Lo scorso 16 febbraio, con tre diverse sentenze (C-90/15, C-94/15 e C-95/15) la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CdG) ha confermato in toto le sanzioni, pari a complessivi 36 milioni di euro, irrogate nel 2008 dalla Commissione Europea (Commissione) alle società Hansen & Rosenthal KG, Tudapetrol Mineralölerzeugnisse Nils Hansen KG e H&R ChemPharm GmbH (H&R) in ragione della loro partecipazione a un cartello nel settore delle cere per candele.

Di particolare interesse risulta la conferma da parte della CdG della legittimità dell’approccio adottato dalla Commissione nella commisurazione della sanzione irrogata a H&R. La Commissione, infatti, aveva determinato l’ammontare iniziale dell’ammenda prendendo in considerazione i fatturati di società su cui H&R aveva acquisito il controllo solo nel periodo finale del cartello oggetto di indagine: tali fatturati erano quindi stati ascritti all’intero periodo della presunta partecipazione all’infrazione di H&R (tramite la moltiplicazione dell’ammontare iniziale dell’ammenda per il numero di anni di partecipazione al cartello).

Secondo quanto fatto valere dalla ricorrente, un simile approccio contrastava con quanto statuito dal Tribunale dell’Unione Europea (Tribunale) nella sentenza pronunciata con riferimento alla partecipazione di Esso al medesimo cartello (T-540/08), in cui il Tribunale aveva ritenuto che tale metodo di calcolo avesse condotto a un aumento artificiale del fatturato alla base della fissazione dell’ammenda, traducendosi in una violazione del principio di proporzionalità.

Nel caso in questione, la CdG ha tuttavia fatto valere quella che a suo modo di vedere è una differenza fondamentale tra la posizione di Esso e quella di H&R: nel caso di Esso, infatti, l’effetto moltiplicatorio si era riverberato su un periodo di sette anni (ossia, la media degli ultimi tre anni di partecipazione all’illecito, in base alla quale la Commissione aveva calcolato l’ammontare iniziale dell’ammenda, era stata interamente calcolata sulla base di fatturati post-acquisizione ed era poi stata moltiplicata per sette anni in ragione della durata); nel caso di H&R, invece, solo l’ultimo dei tre anni cui sui era stato calcolato l’ammontare iniziale dell’ammenda era stato post-acquisizione (conseguentemente, l’impatto dell’incremento di fatturato derivante dall’acquisizione era stato “diluito”), e in ogni caso l’effetto moltiplicatorio era stato minore, in quanto la durata della partecipazione di H&R all’illecito era stata inferiore a quella di Esso.

La CdG ha dunque sostanzialmente avallato il ragionamento del Tribunale nel caso riguardante Esso ma ne ha ridotto la portata ai soli casi di macroscopica alterazione del principio di proporzionalità – ancora una volta confermando quanto sia ampia la discrezionalità della Commissione nell’irrogazione di sanzioni antitrust, nel rispetto del limite massimo del 10% del fatturato consolidato globale.