Il 23 gennaio 2017, il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato il nuovo Regolamento «per l’accesso al mercato dei servizi portuali e la trasparenza finanziaria dei porti»[1]. I principi posti in essere dal nuovo Regolamento dovranno essere applicati, nei porti europei, nel termine di due anni dal completamento della procedura di promulgazione, previsto per il prossimo mese di marzo.

Come facilmente comprensibile dalla sua rubrica, il Regolamento (cfr. art. 1) è volto alla disciplina di alcuni aspetti ritenuti di particolare rilevanza:

  1. la previsione di un insieme obblighi volti a garantire la trasparenza finanziaria dei singoli porti ed incentrati, in particolare, sulla rendicontazione e sull’efficiente utilizzo dei fondi pubblici;
  2. la previsione di un quadro normativo di riferimento per la gestione ed organizzazione, da parte degli enti deputati, di alcuni aspetti dell’attività di fornitura dei servizi portuali.

Quanto al primo aspetto, secondo quanto riportato nella relazione che accompagna la proposta della Commissione Europea, la necessità di intervenire è data dal fatto che, ad oggi, gli investimenti privati nei porti sarebbero fortemente frenati, in primis, dalla mancanza di regole precise e vincolanti in merito alle modalità di assegnazione dei fondi pubblici ai singoli porti.

Inoltre, vi sarebbe una evidente carenza informativa in merito a quali siano – ed a quanto ammontino – gli oneri che le compagnie di trasporto debbono corrispondere per l’utilizzo delle infrastrutture e dei servizi portuali.

Di conseguenza, la proposta di Regolamento, nel testo approvato dal Parlamento Europeo, reca disposizioni volte ad eliminare le problematiche sopra individuate.

Si parla quindi, in primo luogo di «Trasparenza finanziaria»[2] ovverosia della necessaria completa indicazione, nei sistemi di contabilità, dei fondi assegnati dalle autorità pubbliche non solo agli enti di gestione del porto, ma anche ad altri enti che eventualmente svolgano, per conto di questi ultimi, servizi portuali finanziati da emolumenti pubblici. L’obbligo di indicazione dei finanziamenti pubblici[3] erogati implica la necessaria rendicontazione: (i) dell’assegnazione diretta, da parte delle autorità pubbliche, di fondi agli enti di gestione dei singoli porti; (ii) dell’assegnazione indiretta di fondi pubblici ovverosia per il tramite di imprese pubbliche o istituzioni finanziarie pubbliche; (iii) dello scopo per il quale tali sono state effettuate tali assegnazioni.

Lo scopo della previsione di tale onere è, quindi, quello di «tracciare» tutte le erogazioni statali (o comunque pubbliche) a favore degli enti di gestione dei porti e, attraverso la necessaria indicazione dello scopo per cui le stesse sono state assegnate, permettere una attenta verifica sul loro effettivo impiego.

In questo modo, infatti, dovrebbe essere possibile accertare che la o le erogazioni siano state utilizzate per raggiungere lo scopo prefissato nonché: (i) se l’erogazione abbia coperto finanziariamente, in tutto o in parte, le attività destinate alla realizzazione dello scopo; (ii) l’eventuale residuo di fondo pubblico ad esito del raggiungimento dello scopo; (iii) quale impiego l’ente di gestione abbia deciso per l’eventuale residuo.

Ancora, nel caso in cui, l’ente di gestione esercisca in proprio servizi portuali e di dragaggio finanziati da fondi pubblici[4], dovrà tenere, riguardo a questi ultimi, una contabilità separata. Questo in modo tale che, costi e ricavi, siano chiaramente indicati, imputati e giustificati e che risulti, chiaramente, la separazione tra la contabilità relativa ai servizi portuali e di dragaggio rispetto a quella relativa a tutte le diverse e ulteriori attività esercite dall’ente di gestione del porto.

Infine, il nuovo Regolamento prevede che anche solo a semplice «richiesta»[5], l’ente di gestione del porto debba fornire (nel termine massimo di tre mesi), alla autorità pubblica deputata dallo Stato membro, tutte le informazioni appena esposte, nonché ogni altra informazione che l’autorità ritenga necessaria al fine di valutare non solo il rispetto di tutte le previsioni normative del nuovo Regolamento ma anche, ed in particolare, il rispetto della normativa europea in materia di tutela della concorrenza e di libero accesso al mercato. Le informazioni così raccolte, possono essere richieste dalla Commissione UE come base documentale per eventuali determinazioni che l’Ente dovesse adottare anche ed in particolare, l’apertura di una procedura di infrazione a carico dello Stato membro di appartenenza del porto.

Da quanto appena esposto si evince chiaramente che l’intento dell’Unione è di esercitare un controllo ben più forte e sostanziale sui porti rispetto al passato. Nondimeno, con la previsione dell’acquisizione documentale da parte, prima di una autorità nazionale poi della Commissione, si intende «responsabilizzare» lo Stato membro rispetto all’impiego dei fondi pubblici che questo eroga a favore dei singoli porti.

Come anticipato, il Regolamento si occupa, poi, di stabilire un quadro normativo di riferimento per la fornitura di servizi portuali.

A livello generale, la relazione alla proposta legislativa si occupa di specificare che non viene imposto alcun modello di gestione della infrastruttura portuale ma che, al fine di garantire l’alta qualità e l’efficienza dei servizi portuali, debbono essere stabilite delle regole basilari attinenti, in particolare, alla formazione, alla salute ed alla sicurezza dei prestatori d’opera[6].

Nondimeno, ove l’ente di gestione intenda stabilire dei requisiti minimi per i fornitori dei servizi di rimorchio, ormeggio, bunkeraggio e raccolta dei rifiuti navali, o per limitare il numero dei prestatori di tali servizi, dovrà attenersi alle disposizioni di cui al Regolamento.

Quanto alla previsione dei requisiti minimi applicabili dall’ente di gestione del porto, a tenore letterale della nuova normativa, questi possono riferirsi «esclusivamente»[7] : (i) alle qualifiche professionali del prestatore di servizi portuali e del suo personale; (ii) alla capacità finanziaria del prestatore di servizi portuali; (iii) alle attrezzature necessarie per garantire il pertinente servizio portuale in condizioni di sicurezza e (iv) alla disponibilità dei pertinenti servizi portuali per tutti gli utenti, a tutti i punti di attracco e senza interruzioni, giorno e notte, per tutto l'anno.

Rilevante è il fatto che il Regolamento, preveda che, nel caso in cui l’ente di gestione decida di fissare dei requisiti minimi tra di essi debba considerare anche la capacità del prestatore di erogare i propri servizi a favore di tutti gli utenti. In questo modo si tenta di tutelare il libero accesso al mercato “a monte” dei servizi portuali da parte dei soggetti “a valle” ovverosia i potenziali utenti, vettori e terminalisti operanti nel porto.

I requisiti minimi, dettati dal singolo ente debbono presentare delle caratteristiche ben specifiche[8]. Essi devono esssere «trasparenti, obiettivi, non discriminatori, proporzionati e pertinenti alla categoria e natura del servizio portuale interessato».

L’ente di gestione deve, infine, provvedere alla verifica della sussistenza di detti requisiti sino alla scadenza del diritto di prestare il servizio portuale.

Con riferimento alla possibilità, riconosciuta in capo all’ente di gestione, di limitare il numero di prestatori di servizi portuali, il Regolamento individua puntualmente quali ragioni debbono sottostare a tale risoluzione[9]. A titolo esemplificativo, la carenza o la destinazione ad altro scopo di aree o spazi portuali, l'esigenza di garantire la sicurezza o la sostenibilità ambientale delle operazioni portuali o, ancora, caratteristiche dell'infrastruttura portuale o natura del traffico portuale tali da non permettere che più prestatori di servizi portuali operino nel porto.

Qualora l’ente di gestione si risolva per tale limitazione dovrà, necessariamente, adottare una procedura di selezione aperta a tutte le parti interessate, non discriminatoria e trasparente. L'ente dovrà, poi, garantire che tutte le informazioni essenziali necessarie per la preparazione delle domande siano effettivamente accessibili a tutte le parti interessate[10].