In data 26 aprile 2017, il premier britannico Theresa May ha ricevuto a Downing Street il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker e il capo negoziatore dell’UE per la Brexit, Michel Barnier. Nonostante le parti abbiano descritto l’incontro come “costruttivo” e improntato a spirito di buona volontà, secondo indiscrezioni di stampa l’esito sarebbe al contrario risultato “fallimentare”. Juncker avrebbe dichiarato: “Sto lasciando Downing Street dieci volte più scettico di prima”. Il Governo britannico ha smentito tali indiscrezioni, ritenendole “pettegolezzi di Bruxelles”. In ogni caso, lo stesso Juncker ha ribadito che da un lato la conversazione si è svolta in un’atmosfera amichevole e positiva, ma dall’altro che il Governo britannico sta sottostimando la complessità delle questioni che la Brexit ha sollevato e che dovranno comunque essere risolte.

Ulteriori tensioni sono poi sorte a seguito della dichiarazione del Regno Unito di voler bloccare la revisione di medio termine del budget europeo, poiché, in base alle leggi britanniche in materia elettorale, il Governo non può mettere in atto nulla di sensibile e di lunga durata nel periodo pre-elettorale (“purdah”). Il purdah è iniziato il 22 aprile 2017 e tale riserva è stata vista da Bruxelles come un segnale ostruttivo che potrebbe rallentare le trattative. Nello specifico, la questione riguarda la revisione di medio termine del bilancio europeo per il periodo 2014-2020, originariamente prevista entro la fine del 2016 e che, a seguito di vari ritardi, avrebbe dovuto essere finalizzata martedì 25 aprile dal Consiglio “Affari generali” a Lussemburgo. La revisione non modifica la spesa complessiva, ma modifica il modo in cui vengono assegnati i fondi; queste modifiche richiedono l’approvazione unanime da parte degli Stati Membri.

Nonostante ciò, in data 29 aprile 2017 il Consiglio Europeo ha approvato le Linee Guida presentate il 31 marzo dal Presidente Donald Tusk, che definiscono il quadro per il negoziato d’uscita del Regno Unito e la posizione generale e i principi che l’Unione perseguirà durante le trattative.

Gli orientamenti politici adottati dal Consiglio Europeo ribadiscono l’approccio per fasi al negoziato, con priorità a un’uscita ordinata del Regno Unito dall’Unione. Solo in seguito all’accordo di “divorzio”, le trattative sugli accordi commerciali futuri potranno iniziare. I leader dei 27 Stati Membri hanno convenuto che la prima fase del negoziato dovrebbe mirare ad offrire il massimo grado possibile di chiarezza e certezza giuridica e a regolare il recesso del Regno Unito dall’Unione.

Il Consiglio Europeo ha sottolineato l’importanza di salvaguardare i diritti dei cittadini colpiti dalla Brexit, ha indicato la necessità di evitare un vuoto giuridico per le imprese e ha fatto riferimento a una liquidazione finanziaria una tantum al fine di garantire i rispettivi obblighi assunti dall’Unione e dal Regno Unito.

In seguito all’adozione degli orientamenti politici da parte del Consiglio Europeo, la Commissione in data 3 maggio 2017 ha adottato una raccomandazione per l’avvio dei negoziati con il Regno Unito a norma dell’articolo 218, paragrafo 3, del Trattato sull’Unione Europea (TUE). Tale raccomandazione integra gli orientamenti politici, illustrando le modalità con cui verrà condotta la prima fase dei negoziati e comprende un progetto di direttive al riguardo. Anche la raccomandazione dà priorità all’obiettivo di garantire un ritiro ordinato del Regno Unito dall’Unione. Le materie principali sono:

  • la salvaguardia dei diritti dei cittadini europei residenti nel Regno Unito e quelli dei cittadini britannici residenti nell’Unione Europea;
  • la liquidazione degli impegni finanziari assunti dal Regno Unito e dall’Unione;
  • il rispetto del c.d. Accordo del Venerdì Santo (che rappresenta un punto chiave del processo di pace in Irlanda del Nord), nonché l’impegno a non creare una frontiera fisica (hard border) tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord;
  • la regolamentazione degli aspetti relativi alla risoluzione delle controversie e all’amministrazione dell’accordo di recesso.

A seguito dell’adozione degli orientamenti politici del Consiglio Europeo e della raccomandazione della Commissione, il Consiglio “Affari generali” del 22 maggio dovrebbe autorizzare l’avvio del negoziato d’uscita, nominare la Commissione quale negoziatore UE e adottare le direttive di negoziato.