.com, con il divieto di ogni tipo di clausola di parità (anche “ristretta”).

Del tema hanno quindi cominciato ad occuparsi anche i legislatori: un divieto delle clausole di parità è stato adottato in Francia con la Loi Macron ad agosto 2015, e successivamente in Austria mentre resta attualmente una proposta del disegno della legge annuale sulla concorrenza in Italia, da tempo in discussione.

L’iniziativa di monitoraggio in commento è stata quindi generalmente interpretata come uno sforzo teso ad un maggiore coordinamento a livello europeo a fronte degli esiti non coerenti emersi a seguito della scelta della Commissione di non occuparsi direttamente della vicenda, e si è focalizzata sull’impatto del citato mutamento delle politiche contrattuali di Expedia e Booking.com sulla concorrenza fra OTA.

Il Report indica come, complessivamente, vi sia stato, dopo il citato cambiamento, un incremento apprezzabile del grado di differenziazione del prezzo delle stanze offerte fra OTA concorrenti (e in una qualche misura anche in termini di disponibilità offerte su diverse OTA), mentre le commissioni pagate dagli alberghi alle OTA per ogni prenotazione (comprese di solito fra il 10% ed il 20%) sono rimaste relativamente stabili o sono leggermente diminuite. Altri riscontri contenuti nel Report, peraltro, paiono spingere verso una certa cautela con riguardo ad eventuali miglioramenti occorsi del quadro concorrenziale delle OTA. Ad esempio:

- il grado di consapevolezza degli hotel partecipanti al questionario elettronico circa le modifiche avvenute è piuttosto limitato (il 47% ha dichiarato di non esserne a conoscenza), così come quello di “reazione” alle stesse (solo il 21% ha dichiarato di aver differenziato il prezzo offerto fra OTA);

- alcuni risultati sembrano migliori in Francia ed in Germania, dove anche la clausola di parità “ristretta” è stata proibita (ma non sempre è facile distinguere l’impatto dei diversi fattori);

- solo una piccola percentuale di hotel (3%) ha concesso prezzi più bassi ad una OTA a fronte di commissioni più basse offerte dalla stessa;

- l’analisi è stata resa particolarmente complessa da molti aspetti, come in particolare la difficoltà di distinguere fra differenziazione di prezzi “vera” oppure legata alla differenziazione del prodotto offerto (ad es. cancellabilità gratuita o meno della prenotazione, presenza o meno della colazione etc.).

Le modalità e tempistiche di eventuali futuri interventi non appaiono al momento definita. In base a quanto indicato dall’AGCM, “…[s]ulla base dei risultati conseguiti, le autorità […] hanno concordato di monitorare l’evoluzione del settore delle prenotazioni online, e di valutare di nuovo lo stato della concorrenza a tempo debito. In questo modo, si consentirà che i benefici dell’intervenuta flessibilità a disposizione degli alberghi, a seguito degli interventi antitrust, si possano dispiegare appieno nel mercato…”. Alla luce delle discrasie passate, sembra ora chiara, tuttavia, la volontà di un maggiore coordinamento, laddove l’AGCM auspica che “..[e]ventuali nuovi interventi antitrust, anche nella forma di indagini di mercato, nel settore delle prenotazioni alberghiere online saranno strettamente coordinati nell’ambito della Rete europea di concorrenza…”.