Articolo pubblicato in Bugnion News n.35 (Luglio 2019)

Dieci anni fa, proprio in questi giorni, moriva Michael Jackson, indiscusso re del pop. Sulla sua figura, sulla sua eredità culturale, l’opinione pubblica si è via via spaccata. A fronte del suo impareggiabile contributo alla musica, alla danza e allo spettacolo pop in generale, Jacko è stato investito – già in vita – da accuse infamanti. I suoi fan sottolineano come le accuse si siano sempre rivelate infondate, sia nel 1993 quando il contenzioso venne chiuso in via stragiudiziale, sia nel 2003-2005 quando affrontò un regolare processo e venne assolto con formula piena. Tuttavia la recente pubblicazione del documentario Leaving Neverland sembra aver riaperto il caso, dando un contributo significativo alle tesi dell’accusa.

I più garantisti fanno notare che il documentario, basato sulle testimonianze di due presunte vittime di abusi, non lascia alcuno spazio alle tesi della difesa, non fornisce alcuna prova concreta a sostegno delle accuse e cade in alcune evidenti contraddizioni. Nonostante ciò, chi ha visto il documentario pare non possa fare a meno di riconsiderare la propria opinione sul re del pop; tra questi anche la giornalista del New York Times e premio Pulitzer Margo Jefferson. Nel 2006 Jefferson aveva pubblicato On Michael Jackson che non voleva essere una biografia, ma un’analisi culturale e sociale del personaggio già allora piuttosto controverso. Oggi Jefferson ha ritenuto di dover aggiungere una nuova introduzione al suo libro, per dare conto della inestricabile complessità del caso, che nel 2006 non era del tutto emersa.

Naturalmente questa nostra newsletter non è un luogo in cui prendere posizione nella diatriba. La nostra intenzione è solamente quella di rendere nota una sfaccettatura forse sconosciuta della personalità poliedrica di Michael Jackson: oltre ad essere un artista completo (musicista, ballerino, cantante) è stato anche autore di un’invenzione per la quale ha ottenuto un brevetto e la cui storia merita di essere raccontata.

Nel 1988 venne pubblicato Smooth Criminal, settimo singolo tratto dall’album Bad. Come spesso faceva, Michael Jackson volle accompagnare l’uscita del singolo con un videoclip molto curato e attrattivo per i circuiti televisivi. Il risultato fu un breve film ambientato in un night club anni ‘30, in cui ballerine, musicisti e improbabili criminali si muovono immersi in un alone di magia. Durante la coreografia studiata per il videoclip Michael Jackson a gli altri ballerini eseguivano una figura diventata nota poi come anti-gravity lean o 45 degree lean. In tale figura i ballerini, fermi sul posto, si inclinano in avanti spostando il proprio baricentro ben oltre i piedi. Tale risultato, evidentemente contrario alle leggi della fisica, fu ottenuto nel videoclip mediante l’uso di cavi e cinghie che reggevano i ballerini. In post-produzione i cavi furono rimossi dall’immagine e l’illusione dell’anti-gravità fu servita.

Il curioso problema tecnico alla base del brevetto era proprio quello di poter replicare l’anti-gravity lean durante un’esibizione dal vivo, in assenza di effetti speciali e di trucchi di post-produzione. La soluzione è ben spiegata nel testo del brevetto e adeguatamente rappresentata dai relativi disegni. In sostanza il trucco è diviso tra il palco e le scarpe del ballerino. Nel palco sono predisposti dei fori attraverso i quali, al momento opportuno, possono fuoriuscire delle grosse borchie dotate di una larga testa. Le scarpe invece, che sono alte in modo da supportare bene la caviglia, hanno nel tacco una cavità adatta ad impegnarsi con le teste delle borchie. Il funzionamento dell’invenzione prevede che, immediatamente prima dell’anti-gravity lean, le borchie vengano fatte uscire dal palco e i ballerini vi aggancino i propri tacchi. Questo consente loro di inclinarsi in avanti senza cadere, esattamente come avveniva nel videoclip.

Come è comprensibile, un problema tecnico inedito conduce facilmente ad una soluzione tecnica che non ha molte probabilità di essere anticipata da documenti di tecnica nota. Infatti, nel caso in esame, le soluzioni ritenute più simili dall’esaminatore riguardavano calzature, destinate ad usi affatto diversi, che per svariati motivi comprendevano sistemi di aggancio ad una struttura fissa a terra. È curioso notare come tra queste soluzioni siano state menzionate anche delle calzature sviluppate per lavorare realmente in assenza di gravità. Fu così che dopo poco più di un anno dal deposito fu concesso a Michael Jackson il brevetto US 5,255,452 intitolato Method and means for creating anti-gravity illusion.

Sin qui la realtà tecnico-legale, ma nella pratica la soluzione brevettata funzionava davvero? Ebbene sì! Il corretto funzionamento dell’invenzione è testimoniato da innumerevoli filmati, nonché dai milioni di spettatori che hanno presenziato ai tour dal 1992 in poi. A titolo di esempio si veda questo filmato del 1997 dove, dal minuto 4:19 si può vedere l’ormai mitica anti-gravity lean. Purtroppo il momento in cui le borchie escono dal palco e i ballerini vi agganciano i loro tacchi non è visibile. Un osservatore allertato però può vedere in modo piuttosto chiaro la mossa impercettibile con la quale i ballerini sganciano i tacchi dalle borchie e queste ultime che, dopo un attimo, vengono ritirate all’interno del palco.

Alla fine di questa storia ci rimane una curiosità. Perché Michael Jackson ha richiesto il brevetto sono negli USA? Considerando l’utilizzo letteralmente planetario dell’invenzione, e sentendoci abbastanza sicuri di poter escludere stringenti limiti di budget, perché non è stata cercata una tutela territorialmente più estesa? Forse la risposta è molto più banale di quanto si possa pensare: predivulgazione! A quanto ci risulta, il Dangerous World Tour, durante il quale la anti-gravity lean è stata eseguita per la prima volta nella sua versione dal vivo, iniziò a Monaco di Baviera il 27 giugno 1992, mentre la domanda di brevetto fu depositata solamente due giorni dopo, il 29 giugno 1992! Questo ritardo non ha costituito un problema per la brevettazione negli USA, in virtù del cosiddetto periodo di grazia che esclude dalle anteriorità opponibili le divulgazioni effettuate dallo stesso inventore nell’anno precedente al deposito della domanda di brevetto. Tuttavia il periodo di grazia non è previsto da tutte le legislazioni e quindi quel lieve ritardo nel deposito della domanda di brevetto avrebbe compromesso la possibilità di brevettare la soluzione al di fuori degli USA, ad esempio in Europa. Se questa fosse la spiegazione, sarebbe stata davvero una caduta rovinosa per le scarpe anti-gravità!