In data 11 ottobre 2017, a seguito della pubblicazione da parte del Governo britannico di due White Paper in materia commerciale e doganale, i membri dell’organizzazione Maritime UK si sono incontrati con Hilary Benn, presidente del Comitato ristretto della Camera dei Comuni per l’uscita dall’Unione europea, per discutere dell’impatto sul settore marittimo di un eventuale scenario “no-deal” a seguito dei negoziati per la Brexit.

I documenti in questione definiscono tre obiettivi strategici: assicurare che il commercio tra Regno Unito e UE avvenga in modo non problematico senza attriti, evitare l’insorgere di una frontiera fisica (hard border) tra Irlanda e Irlanda del Nord, e definire una politica commerciale indipendente per il Regno Unito. Inoltre, i documenti prevedono una pianificazione d’emergenza nel caso in cui il Regno Unito dovesse lasciare l’Unione senza la conclusione di un accordo (no-deal), ipotesi che comporterebbe l’imposizione di nuove regole e tariffe, con un significativo impatto per gli scambi bilaterali di beni.

Il settore marittimo garantisce il 95% del commercio globale del Regno Unito, supporta quasi un milione di posti di lavoro e contribuisce con circa 40 miliardi di sterline al PIL. Data l’importanza del comparto, pertanto, l’organizzazione auspica un nuovo e specifico accordo doganale tra lo Stato uscente e l’Unione europea. Come sostenuto da David Dingle, Presidente di Maritime UK, infatti, “… la mancata conclusione di un accordo non solo vedrà ritardi e disturbi nei porti come Dover, Holyhead e Portsmouth, ma anche nell’UE in porti come Zeebrugge, Calais e Dublino...”.