Con la sentenza n. 3511, del 26 giugno 2013, il Consiglio di Stato (sez. V⌃) ha sollevato dinnanzi alla Corte di Giustizia Europea, questione di pregiudizialità, previa sospensione del giudizio amministrativo ex art. 79 c.p.a, per stabilire la compatibilità, con le prescrizioni comunitari, della disciplina nazionale secondo cui l’importazione di energia prodotta attraverso l’utilizzo di impianti alimentati da fonti rinnovabili situati in stati extracomunitari consente all’operatore di ottenere l’esenzione dall’obbligo di acquisto dei certificati verdi, soltanto se lo Stato italiano abbia sottoscritto con lo Stato del produttore una apposita convenzione, nella quale siano individuate le modalità di certificazione atte a garantire che tale energia sia effettivamente prodotta con fonti rinnovabili.

Sul punto, si precisa che la società coinvolta nel procedimento amministrativo sopra citato è attiva nel settore italiano della commercializzazione dell’energia elettrica. Tale societa’ ha importato dalla Svizzera energia, asseritamente prodotta con fonti rinnovabili.

Il G.S.E. (Gestore dei Servizi Elettrici), tuttavia, non ne ha riconosciuto la provenienza da fonte rinnovabile ed ha comunicato alla società di dovere acquistare certificati verdi, poiché la nazione elvetica non ha stipulato alcun accordo con l’Italia circa la garanzia della provenienza dell’ energia in questione.

Non avendo però la società ottemperato a tale richiesta, l’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas ha avviato un procedimento sanzionatorio conclusosi con l’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria, che è stata poi impugnata, prima, con il ricorso al TAR Lombardia e poi, in appello, al Consiglio di Stato.

Per chiarire i termini della vicenda, si evidenzia che per la normativa vigente (D.lgs 79/1999), il produttore e/o l’importatore di energia, per adempiere all’obbligo di immettere in rete una quota della stessa prodotta attraverso l’utilizzo di fonti rinnovabili, può acquistare tale quota/parte dai produttori, che si avvalgono di fonti energetiche rinnovabili. Nell’ambito dei paesi facenti parte dell’U.E., gli importatori, hanno la possibilità di andare esenti dall’obbligo di acquisto dei certificati verdi mediante una richiesta formulata al G.S.E. corredata da una certificazione che ne garantisca l’origine, mentre, per l’energia proveniente da impianti situati in paesi extracomunitari, tale esenzione è subordinata alla stipula di un accordo tra i Ministeri dei rispettivi Stati coinvolti. Ora, la Svizzera pur essendo uno Stato esterno all’U.E. è comunque legata all’Unione Europea da Trattati di Libero Scambio (TLS) ma, non avendo stipulato alcun accordo, gli operatori che acquistano energia da tale Stato, secondo il G.S.E. e l’Autorità per l’Energia Elettrica e i Gas sono tenuti ad acquistare certificati verdi.

Per tale ragione, dunque, il Consiglio di Stato ha disposto il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia U.E., per stabilire la compatibilità della disciplina nazionale sopra richiamata, con la disciplina comunitaria applicabile.