È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo n. 231 approvato dal Consiglio dei Ministri l’11 dicembre 2017, recante la disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni di cui al Regolamento (UE) n. 1169/2011 e l’adeguamento delle disposizioni nazionali in materia di etichettatura, presentazione e pubblicità degli alimenti e della direttiva 2011/91/UE relativa alle diciture o marche che consentono di identificare la partita alla quale appartiene una derrata alimentare, con la relativa disciplina sanzionatoria.

Le previsioni del decreto legislativo non pregiudicano l’applicazione delle norme penali in materia di sicurezza alimentare e tutela del commercio, come anche delle norme del codice del consumo.

Breve panoramica generale

Ai sensi del decreto in questione per soggetto responsabile deve essere inteso l’operatore del settore alimentare, di cui all’art. 8 del Regolamento 1169, e dunque il soggetto con il cui nome o con la cui ragione sociale è commercializzato il prodotto o, se tale operatore non è stabilito nell’Unione Europea, l’importatore avente sede in uno Stato Membro, nonché il soggetto il cui nome o la cui ragione sociale siano riportati in un marchio depositato o registrato.

Le disposizioni di maggior importanza nel contesto del decreto sono quelle contenute nel titolo secondo, dedicato appunto alle sanzioni, e suddiviso a sua volta in quattro capi, relativi rispettivamente alle violazioni delle disposizioni generali in materia di informazioni sugli alimenti, di informazioni obbligatorie sugli alimenti e delle relative modalità di espressione, di indicazioni obbligatorie ed infine di informazioni volontarie sugli alimenti.

Le sanzioni per la violazione degli obblighi di porre in essere pratiche leali di informazione, di fornire alimenti conformi alla normativa in materia di informazioni o ai requisiti, e di non modificare le informazioni che accompagnano un alimento sono comprese da un minimo di 500,00 euro ad un massimo di 16.000,00 euro.

Più elevate sono, invece, le sanzioni correlate alla violazione delle disposizioni relative alle informazioni obbligatorie di cui all’articolo 9 del Regolamento sugli alimenti; in particolar modo, la violazione dell’obbligo di indicazione della presenza, all’interno di un alimento, di un ingrediente che provochi allergie o intolleranze può comportare l’applicazione di una sanzione amministrativa da un minimo di 5.000,00 euro fino ad un massimo di 40.000,00 euro (detta sanzione non si applica nel caso in cui il soggetto responsabile abbia avviato le procedure di richiamo del prodotto stesso prima dell'accertamento della violazione da parte dell'autorità di controllo), mentre la violazione dell’obbligo di apposizione delle altre indicazioni può comportare l’applicazione di una sanzione compresa tra 3.000,00 e 24.000,00 euro. Non solo la mancata indicazione, ma anche l’irregolare presentazione e posizionamento delle indicazioni obbligatorie può dar luogo a sanzioni.

Altrettanto importanti - fino ad un massimo di 16.000,00 euro - sono le sanzioni conseguenti alla violazione degli obblighi di corretta indicazione della denominazione degli alimenti e di corretta indicazione degli ingredienti, dei loro costituenti, come anche del termine minimo di conservazione e della data di scadenza, di indicazione del paese di origine o luogo di provenienza, ed infine in materia di dichiarazioni nutrizionali.

Una particolare attenzione merita l’articolo 16 del decreto legislativo a proposito di violazioni in materia di informazioni fornite su base volontaria, che ai sensi del Regolamento n. 1169 non devono indurre il consumatore in errore e devono essere basate su dati scientifici pertinenti: in caso di violazione, può essere irrogata una sanzione fino a 24.000,00 euro. Il significato di una tale previsione è molto chiaro: dissuadere l’operatore del settore alimentare dal fornire informazioni ingannevoli e confondenti, talvolta addirittura preordinate ad alterare la scelta del consumatore, e costringerlo ad operare con competenza e responsabilità.

Il decreto contiene anche le norme relative alle indicazioni per l’identificazione della partita alla quale appartiene una derrata alimentare e la relativa disciplina sanzionatoria, nonché una serie di norme orientate a regolamentare le indicazioni relative alla vendita di prodotti non preimballati con il riferimento ad un istituto, il cartello unico degli ingredienti, introdotto fin dal 1994 ed ora oggetto di una più analitica disciplina, attraverso la previsione delle indicazioni che esso deve contenere ed alle modalità di esposizione o messa a disposizione degli utenti.

Il decreto prevede infine una clausola di mutuo riconoscimento in base alla quale le norme di adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento n. 1169 non si applicano ai prodotti alimentari legalmente fabbricati o commercializzati in altro stato membro dell’Unione europea, in Turchia, o ai prodotti fabbricati all’interno degli stati aderenti alla Associazione europea di libero scambio, parte contraente dell’Accordo sullo spazio economico europeo.

L’autorità competente all’irrogazione delle sanzioni è il Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressioni frodi dei prodotti agroalimentari, ferma restando la competenza dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato in materia di pubblicità ingannevole e tutela del consumatore, nonché della competenza degli organi preposti all’accertamento delle violazioni secondo la normativa vigente, quali ad esempio gli ispettori sanitari.

Il decreto entrerà in vigore il 9 maggio 2018.

Alcune considerazioni

Con questo decreto, l’impianto normativo dettato dal Regolamento n. 1169 viene completato con la relativa disciplina sanzionatoria, realizzandosi così la piena attuazione di uno dei principali obiettivi del Regolamento, consistente nel “fornire al consumatore finale le basi per effettuare scelte consapevoli”.

E’ innegabile che la nuova disciplina richiederà un consistente impegno da parte degli operatori del settore alimentare in termini di integrale ed uniforme implementazione delle norme regolamentari, al fine di assicurare una corretta ed accurata comunicazione delle indicazioni a tutela della salute dei consumatori e del loro diritto di ricevere adeguata informazione. Compito reso parzialmente difficoltoso da quelle che possono forse essere definite lacune del decreto, in attesa di eventuali chiarimenti da parte delle autorità competenti, come nel caso dell’art. 19 relativo alla vendita dei prodotti non preimballati. La norma in questione regola infatti il contenuto e la presentazione del cartello unico, cioè dell’avviso al consumatore con l’elenco degli ingredienti utilizzati in alcune preparazioni (e finora limitate a prodotti di gelateria, pasticceria, panetteria e gastronomia), ampliando considerevolmente la gamma dei prodotti.  Manca tuttavia un espresso richiamo a formule alternative di commercializzazione degli alimenti, quali ad esempio la vendita a distanza o i servizi di consegna a domicilio, che ormai rappresentano un segmento significativo del mercato.

Il decreto in questione deve poi essere poi letto in combinazione con il decreto legislativo 7 febbraio 2017 n. 27 contenente la disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni di cui al Regolamento (CE) n. 1924/2006 relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite dai prodotti alimentari.

La sfida per coloro che, a vario titolo, si confrontano con la nuova normativa è quella di contribuire al miglioramento di un settore sempre più regolamentato ed in continua evoluzione.