Il Decreto Legge 23 ottobre 2018, n. 119, entrato in vigore il 24 ottobre 2018 (in seguito il “Decreto”) – recante, tra l’altro, misure in tema di c.d. “pacificazione fiscale” (Titolo I, capo I) – è stato convertito con Legge 17 dicembre 2018, n. 136, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 293 del 18 dicembre 2018.

Si illustrano nel prosieguo i principali aspetti degli istituti di maggiore interesse, così come disciplinati all’esito dell’entrata in vigore delle Legge di conversione, precisando che alcuni di essi verranno autonomamente trattati in ulteriori documenti di prossima pubblicazione.

a)         Definizione agevolata dei processi verbali di constatazione (art. 1) 

Il Decreto prevede la possibilità per i contribuenti di definire in misura agevolata il contenuto integrale dei processi verbali di constatazione notificati entro la data di entrata in vigore del Decreto con riferimento alle violazioni in materia di imposte sui redditi e relative addizionali, contributi previdenziali e ritenute, imposte sostitutive, IRAP, IVA, IVIE e IVAFE, mediante la presentazione di apposita dichiarazione ed il pagamento delle maggiori imposte, con esclusione di sanzioni e interessi, entro il 31 maggio 2019.

Sono rimesse all’emanazione di provvedimenti da parte del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, di concerto con il Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, le disposizioni attuative dell’istituto in commento.

La definizione si perfeziona con la presentazione della predetta dichiarazione e mediante il pagamento delle somme in unica soluzione ovvero mediante il pagamento della prima delle rate previste, sino ad un massimo di venti rate trimestrali di pari importo, con maturazione di interessi legali sulla rate successive alla prima. Per il pagamento è esclusa la compensazione di cui all’art. 17 del D.Lgs. n. 241/1997 ed è comunque preclusa la possibilità di utilizzare perdite pregresse a scomputo dei maggiori imponibili oggetto di definizione integrale.

È inoltre previsto che i termini per l’accertamento relativamente ai periodi di imposta fino al 31 dicembre 2015, in relazione ai quali sia stato emesso un processo verbale di constatazione definibile secondo la disciplina in commento, sono prorogati di due anni.

Nell’ipotesi di soggetti aderenti ai regimi di trasparenza di cui agli articoli 5, 116 e 117 del TUIR, la definizione è possibile anche per le dichiarazioni presentate dai soggetti partecipanti con riferimento alle maggiori imposte ad essi imputabili per trasparenza.

La definizione è preclusa se, con riferimento al processo verbale di constatazione, sia stato notificato un avviso di accertamento ovvero un invito al contraddittorio, anteriormente alla data del 24 ottobre 2018.

b)        Definizione agevolata degli atti del procedimento di accertamento (art. 2) 

Il Decreto ha previsto la definizione agevolata degli avvisi di accertamento, degli avvisi di rettifica e di liquidazione e degli atti di recupero notificati entro la data di entrata in vigore del Decreto (alla detta data non ancora divenuti definitivi) mediante il pagamento delle sole imposte, esclusi quindi gli interessi, le sanzioni ed eventuali accessori.

Il pagamento in unica soluzione ovvero della prima rata di quanto dovuto è previsto nel termine di trenta giorni dall’entrata in vigore del Decreto o, se maggiore, del termine per l’impugnazione che fosse residuato dopo l’entrata in vigore del Decreto (tenuto conto, quindi, anche della sospensione di 90 giorni del termine per presentare ricorso, nell’ipotesi in cui sia stata presentata istanza di accertamento con adesione prima del 24 ottobre 2018). In caso di rateazione, è possibile effettuare il pagamento fino ad un massimo di venti rate trimestrali di pari importo, maggiorate dei relativi interessi. È in ogni caso esclusa la compensazione di cui all’art. 17 del D.Lgs. n. 241/1997.

Il medesimo beneficio è stato previsto anche con riferimento agli inviti al contraddittorio di cui agli articoli 5 e 11 del D.Lgs. n. 218/1997, notificati prima dell’entrata in vigore del Decreto, nonché agli atti di accertamento con adesione sottoscritti e non ancora perfezionati alla data di entrata in vigore del Decreto.

In caso di mancato perfezionamento della definizione gli effetti premiali contemplati dalla disciplina in commento vengono meno e le attività di accertamento ordinarie sono proseguite dagli Uffici competenti.

Sono esclusi da tale istituto gli atti emessi nell’ambito della cosiddetta procedura di voluntary disclosure.

Con il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 9 novembre 2018 sono state disciplinate le modalità di attuazione della definizione agevolata degli atti del procedimento di accertamento.

c)             Definizione agevolata delle controversie tributarie (art. 6)

Il Decreto prevede la possibilità di definire le controversie attribuite alla giustizia tributaria in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, aventi ad oggetto atti impositivi, che siano pendenti in ogni stato e grado del giudizio, incluso quelli in Cassazione e in sede di rinvio, per le quali il ricorso introduttivo in primo grado sia stato notificato entro la data di entrata in vigore del Decreto.

Le controversie possono essere definite mediante presentazione di apposita domanda entro il 31 maggio 2019 – sulla base delle modalità che verranno stabilite con apposito provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate – e con il pagamento, entro la medesima data, delle somme dovute a titolo di tributo, esclusi sanzioni ed interessi, per un importo pari all’ammontare del valore della controversia, avendo riguardo alle sentenze depositate entro la data di entrata in vigore del Decreto, secondo i termini che seguono:

  • 100%, in ipotesi di soccombenza del contribuente nell’ultima sentenza depositata,
  • 40%, in ipotesi di soccombenza dell’Agenzia delle Entrate nella sentenza di primo grado, ovvero
  • 15%, in ipotesi di soccombenza dell’Agenzia delle Entrate nella sentenza di secondo grado.

Inoltre, è possibile aderire all’istituto in commento mediante il pagamento:

  • di un importo pari al 90% del valore della controversia, nel caso di ricorso pendente in primo grado alla data di entrata in vigore del Decreto;
  • di un importo pari al 5% del valore della controversia in ipotesi di ricorso pendente in Cassazione, alla data di entrata in vigore della Legge di conversione (i.e. 19 dicembre 2018), laddove l’Agenzia delle Entrate sia risultata soccombente in primo e in secondo grado.

Peraltro, in sede di conversione in Legge del Decreto, è stato previsto che in caso di accoglimento parziale del ricorso o comunque di soccombenza ripartita tra il contribuente e l’Agenzia, l’importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni è dovuto per intero relativamente alla parte di atto confermata nella pronuncia giurisdizionale e in misura ridotta (secondo le percentuali innanzi indicate), per la parte di atto annullata.

In ipotesi di controversie relative alle sole sanzioni, qualora queste siano collegate al tributo cui si riferiscono, nulla è dovuto per la definizione se ci si sia avvalsi della definizione della controversia relativa al tributo. Se si tratta invece di controversie relative alle sole sanzioni non collegate al tributo, la definizione si perfeziona con il pagamento delle sanzioni ridotte al:

  • 15%, in ipotesi di soccombenza dell’Agenzia delle Entrate nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare, pronunciata entro la data di entrata in vigore del Decreto;
  • 40% in tutti gli altri casi.

 

Gli importi sopra indicati sono dovuti al netto dei versamenti già effettuati a qualsiasi titolo in pendenza di giudizio. La definizione non dà comunque luogo alla restituzione delle somme già versate ancorché eccedenti rispetto a quanto dovuto per la definizione.

Per gli importi di ammontare superiore a 1.000 euro, è ammesso il pagamento rateale fino ad un massimo di venti rate trimestrali, maggiorate dei relativi interessi. Anche in questa ipotesi non è ammesso il pagamento in compensazione di cui all’art. 17 del D.Lgs. n. 241/1997.

Se non ci sono importi da versare, la definizione si perfeziona con la sola presentazione della domanda.

Non è prevista un’ipotesi di sospensione automatica delle controversie definibili, ma questa è subordinata alla richiesta al giudice da parte di chi vuole avvalersi dell’istituto e, in caso, la sospensione opera fino al 10 giugno 2019. Sono invece sospesi per nove mesi i termini di impugnazione, che scadano tra la data di entrata in vigore del Decreto ed il 31 luglio 2019, con riferimento alle controversie definibili.

d)        Irregolarità formali (art. 9)

La Legge di conversione ha abrogato l’originaria previsione contenuta nell’art. 9 del Decreto relativa alla “dichiarazione integrativa speciale”.

Il nuovo art. 9 introduce la possibilità di definire le sole irregolarità formali, commesse fino al 24 ottobre 2018, che non abbiano inciso sulla determinazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, ai fini dell'IVA e dell’IRAP e sul pagamento dei tributi.

Per sanare detti errori formali occorre versare la somma di 200 euro per ciascun periodo d’imposta a cui si riferiscono le violazioni, in due rate di pari importo entro il 31 maggio 2019 ed entro il 2 marzo 2020.

Tuttavia, non è possibile aderire alla procedura di regolarizzazione in commento:

  • con riferimento agli atti di contestazione o irrogazione delle sanzioni emessi nell'ambito della procedura divoluntary disclosure;
  • per l'emersione di attività finanziarie e patrimoniali costituite o detenute fuori dal territorio dello Stato;
  • per le irregolarità e altre violazioni formali già contestate in atti divenuti definitivi alla data di entrata in vigore della disposizione in esame.

È peraltro previsto che, con riferimento alle violazioni commesse fino al 31 dicembre 2015, già oggetto di processo verbale di constatazione, i termini di decadenza per l’emissione dell’atto di contestazione o di irrogazione delle sanzioni sono prorogati di due anni.