Con la sentenza del 28 marzo 2017, il Tribunale dell’Unione europea (Tribunale) si è pronunciato sul ricorso di Deutsche Telekom AG (DT) avverso la decisione della Commissione europea (Commissione) con la quale le era stato rifiutato l’accesso al fascicolo istruttorio dopo l’archiviazione della denuncia contro DT per presunto abuso di posizione dominante. In assenza di un vero e proprio procedimento istruttorio, la richiesta di accesso era stata effettuata non ai sensi del Regolamento n. 1/2003 (regolamento che disciplina i procedimenti istruttori antitrust), bensì del più generale Regolamento n. 1049/2001 (il Regolamento) relativo all’accesso del pubblico ai documenti delle istituzioni europee.

La vicenda ha origine nel luglio 2013, quando la Commissione aveva effettuato alcune ispezioni presso la sede di DT per un presunto abuso di posizione dominante nel settore della fornitura di servizi internet. Nell’ottobre 2014, la Commissione annunciava la chiusura del procedimento senza l’accertamento di alcuna infrazione poiché in base alle evidenze raccolte nelle ispezioni non riteneva vi fosse stata alcuna violazione delle norme antitrust. Pochi giorni dopo tale annuncio, DT inviava una richiesta formale di accesso relativa a tutti i documenti contenuti nel fascicolo pre-istruttorio ai sensi del Regolamento. Con la decisione del febbraio 2015, la Commissione respingeva la richiesta di DT, motivando la propria decisione ai sensi dell’art. 4, paragrafo 2 del Regolamento, in quanto aveva ritenuto che la divulgazione potesse arrecare pregiudizio agli interessi commerciali delle imprese coinvolte, nonché per tutelare gli obiettivi delle attività ispettive e di indagine. DT procedeva quindi ad impugnare tale decisione al Tribunale.

Nella sentenza in commento, il Tribunale ha confermato la posizione della Commissione. Innanzitutto, il Tribunale ha chiarito come il Regolamento persegue obiettivi diversi rispetto ai Regolamenti n. 1/2003 e 773/2004, applicabili nello specifico ai procedimenti antitrust, che sono volti, tra le altre cose, a garantire i diritti di difesa delle parti coinvolte. Invero, il Regolamento ha quale obiettivo quello di garantire una maggiore trasparenza nel processo decisionale delle istituzioni, facilitando l’accesso al pubblico ai documenti della Commissione, del Parlamento europeo e del Consiglio.

Pertanto, nonostante le norme del Regolamento che pongono limiti al diritto di accesso debbano essere interpretate in maniera restrittiva (proprio nell’ottica di una maggiore trasparenza tra cittadini e istituzioni europee), in alcuni casi le istituzioni possono basare le proprie decisioni di rifiuto alla divulgazione su presunzioni di carattere generale relative a determinate categorie di documenti. In base a tali presunzioni generali, secondo cui la divulgazione di determinati documenti arrecherebbe, in linea di principio, pregiudizio alla tutela di uno degli interessi elencati all’articolo 4 (ossia, nel caso specifico, gli interessi commerciali delle imprese coinvolte e gli obiettivi delle attività ispettive e di indagine) del Regolamento, l’istituzione può rigettare una richiesta di accesso ad un insieme di documenti (nel caso in commento, il fascicolo istruttorio) in modo generale, senza dover motivare nello specifico il perché l’accesso al singolo documento potrebbe arrecare concretamente ed effettivamente pregiudizio all’interesse tutelato dall’art. 4 del Regolamento.

Il Tribunale, riprendendo una giurisprudenza consolidata relativa ai casi di cartelli, ha affermato come tale principio debba valere, per analogia, anche per il fascicolo istruttorio nei procedimenti in caso di abuso di posizione dominante e riguarda sia i documenti interni della Commissione, sia i documenti scambiati da quest’ultima con le parti o con i terzi. Inoltre, secondo il Tribunale, questo vale anche se il procedimento è stato chiuso, in quanto la pubblicazione di informazioni commercialmente sensibili è in ogni caso in grado di arrecare pregiudizio agli interessi commerciali di un’impresa coinvolta anche in tale ipotesi.

Infine, il Tribunale ha respinto la tesi di DT secondo la quale vi era un interesse pubblico prevalente alla divulgazione ai sensi dell’art. 4, paragrafo 2, ultimo capoverso del Regolamento. In particolare, DT sosteneva che, nel caso in esame, l’“interesse pubblico” riguardasse la promozione di best practices nell’azione amministrativa della Commissione, il miglioramento della compliance antitrust, nonché l’ottenimento di un risarcimento per i danni subiti a seguito delle indagini.

Il Tribunale non ha tuttavia aderito a tale tesi, affermando che l’interesse pubblico, per poter essere prevalente rispetto alle esigenze di non divulgazione di cui sopra, deve essere di natura generale e oggettiva e non deve corrispondere ad interessi individuali o privati. In questo caso, secondo il Tribunale, gli interessi di DT – seppur in parte riferibili ad una generica promozione di best practices e di miglioramento delle misure di compliance delle imprese in ambito antitrust – dovevano essere considerati di natura “privata o individuale” e non pubblica.

In conclusione, il Tribunale, seguendo una giurisprudenza consolidata in materia - e, con la sentenza in commento, ora estesa anche ai casi di abuso di posizione dominante -, ha rifiutato la richiesta di DT di accedere al fascicolo ai sensi del Regolamento n. 1049/2001.