Articolo pubblicato in Bugnion News n.35 (Luglio 2019)

Si sostiene che gli astronauti, di ritorno da una missione nello spazio, raccontino, tra le innumerevoli esperienze vissute, anche del cosiddetto “Overview Effect”. Questo effetto è legato all’esperienza di vedere in prima persona la realtà della Terra dallo spazio e alla percezione di come la stessa sia così piccola, laboriosa e fluttuante nella vastità dell’universo. Dallo spazio svaniscono i confini politici e il sottile strato di atmosfera trasmette allo spettatore sensazioni di unione e protezione.

Nel settore ceramico, campo nel quale Bugnion opera con passione da svariati anni, imprenditori e creativi, per assenza di numerose decisioni giurisprudenziali nel design industriale, restano terrestri senza poter vivere, almeno una volta, un’esperienza nello spazio.

Per effetto di una convinzione diffusa secondo cui nel settore ceramico “non si inventa più nulla e molte collezioni sono frutto di reintepretazioni di idee del passato (… a volte nemmeno proprie)”, i creativi, contagiati da uno scetticismo generale, una volta ultimata una piastrella applicano una rigida analisi alla stessa e, seppur riconoscendo (a detta loro) piccole differenze rispetto alle altre collezioni note, procedono, carichi di aspettative, a presentare alle fiere i prodotti senza prima valutare una possibile tutela conferita dal design industriale.

Se la collezione riscontra il favore del pubblico di riferimento, i meno creativi, a distanza di uno o due anni, prendono di mira il prodotto (a volte imitandolo, altre volte ispirandosi) e iniziano a promuovere la “propria versione” con conseguente frustrazione del creativo originario che, non avendo tutelato la propria collezione, generalmente desiste dall’attivare azioni volte a far valere i propri diritti basati sulla concorrenza sleale.

Esistono poi aziende che credono nell’istituto del design comunitario e che da tempo proteggono le loro collezioni come nel caso qui di seguito illustrato, in cui una nota azienda ceramica ha tutelato una collezione composta da piastrelle in gres porcellanato smaltato che si articolano in una alternanza tra fondi tinta unita e pattern grafici a più colori.

All’epoca della creazione della serie, nonostante fossero note piastrelle simili, fu deciso comunque di attivare una tutela industriale proteggendo contestualmente singole piastrelle, combinazioni ottenute da sei piastrelle (il lotto minimo di vendita e fornitura) e alcune viste d’insieme di rivestimenti e pavimenti.

A distanza di circa un anno un’azienda spagnola, coinvolgendo alcuni noti designer spagnoli, presentava una nuova collezione.

A prima vista sussistevano evidenti differenze: pattern grafici con forme differenti, colori differenti, effetto bicromatico rispetto a una terna di colori, decorazione/struttura superficiale del fondo differente.

Il confronto tra la maggior parte delle piastrelle non poteva che suscitare un’impressione diversa o, nel campo del design, un carattere individuale differente.

Ciò nonostante la vista d’insieme delle due collezioni appariva convergente con una similitudine tale da portare la titolare del design ad attivare una causa per contraffazione dei propri design industriali presso il Tribunale di Alicante.

L’azienda concorrente spagnola si difendeva sostenendo che tra i prodotti depositati e i propri prodotti (facendo anche riferimento alle composizioni di piastrelle) esistevano evidenti differenze sufficienti a escludere la contraffazione aggiungendo poi che i prodotti registrati erano nulli perché noti e promossi anteriormente da altre aziende del settore.

Al termine di un giudizio, durato meno di un anno, Il Tribunale di Alicante concludeva ritenendo:

  • evidente la contraffazione di uno dei prodotti singoli (piastrella con quarto di cerchio nella parte inferiore destra) “poiché praticamente identico al disegno registrato, differenziandosi solo in modo minimale della trama della zona esterna al quarto di cerchio, il che tuttavia non influenza la sua originalità e il suo aspetto generale.”
  • Come le composizioni registrate dall’azienda italiana e quelle mostrate nel catalogo e in fiera dall’azienda spagnola “producano certamente un grado di somiglianza che ci porta a considerare in contraffazione i prodotti di quest’ultima. Effettivamente le composizioni registrate e quelle della convenuta si caratterizzano per il fatto di essere formate da quattro tipi di mattonelle, una delle quali liscia e in una tonalità del resto, un’altra, che è quella dichiarata in contraffazione, che è quasi identica, essendo un quarto di cerchio in un angolo, e un’altra rigata dal vertice a metà del lato opposto sebbene in quella registrata questo spazio definito risulti anch’esso suddiviso mentre in quella in contraffazione no, e una quarta mattonella che è un quadrato che divide i lati secanti a metà per delimitare un quarto della superficie, e tutte le suddette con due possibili combinazioni di colori. Si tratta di differenze irrilevanti per produrre un’impressione generale differente poiché l’insieme delimitato è molto simile”.

Il ragionamento del giudice esteso anche all’analisi delle viste di insieme, ha portato alla mente dello scrivente il concetto dell’overview effect.

La comparazione tra un design registrato e il prodotto in presunta contraffazione non deve essere svolto esclusivamente limitandosi a condurre un bilancio tra somiglianze e differenze: è opportuno identificare nel prodotto registrato il “messaggio creativo” e valutare se lo stesso è ripreso da controparte (tornando allo spazio è limitativo focalizzarsi sui confini politici ma è opportuno soffermarsi a riflettere sulla terra nel suo insieme).

Nel recedente giudizio in Spagna, nonostante siano state riconosciute diversità tra le piastrelle e nonostante sia stata palesata una non identità di composizione, il Giudice, seppur constatando delle differenze tra piastrelle, ha riconosciuto nei design registrati una protezione estesa anche alle composizioni simili.

Le viste d’insieme dei rivestimenti creano un effetto globale che fa cadere in secondo piano i dettagli (“politici”) delle differenze tra le singole piastrelle generando una violazione che si estende anche a quelle composizioni simili ottenute attraverso singoli prodotti differenti da quelli tutelati.

Attraverso queste valutazioni il Giudice ha dichiarato violati i design dell’azienda italiana obbligando parte spagnola a:

– Cessare e astenersi dal realizzare in tutta l’Unione Europea qualsiasi attività di produzione e/o offerta e/o messa sul mercato e/o importazione e/o esportazione e/o commercializzazione e/o distribuzione o utilizzo a tali scopi delle piastrelle e ceramiche riprodotte in questo documento come contraffazioni dei modelli comunitari (segue l’elenco dei design contraffatti).

– Ritirare dal mercato e distruggere, a proprie spese e sotto la propria responsabilità, tutti i prodotti dichiarati in contraffazione, inclusi gli stampi impiegati esclusivamente per la fabbricazione degli stessi oltre al materiale pubblicitario, indipendentemente dal mezzo con cui è stato realizzato.

– Risarcire i danni e i pregiudizi provocati all’azienda italiana, nella misura stabilita in esecuzione dei termini del Terzo Argomento di Diritto del presente documento.

– Pagare una multa di SEICENTO EURO (600 €) per ogni giorno trascorso fino all’effettiva cessazione della contraffazione.

Ed è grazie a questa sentenza che invitiamo le aziende ceramiche a riflettere sull’efficacia del design industriale.

Il design industriale non conferisce al titolare esclusivamente una tutela contro la copia pedissequa dell’oggetto di registrazione: laddove il prodotto e/o la composizione ottenuta da più piastrelle del concorrente appaiono vicine, simili, paragonabili a quelle registrate è possibile ottenere misure a tutela di chi crea e protegge i propri sforzi creativi.