A prova del fatto che i pirati abbiano trasferito il loro campo d’azione a terra, è stato il rapimento il 12 gennaio scorso di due ingegneri kenioti, mentre lavoravano ad un progetto in Mogadiscio.

I pirati, come annunciato dal segretario generale del sindacato dei marittimi del Kenia, appartengono ad un gruppo controllato dal capo dei pirati Mohammed Gafanje. Hanno richiesto un riscatto di 1 milione di dollari alle famiglie degli ostaggi, che sarebbero trattenuti ad Haradheere.

I pirati fanno parte del clan Habargidir-Hawiye, implicato nel rapimento del giornalista statunitense Michael Scott Moore nel gennaio 2012 e della turista inglese Judith Tebbutt nel settembre 2011.

Il capo dei pirati Mohamed Abdi Hassan, altrimenti detto Afweyne, è un noto membro del clan basato nella regione del Galguduud. Assieme al presunto complice Mohamed Adan Tiiceey, Afweyne è stato accusato nel 2009 in Belgio del sequestro della draga POMPEII.

Inoltre, i pirati stanno trattenendo una dozzina di ostaggi catturati a terra, la maggior parte da quando le navi militari e le guardie armate a bordo hanno reso gli attacchi in mare sempre più difficili dalla metà del 2012. I lavoratori ed i turisti che vengono rapiti nell’entroterra vengono poi trasferiti sulla costa per le negoziazioni del riscatto.

I pirati hanno anche una grande abilità di adattamento; alcuni avrebbero infatti offerto di collaborare nei servizi contro la pirateria e come negoziatori.