Con sentenza pubblicata lo scorso 8 dicembre la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CdG) si è pronunciata su otto questioni pregiudiziali poste da due corti spagnole nell’ambito di due distinte controversie, entrambe volte a verificare se i diritti liquidati ai procuratori legali fossero indebiti ed eccessivi.

Il contesto in cui ci si trova è quello del diritto spagnolo, il quale prevede la figura del procuratore legale (procurador), la cui funzione è quella di rappresentare le parti nel processo e di cooperare efficacemente con gli organi giurisdizionali per agevolare il corretto svolgimento del processo (1) . La normativa spagnola prevede che il compenso dei procuratori legali sia determinato sulla base di importi, che possono essere negoziati tra il procuratore ed il cliente nei limiti del 12% rispetto ad importi fissati in base al valore della controversia, con un tetto di 300 mila euro per causa.

La CdG ha rilevato che tale normativa non possa ritenersi in contrasto con gli articoli 101, 102 TFUE e 4, paragrafo 3, TUE. In via preliminare, i giudici comunitari hanno ricordato che gli articoli 101, para. 1, e 102 TFUE, “…pur riguardando esclusivamente la condotta delle imprese e non le disposizioni legislative o regolamentari emanate dagli Stati membri, nondimeno obbligano, in combinato disposto con l’articolo 4, paragrafo 3, TUE, che instaura un dovere di collaborazione, gli Stati membri a non adottare o mantenere in vigore provvedimenti, anche di natura legislativa o regolamentare, idonei a pregiudicare l’effetto utile delle regole di concorrenza applicabili alle imprese…”. La CdG ha poi specificato che “…da una giurisprudenza costante risulta che si è in presenza di una violazione dell’articolo 4, paragrafo 3, TUE e dell’articolo 101TFUE qualora uno Stato membro imponga o agevoli la conclusione di accordi in contrasto con l’articolo 101TFUE, o rafforzi gli effetti di tali accordi, o revochi alla propria normativa il suo carattere pubblico delegando ad operatori privati la responsabilità di adottare decisioni di intervento in materia economica…” (enfasi aggiunta).

Sulla base delle caratteristiche della normativa in questione, il giudice comunitario ha ritenuto che non si potesse addebitare al Regno di Spagna di aver delegato il potere di elaborare tale normativa o la sua attuazione alle associazioni professionali dei procuratori legali. Analogamente, la CdG ha ritenuto che a tale Stato membro non fosse addebitabile di aver imposto, o favorito, condotte in contrasto con gli articoli 101 o 102 TFUE.

Con riferimento alle altre questioni poste, il giudice comunitario si è dichiarato incompetente, ritenendo che l’art. 56 TFUE sulla libera prestazione dei servizi non fosse applicabile ad un’ipotesi in cui tutti gli elementi del caso si trovano confinati all’interno di un solo Stato membro. Analogamente, la CdG ha ritenuto di non potersi esprimere circa la compatibilità della situazione in esame con il diritto ad un equo processo così come previsto dall’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, in quanto quest’ultima trova applicazione solo qualora l’oggetto delle controversia principale si collochi nel contesto del diritto dell’Unione Europea.

Il caso in commento - essendo la normativa in questione applicabile all’intero territorio di uno Stato membro - rappresenta un chiaro esempio di una situazione in grado di pregiudicare il commercio tra Stati membri, come previsto dagli articoli 101 e 102 TFUE, ma non idonea ad essere analizzata anche alla luce delle libertà fondamentali previste dal Trattato (ad es. l’articolo 56 TFUE) non presentando alcun elemento transnazionale. Infatti, la previsione di onorari fissi per i procuratori legali spagnoli dispiega i suoi effetti solo, e nella misura in cui, un soggetto possa essere qualificato quale procurador nell’ambito dell’ordinamento spagnolo (mediante l’ottenimento del relativo titolo ai sensi della normativa spagnola), con la conseguenza che ogni questione connessa e/o accessoria all’esercizio di tale professione sarà disciplinata dalla normativa nazionale.