Nei 28 Stati membri dell’UE sono entrati in vigore nel mese di dicembre 2013, i nuovi diritti per i consumatori, che dovrebbero garantire agli stessi di fare acquisti con più sicurezza, online o nei negozi.

Si tratta della direttiva 2011/83 sui diritti dei consumatori che prevede maggiori informazioni precontrattuali per i consumatori in tutti i tipi di contratto di consumo e in particolare nei contratti a distanza e negoziati al di fuori dei locali commerciali. In questo modo, il provvedimento consente a ciascun consumatore di operare una scelta consapevole quando procede ad un acquisto e ai professionisti di poter operare in maniera più trasparente e funzionale sia nel mercato interno che in quello transfrontaliero.

In Italia, il decreto legislativo di recepimento della direttiva è stato adottato dal Consiglio dei Ministri il 3 dicembre 2013 ed è ora all’esame della Camera dei Deputati.

La direttiva si applica, alle condizioni e nella misura stabilita nelle sue disposizioni, a qualsiasi contratto concluso tra un professionista e un consumatore. Si applica altresì ai contratti per la fornitura di acqua, gas, elettricità o teleriscaldamento, anche da parte di prestatori pubblici, nella misura in cui detti prodotti di base sono forniti su base contrattuale.

La direttiva definisce in modo piu’ incisivo i diritti dei consumatori, che concludono accordi commerciali con professionisti. Tra questi, si ricordano i diritti di informazione  per contratti diversi dai contratti a distanza o negoziati fuori dei locali commerciali, nonche’ il diritto di informazione e di recesso per i contratti negoziati fuori dei locali commerciali.

Al fine di garantire un acquisto consapevole, ai consumatori nella proposta di acquisto devono essere chiariti in maniera esaustiva: a) le caratteristiche principali del servizio; b)l’identità del professionista, denominazione sociale indirizzo geografico, numero di telefono; c) il prezzo totale dei servizi offerti, modalità di calcolo del prezzo, che deve essere comprensivo anche di spese aggiuntive o di altri eventuali oneri (come le spese di spedizione); c) modalità di pagamento, consegna , esecuzione e data entro cui il professionista si impegna a prestare il servizio; d)modalità di trattamento dei reclami da parte del professionista.

Tra gli obblighi del professionista viene previsto anche l’obbligo di  definizione di un modulo di recesso standard, che deve essere fornito ai consumatori. Rispetto ai sette giorni attualmente prescritti dalla normativa dell’UE, la direttiva dispone che i consumatori possono recedere dal contratto entro 14 giorni.

In caso di contratto di servizio tale termine decorre dal giorno di conclusione del contratto.

In ogni modo, sul recesso sussistono specifici obblighi informativi. La direttiva  prevede che qualora un venditore non informi chiaramente il cliente circa la sussistenza e modalità di esercizio del  diritto di recesso, la durata del periodo di ripensamento è estesa ad un anno

La direttiva prescrive inoltre che devono essere indicate nei contratti con i consumatori eventuali modalità extragiudiziali per la risoluzione di possibili controversie. Non possono essere addebitati  ai  consumatori costi supplementari per i pagamenti con carta di credito (o altri mezzi di pagamento), se non i costi effettivamente sostenuti per offrire tale opzione di pagamento. In caso di  linee telefoniche di assistenza, il costo di chiamata per queste ultime non potrà essere superiore ai normali costi telefonici.

La direttiva definisce inoltre norme in materia di consegna e di passaggio del rischio applicabile ai contratti di vendita di beni , nonché alcune norme applicabili a tutti i tipi di contratti di consumo. Questi includono inter alia norme relative a tasse per l’uso di certi mezzi di pagamento (carte di credito o di debito ),  le spese per chiamare linee telefoniche gestite da commercianti, il divieto di utilizzare le caselle preselezionate sui siti web per la ricarica pagamenti supplementari .

In ipotesi di servizio/fornitura non richiesto, il consumatore è esonerato dall’obbligo di fornire qualsiasi prestazione corrispettiva. In tali casi, l’assenza di una risposta da parte del consumatore in seguito a tale fornitura non richiesta non costituisce consenso.