Nelle sue conclusioni rese il 18 gennaio scorso nel contesto di una procedura d'appello avanti alla Corte di Giustizia (CdG), l'Avvocato Generale (AG) Wathelet ha ritenuto che la Commissione europea (Commissione) ha legittimamente imposto all'Italia di recuperare integralmente gli aiuti di Stato concessi ai produttori di latte che nel 2011 hanno ottenuto la proroga del pagamento delle c.d. multe latte nei confronti della Repubblica Italiana.

In particolare, il 16 luglio 2003, il Consiglio dell'Unione Europea (Consiglio) autorizzava l'Italia a sostituirsi ai produttori di latte nel pagamento degli importi da questi dovuti all'Unione Europea (UE) a titolo del prelievo supplementare sul latte e sui prodotti lattiero-caseari di cui risultavano debitori per il periodo dal 1995/1996 al 2001/2002 (multe latte). Il Consiglio subordinava l'autorizzazione ad una serie di condizioni, tra cui la pretesa che i produttori di latte rimborsassero interamente il loro debito mediante rate annuali di uguale importo, senza interessi, e in un periodo non superiore a quattordici anni, a decorrere dal 1 gennaio 2004 (sistema di rateizzazione dei pagamenti). Tuttavia, al fine di fare fronte alla grave crisi del settore lattiero-caseario, l'Italia, unilateralmente, differiva al 30 giugno 2011 i termini per il pagamento degli importi con scadenza 31 dicembre 2010 (proroga del pagamento). Le autorità italiane hanno informato la Commissione che l'equivalente sovvenzione di tale misura era stato imputato all'aiuto de minimis (regolamento n. 1535/2007). Hanno indicato che hanno usufruito di tale misura 1.291 produttori di latte su 11.271 beneficiari del sistema di rateizzazione (vale a dire una proporzione pari all'11,45%). Inoltre, l'aiuto individuale ottenuto a tale titolo era compreso in una forcella da € 0,08 a € 694,19. Infine, esso è rimasto inferiore a € 100 per 1.187 dei 1.291 produttori, e inferiore a € 12 per 559 di essi. Nel 2012, la Commissione esprimeva seri dubbi in ordine alla qualificazione della proroga del pagamento nonché in ordine alla compatibilità di tale misura con la disciplina in materia di aiuti di Stato. Con decisione 2013/665/UE (Decisione), la Commissione considerava sia la proroga, sia il relativo sistema di rateizzazione dei pagamenti un aiuto di stato nuovo, illegale e incompatibile con il mercato interno. Nel 2013, l'Italia proponeva un ricorso al Tribunale dell'UE (Tribunale) diretto all'annullamento di detta Decisione. Con sentenza del 2015, il Tribunale accoglieva il ricorso dell'Italia e riteneva che la Commissione avrebbe potuto considerare la proroga ed il sistema di rateizzazione dei pagamenti un aiuto nuovo solo se avesse dimostrato che la modifica incideva sull'aiuto in modo sostanziale o non ne era separabile. Il 10 novembre scorso, la Commissione ha impugnato la sentenza del Tribunale di fronte alla CdG e nello stesso giorno si è aperta la fase di discussione orale del procedimento.

Ora, secondo l'AG Wathelet ed in applicazione della giurisprudenza costante della CdG, il sistema di rateizzazione così modificato diventerebbe "…ipso facto un aiuto nuovo, poiché non rientra più nella definizione di aiuto esistente…". L'AG concorda con la Commissione nel ritenere che una autorizzazione del Consiglio "...deve essere oggetto di una interpretazione restrittiva e non può essere interpretata nel senso che copre aiuti che non corrispondo esattamente a quanto è stato autorizzato dal Consiglio…". Trattandosi di un aiuto autorizzato dal Consiglio, la Commissione deve verificarne il contenuto per assicurarsi che tale aiuto corrisponda effettivamente a quello autorizzato.

Secondo l'AG, tali conclusioni sono in linea con il buon funzionamento, la chiarezza, la trasparenza e l'efficacia del sistema di controllo degli aiuti di stato così come previsti dal Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea (TFUE) affermando che ciò che conta è che "…gli aiuti esistenti siano solo quelli effettivamente autorizzati e non quelli che sono stati modificati…".

L'AG invita dunque la CdG ad accogliere l'appello presentato dalla Commissione e dunque a confermare la richiesta di recupero integrale degli aiuti formulata dalla stessa rigettando definitivamente le argomentazioni italiane.