INTRODUZIONE

L’1 gennaio 2017 è entrata in vigore la Legge 14.11.2016, n. 220, recante la nuova “Disciplina del cinema e dell’audiovisivo”. Attesa da decenni, la riforma interviene in modo incisivo e strutturale nel settore cine-audiovisivo, con l’obiettivo di rilanciarlo.

I principali cambiamenti consistono in misure di sostegno e finanziamento pubblico, come l’istituzione del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo, la previsione di un nuovo sistema di contributi ed il potenziamento del credito d’imposta. Inoltre, vengono stabiliti due Piani nazionali straordinari: uno per il potenziamento del circuito delle sale cinematografiche e polifunzionali, l’altro per la digitalizzazione del patrimonio cinematografico e audiovisivo.

Tra le novità introdotte dalla nuova Legge, alcune intercettano l’ambito di applicazione della L. n. 633/1941 (Legge sul diritto d’autore, L.d.a.), in quanto riguardanti: a) la tutela e fruizione del patrimonio cinematografico e audiovisivo (cfr. Art. 7, L. n. 220/2016) e b) l’istituzione del Registro pubblico delle opere cinematografiche e audiovisive (cfr. Art. 32, L. n. 220/2016).

LA TUTELA E FRUIZIONE DELLE OPERE CINEMATOGRAFICHE E AUDIOVISIVE

Nella prospettiva del copyright e dei diritti connessi sulle opere cinematografiche e audiovisive, assume rilevanza l’Articolo 7 della nuova Legge, che prevede in particolare quanto segue.

a) Ai fini dell’ammissione ai benefici di cui alla L. n. 220/2016, l’impresa di produzione, una volta ultimata l’opera, è tenuta a depositarne una copia, anche digitale, presso la Cineteca nazionale.

b) Trascorsi tre anni dall’avvenuto deposito, la Cineteca nazionale può utilizzare la copia dell’opera depositata, o altre copie stampate a proprie spese, per proiezioni a scopo culturale e didattico, organizzate direttamente o con altri enti a carattere culturale, al di fuori di ogni finalità di lucro.

c) Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT) si può avvalere della copia acquisita dalla Cineteca nazionale per proiezioni e manifestazioni cinematografiche nazionali ed internazionali, in Italia e all’estero, prive di finalità commerciali.

Come è noto, l’opera cinematografica ha una struttura complessa, in quanto è il risultato di una pluralità di apporti eterogenei, elaborati nel corso del processo creativo e di realizzazione tecnica. Ne sono coautori più persone (l’autore del soggetto, l’autore della sceneggiatura, l’autore della musica e il direttore artistico), mentre l’esercizio dei diritti di sfruttamento economico spetta al produttore, nei limiti di cui agli Artt. 44 ss. L.d.a..

Alla luce delle facoltà che la riforma attribuisce alla Cineteca nazionale e al MiBACT, risultano derogate alcune norme sulle opere cinematografiche e audiovisive contenute nella Legge sul diritto d’autore:

  • Art. 10 L.d.a., sulle opere in comunione, realizzate con il contributo indistinguibile ed inscindibile di più persone: ai sensi di tale articolo, tra l’altro, i) il diritto d’autore sull’opera appartiene in comune a tutti i coautori, ii) le parti indivise si presumono di valore eguale, e iii) senza l’accordo di tutti i coautori, l’opera non può essere pubblicata o utilizzata in forma diversa da quella della prima pubblicazione;
  • Artt. 46 e 46-bis L.d.a., che prevedono specifici compensi spettanti alle varie categorie di coautori, anche in caso di proiezione pubblica dell’opera cinematografica;
  • Art. 78-ter L.d.a., che riconosce ai produttori cinematografici in via esclusiva una serie di diritti connessi, tra cui quello di autorizzare la riproduzione dell’opera (in originale o copia) e la sua messa a disposizione del pubblico.

I nuovi diritti si innestano nella frammentaria disciplina nazionale delle c.d. libere utilizzazioni, che costituiscono eccezioni alla regola generale secondo cui l’uso dell’opera creativa da parte di terzi è subordinato al consenso dell’autore o titolare dei diritti patrimoniali. Più precisamente,

la nuova Legge va ad integrare le libere utilizzazioni che sono già previste dall’Art. 69 L.d.a. con specifico riferimento a fonogrammi e videogrammi contenenti opere cinematografiche o audiovisive (o sequenze di immagini in movimento, sonore o meno).

A beneficio di istituzioni pubbliche, per determinate finalità non commerciali e nel rispetto di certi limiti temporali, l’Art. 69, c. 1, L.d.a. contiene infatti un’eccezione al diritto esclusivo di prestito, il cui esercizio è di per sé riservato al produttore cinematografico: le biblioteche e discoteche dello Stato (o di enti pubblici), solo per fini di promozione culturale e studio personale, possono eseguire liberamente il prestito delle opere (fonogrammi e videogrammi), una volta trascorsi almeno 18 mesi dal primo atto di distribuzione o, se l’opera non è ancora stata distribuita, almeno 24 mesi dalla sua realizzazione.

Inoltre, l’Art. 69, c. 2, L.d.a. contiene una deroga al diritto di riproduzione, anch’esso di regola esercitato in via esclusiva dal produttore cinematografico: è consentita la riproduzione, in un unico esemplare, delle opere (fonogrammi e videogrammi) esistenti presso biblioteche, cineteche e discoteche dello Stato o di enti pubblici, per i servizi interni di queste istituzioni e senza vantaggio commerciale.

E’ chiara la ratio generale sottesa alle libere utilizzazioni (e al fair use, corrispondente categoria di matrice common law). Essa risiede nella necessità di trovare un punto di equilibrio fra l’interesse dell’autore o titolare dei diritti patrimoniali sull’opera alla remunerazione della propria attività creativa e/o dei propri investimenti, e quello della collettività a fruire liberamente dei contenuti protetti, specie per esigenze di tipo socio-culturale.

Sono sorti dubbi, invece, sul corretto inquadramento dei diritti introdotti dalla nuova Legge, in relazione al quale in dottrina sono state prospettate due diverse letture.

Se il libero utilizzo delle opere depositate per proiezioni o manifestazioni cinematografiche, senza scopo di lucro e nei termini previsti dalla norma, costituisce effettivamente un’ipotesi di fair use, i nuovi diritti avranno natura eccezionale, in quanto soggetti all’interpretazione restrittiva dettata dalla Direttiva 2001/29/CE. L’Art. 5, par. 5, della Direttiva, infatti, circoscrive l’ambito di applicazione delle eccezioni e limitazioni ivi previste – e armonizzate tra i vari Stati membri UE – esclusivamente a “determinati casi speciali che non siano in contrasto con lo sfruttamento normale dell’opera o degli altri materiali e non arrechino ingiustificato pregiudizio agli interessi legittimi del titolare”.

Per altro verso, è stato osservato che i nuovi diritti non coprono la generalità delle opere cinematografiche e audiovisive depositate, bensì solo quelle di cui una copia sia stata depositata presso la Cineteca nazionale al fine di beneficiare dei vantaggi economici previsti dalla L. n. 220/2016. In tale ottica, più che di una libera utilizzazione con portata derogatoria, si tratterebbe di una (parziale) rinuncia volontaria ai propri diritti da parte dei produttori cinematografici che intendono beneficiare della nuova Legge. Questa seconda lettura potrebbe comportare un indebolimento delle prerogative riservate ai produttori e, parallelamente, un rafforzamento dei poteri di determinate istituzioni pubbliche, al fine di promuovere l’impiego non-profit delle opere cinematografiche e audiovisive ammesse ai benefici economici.

Le modalità applicative dell’Art. 7 saranno stabilite da un Decreto ministeriale da emanarsi entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della Legge, una volta acquisito il parere del Consiglio superiore del cinema e dell’audiovisivo istituito ai sensi dell’Art. 11 della Legge stessa. Dunque, il contenuto e la portata dei nuovi diritti di utilizzazione rimangono, allo stato, in parte ancora indeterminati.

IL REGISTRO PUBBLICO DELLE OPERE CINEMATOGRAFICHE E AUDIOVISIVE

Un’ulteriore novità collegata alla Legge sul diritto d’autore è contenuta nell’Articolo 32 della L. n. 220/2016, ai sensi del quale viene istituito il Registro pubblico delle opere cinematografiche e audiovisive. Devono essere iscritte nel Registro le opere cinematografiche e audiovisive di nazionalità italiana secondo i criteri di cui agli Artt. 5 e 6 della nuova Legge, che abbiano beneficiato di contributi pubblici (statali, regionali e degli enti locali) o di finanziamenti dell’Unione Europea.

Viene di conseguenza modificato l’Art. 103 L.d.a., del quale essenzialmente è abrogato il secondo comma, che contemplava la tenuta di un registro pubblico speciale da parte della Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE) riservato alle opere cinematografiche e audiovisive. Invece, rimangono fermi gli effetti di pubblicità notizia con efficacia probatoria connessi al deposito dell’opera, già previsti dalla Legge sul diritto d’autore. Attraverso l’iscrizione nel nuovo Registro, la L. n. 220/2016 assicura:

a) la pubblicità e l’opponibilità ai terzi della paternità dell’opera, vale a dire dell’attribuzione dell’opera ad autori e produttori individuati, i quali – a seguito dell’iscrizione – sono reputati tali fino a prova contraria. Nel Registro sono anche annotati tutti gli atti, gli accordi e le sentenze che accertino diritti relativi alla produzione, alla distribuzione, alla rappresentazione e allo sfruttamento in Italia di opere cinematografiche e audiovisive;

b) la pubblicità sull’assegnazione di contributi pubblici e sulla concessione di finanziamenti UE alle opere cinematografiche e audiovisive per la loro scrittura, sviluppo, produzione, distribuzione e promozione, nonché la pubblicità sull’acquisto, la distribuzione e la concessione di diritti di antenna alle reti del servizio pubblico radiotelevisivo. La pubblicità delle informazioni relative ai contributi è assicurata attraverso la pubblicazione e libera consultazione nel sito Internet istituzionale del Ministero.

Infine, le modalità di registrazione delle opere, le tariffe relative alla tenuta del nuovo Registro, la tipologia ed i requisiti formali degli atti soggetti a trascrizione, oltre alle modalità e ai limiti della pubblicazione on-line delle informazioni sui contributi pubblici, saranno determinate da un apposito Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da adottarsi entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della nuova Legge.