Il Consiglio dei Ministri riunitosi mercoledì 28 settembre ha approvato, in esame definitivo, tre decreti legislativi per l’attuazione della riforma della giustizia civile e penale e dell’ufficio per il processo. All’indomani delle ultime elezioni politiche, che segnano il termine del Governo Draghi, la riforma Cartabia è giunta alla fase conclusiva.

Per quanto riguarda il processo civile, i caratteri salienti della riforma possono essere così sintetizzati:

  • previsione del generale obbligo di deposito telematico di atti introduttivi ed endoprocedimentali di fronte a tutti gli uffici giudiziari, incluso l’Ufficio del Giudice di pace e la Corte di cassazione, salvo che il Giudice ravvisi ragioni specifiche per autorizzare il deposito cartaceo o che il sistema informatico non sia funzionante e sussista una ragione di urgenza; 
  • concentrazione dello scambio delle memorie per la fissazione del thema decidendum e probandum nella fase anteriore all’udienza di prima comparizione delle parti e trattazione della causa: l’anticipazione dell’attività istruttoria consentirà al Giudice, già in prima udienza, di provvedere sulle istanze istruttorie e di fissare il calendario delle udienze;  
  • introduzione delle ordinanze provvisorie di accoglimento e di rigetto della domanda, suscettibili di acquistare efficacia di giudicato, se non reclamate oppure in caso di rigetto del reclamo; 
  • aumento del limite generale della competenza per valore del Giudice di pace
  • rafforzamento del ricorso agli istituti della mediazione e negoziazione assistita; 
  • previsione della immediata discussione orale della causa nell’ipotesi in cui il Giudice di appello ravvisi profili di inammissibilità o manifesta infondatezza dell’impugnazione; 
  • istituzione del Tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie.

E’ rimasta, invece, sostanzialmente incompiuta l’operazione di semplificazione del procedimento di cognizione e di riduzione dei riti speciali.

L’avvocatura ha immediatamente reagito alla notizia dell’approvazione dei decreti, esprimendo una crescente preoccupazione per il rischio che la riforma possa andare in controtendenza rispetto alle esigenze di semplificazione e di efficace allocazione delle risorse economiche individuate dal PNRR e paventando, addirittura, un dilatamento dei tempi processuali.

A differenza dall’avvocatura, il CSM aveva recentemente espresso un giudizio globalmente positivo sulla riforma, pur sollevando qualche perplessità, soprattutto in merito all’occasione persa di effettuare una esaustiva ricognizione dei numerosi riti speciali, con l’obiettivo di uniformarli e operarne una consistente riduzione. 

Resta tuttavia la necessità della verifica sul campo della tenuta della riforma e della sua effettiva utilità al raggiungimento degli obiettivi di modernizzazione ed efficientamento del nostro sistema giudiziario.