È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 27 novembre 2017 la Legge 20 novembre 2017, n. 167, recante disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione Europea (“Legge europea 2017”), con entrata in vigore il 12 dicembre 2017.

Tra le novità di maggiore rilevanza in materia di IVA, si segnalano la previsione di cui all’art. 8, inerente l’introduzione di modifiche sostanziali alla disciplina della restituzione dell’IVA non dovuta, che troverà la propria collocazione nel nuovo art. 30-ter del DPR 633/1972, e la previsione di cui all’art. 7, che introduce nel sistema nazionale il riconoscimento di un diritto ad indennizzo in favore dei soggetti obbligati a prestare la garanzia patrimoniale all’Erario al fine di ottenere l’esecuzione dei rimborsi IVA.

Entrambe le novità normative si collocano a chiusura di procedure di infrazione avviate nei confronti dell’Italia da parte della Commissione europea e rispettivamente il caso EU Pilot 9164/17/TAXU (della sentenza Banca Antoniana Popolare Veneta (C-427/10)) e la procedura 2013/4080.

Quanto alla prima delle novità menzionate, si precisa che il nuovo art. 30-ter del DPR 633/1972, introdotto dall’art. 8 della Legge europea 2017, prevede che la richiesta di restituzione dell’IVA non dovuta sia effettuata, a pena di decadenza, entro due anni (termine in linea con la disciplina generale prevista dall’art. 21, comma 2, D.Lgs. n. 564/92, c.d. “rimborso anomalo”) dalla data di versamento dell’imposta ovvero, se successivo, dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione. La disposizione tratta anche il caso di applicazione dell’IVA non dovuta ad una cessione di beni o ad una prestazione di servizi successivamente accertata in via definitiva dell’Amministrazione finanziaria. In tale ipotesi (art. 30-ter, comma 2), la domanda di rimborso può essere presentata dal cedente o prestatore entro il termine di due anni dall'avvenuta restituzione al cessionario o committente dell'importo pagato a titolo di rivalsa. Resta comunque fermo il principio secondo cui la restituzione dell’IVA non dovuta è espressamente preclusa qualora il versamento dell’imposta sia avvenuto “in un contesto di frode fiscale”. La novella legislativa si aggiunge alle ipotesi di rimedio concesse al contribuente al fine di garantire il regime di neutralità (fatte le dovute considerazioni per coloro che sono assoggettati a regimi di limitazione alla detrazione) dell’imposta nei rapporti fra soggetti IVA, rispetto alla previsione di cui all’art. 60, comma 7, del DPR 633/72. Quest’ultima disposizione fa riferimento infatti alla ipotesi in cui il soggetto che cede un bene o presta un servizio erroneamente non applica l’IVA nei confronti del cessionario o committente e tale violazione viene contestata dall’Amministrazione finanziaria mediante accertamento o rettifica effettuati in capo al cedente o prestatore: in tale ipotesi il cedente o prestatore ha diritto di rivalersi sul cessionario o committente solo dopo il pagamento dell’imposta ed il cessionario o committente sarà ammesso alla detrazione soltanto dopo aver restituito la relativa imposta al cedente o prestatore.

Quanto invece alla disposizione introdotta con l’art. 7 della Legge europea 2017, si rappresenta che la stessa prevede il riconoscimento di un indennizzo pari allo 0,15% dell’importo garantito dai soggetti obbligati a presentare la garanzia patrimoniale all’erario per ottenere l’esecuzione dei rimborsi IVA ai sensi dell’art. 38-bis comma 4 del DPR 633/72.  Nello specifico, è previsto che l’indennizzo dello 0,15% (calcolato sull’importo garantito per ogni anno di validità della garanzia stessa) deve essere corrisposto quando sia stata definitivamente accertata la spettanza del rimborso. La norma trova applicazione con riguardo alle garanzie prestate in relazione alle istanze di rimborso presentate dal 2018 aventi ad oggetto il credito IVA annuale formatosi a partire dal 2017 ovvero il credito IVA trimestrale formatosi a partire dal primo trimestre 2018.