Come si tutela un software? Per rispondere a questa domanda, oggi molto attuale visto il proliferare di software per apparecchiature medicali e/o apps legate alla salute, occorre porsene un’altra, vale a dire: cos’è un software dal punto di vista giuridico?

Alcuni potrebbero credere che un software possa essere brevettato, perché lo concepiamo, e non a torto, come un’invenzione.

Invece, un software, pur essendo giuridicamente una c.d. “opera dell’ingegno”, non trova tutela sotto la disciplina del brevetto, bensì sotto quella del Diritto d’autore (in Italia, la L. 633/’41).

Addirittura, a volerla dire tutta, il software viene tutelato come opera letteraria, e cioè come fosse un libro e vedremo perché.

Il problema dell’impossibilità di tutelare il software come brevetto, ma solo come opera coperta dal diritto d’autore è presto detto: se si potesse accedere alla tutela del brevetto, si potrebbe proteggere anche l’idea alla base del software, invece l’accesso alla tutela del diritto d’autore permette la protezione della sua forma espressiva, vale a dire, dal punto di vista tecnico, le c.d. “istruzioni” di cui il software si compone.

Quindi, il primo concetto da mettersi in testa è il seguente: la sola idea di un software, per quanto innovativa, non trova alcuna tutela a livello comunitario.

Traduzione: se immagino un software fantastico, mai esistito prima, ma lo lascio allo stadio di idea e qualcun altro me la copia mettendolo in produzione prima di me, non potrò gridare al ladro, né intraprendere alcuna azione legale contro chi è arrivato primo, perché, con tutta probabilità, in carenza di prove valide, perderei il giudizio.

In questo senso si comincia a capire il concetto di software come opera letteraria: perché quello che viene tutelato, idea d’origine esclusa, è ciò che ne dovrebbe discendere “a valle” nel suo processo di sviluppo, ovverosia la messa per iscritto delle istruzioni che il programma dovrà eseguire per “girare” e quindi funzionare sul computer.

E, infatti, quando volessi rivolgermi al giudice per chiedere la tutela di un software da me sviluppato, non potrei limitarmi a sottoporgli la sola interfaccia grafica (cioè, come mi appare il programma a video quando è in esecuzione), ma dovrei portargli, per dimostrargli che la paternità del programma è mia, proprio l’insieme di istruzioni scritte di cui il software si compone.

Solo da quest’ultimo aspetto si può intuire che la materia non è semplice e che chi vuole tutelare un software deve dotarsi di un buon supporto sia tecnico che legale sin dalla nascita dell’idea.