Con la sentenza n.626/2013 il Tribunale di Venezia, dopo aver dato conto del fatto che, in caso di titolo di formazione giudiziale, il giudice dell’opposizione a precetto non può compiere valutazioni che spettano al giudice del merito nella causa di opposizione a decreto ingiuntivo, ha rigettato l’opposizione e ha condannato controparte, come chiesto dallo Studio Zambelli e Tassetto, al pagamento di una somma per aver agito in giudizio con colpa grave.

Infatti, la recente modifica all’art. 96 c.p.c. ha introdotto, al terzo comma, una vera e propria pena pecuniaria, indipendente sia dalla domanda di parte, sia dalla allegazione e dalla prova del danno causalmente derivato alla condotta processuale dell’avversario (v. sul punto Cass. civ. sez. I, 30/7/2010, n. 17902).

Si tratta di una norma che introduce nell’ordinamento una forma di danno punitivo per scoraggiare l’abuso del processo e preservare la funzionalità del sistema giustizia, ciò che esclude la necessità di un danno di controparte, pur se la condanna è prevista a favore di quest’ultima e non dello Stato. La pronuncia ex art. 96 comma 3 c.p.c. presuppone solo il requisito soggettivo della malafede o della colpa grave, che concretizzano la temerarietà della lite.

Nel caso di specie, per l’appunto, il Tribunale di Venezia ha ravvisato una ipotesi di colpa grave, posto che difetta un minimo di diligenza per l’acquisizione della consapevolezza della infondatezza delle tesi sostenute, che sono state portate avanti contrariamente ad un costante, consolidato e mai smentito indirizzo giurisprudenziale secondo cui le ragioni deducibili avverso il decreto ingiuntivo vanno proposte al giudice del merito nella causa di opposizione a decreto ingiuntivo.