Laddove un attore definisca totalmente un procedimento legale inglese concludendo un accordo transattivo, potrebbe essergli permesso di rifiutare tale accordo iniziando un’azione legale altrove in Europa invocando il regolamento di Bruxelles 2001? Questa, essenzialmente, la domanda posta dinanzi la Supreme Court nel caso “ALEXANDROS T”.

Il caso ha origine dalla tragica perdita, a 300 miglia a largo di Port Elizabeth, della petroliera “Alexandros T” e tre quarti del suo equipaggio, nel maggio 2006. Gli armatori, Starlight Shipping, hanno depositato un reclamo contro i loro assicuratori a Londra, i quali hanno rigettato la responsabilità. Starlight ha dunque iniziato un’azione legale dinanzi la Corte Inglese nel 2006.

L’azione venne amaramente contestata, ma alla fine venne sospesa a seguito della conclusione di accordi ai sensi dei quali tutti i reclami (any and all claims) ai sensi delle polizze assicurative erano pienamente e totalmente definiti. Gli accordi erano regolati dalla legge inglese ed erano soggetti all’esclusiva giurisdizione della High Court Inglese.

Successivamente, nel 2011, Starlight ha iniziato un’azione contro gli assicuratori in Grecia, richiedendo qualcosa come US$150m in perdite, mossa che ha scioccato il mercato assicurativo globale, dal momento che era chiaro che Starlight sarebbe stata costretta a disfare gli accordi transattivi. Nell’azione in Grecia, Starlight fece affidamento sulle accuse di disonestà da parte degli assicuratori, sostenendo che avessero costruito prove e corrotto i testimoni, e risultò particolarmente danneggiata per quello che riteneva essere il volontario mancato puntuale pagamento ai sensi delle polizze. Parte dei reclami in Grecia erano basati su questa presunta mancanza (la quale, significativamente, non è azionabile ai sensi del diritto inglese).

Gli assicuratori risposero riportando in vita la procedura giudiziale inglese ed iniziando una nuova azione, cercando di far sì che Starlight ottemperasse agli accordi transattivi. La Corte inglese emise sentenza a loro favorevole.

Starlight contrattaccò. Dinanzi alla Corte d’Appello, fece riferimento all’articolo 27 del Regolamento di Bruxelles 2001 il quale prevede che solo la prima Corte adita abbia giurisdizione. Argomentò che il procedimento Inglese trattasse della stessa causa tra le stesse parti (“the same cause of action and between the same parties”) del procedimento in Grecia e, dal momento che la corte greca risultava la prima adita, la corte inglese era obbligata a sospendere il procedimento. La sentenza d’appello venne emessa a favore di Starlight.

Le implicazioni furono enormi. Se agli assicuratori fosse stato negato il ricorso alla Corte Inglese, la loro unica opzione sarebbe stata quella di richiedere alla Corte greca di applicare gli accordi transattivi basati sulla legge inglese, di pronunciarsi sui reclami degli assicuratori per gli inadempimenti di Starlight del sollevamento da “any and all claims” e della clausola relativa alla giurisdizione nell’accordo transattivo, e reclamare un indennizzo contro Starlight.

Gli assicuratori fecero appello alla Supreme Court. Starlight sostenne un nuovo argomento, vale a dire che il procedimento greco e quello inglese costituissero cause connesse ai sensi dell’articolo 28 del Regolamento. Se avessero avuto ragione, la Corte non inizialmente adita avrebbe potuto sospendere l’azione.

La Supreme Court capovolse il giudizio della Corte d’Appello. Decise che i reclami degli assicuratori per: (i) danni per inadempimento dell’accordo relativo alla giurisdizione; (ii) danni per inadempimento per l’aver superato gli accordi transattivi, e (iii) una indennità contro le conseguenze di Starlight per aver iniziato una procedura estera non avendo essa stessa causa o oggetto, non costituissero “the same cause of action”, come i reclami portati dinanzi le Corti greche. Come risultato, la Corte inglese non era obbligata a sospendere nessuno dei reclami ai sensi del’articolo 27.

Tuttavia, se gli assicuratori non avessero abbandonato il loro reclamo separato sulla base di una dichiarazione per cui essi non sarebbero stati responsabili nel procedimento in Grecia, la Supreme Court avrebbe dovuto essere obbligata ad ordinare una sospensione obbligatoria di quel reclamo ai sensi dell’Articolo 27, dal momento che costituiva una immagine riflessa della stessa causa d’azione dei reclami in Grecia.

Il reclamo degli assicuratori sulla base di una dichiarazione che i reclami dinanzi alla Corte greca fossero relativi al sollevamento dall’impegno preso (e fossero stati pertanto conclusi) fu allo stesso modo problematico. A maggioranza, la Corte Suprema non accolse la sospensione, ma dal momento che due giudici erano in disaccordo, la questione venne riferita alla Corte Europea, come anche venne riferita l’argomentazione degli assicuratori relativa al fatto che Starlight fosse in ritardo per invocare l’Articolo 27 dinanzi alla Corte d’Appello, dal momento che non lo fecero in prima istanza.

Le argomentazioni di Starlight basate sull’Articolo 28 vennero rigettate: parti della procedura del 2006 sono state sospese ed altre no, ma in entrambi i casi la Corte Inglese era stata la prima adita, pertanto l’Articolo 28 non trovò applicazione. Anche se la Corte inglese non fosse stata la prima adita, la Supreme Court non era pronta ad esercitare la sua discrezione per imporre una sospensione in circostanze in cui le parti avessero espressamente concordato di riferire controversie scaturenti dagli accordi all’esclusiva giurisdizione della Corte inglese.

Commento

Nonostante, in apparenza, questa sentenza possa essere costruita come una decisione di principio, la Supreme Court giustificò le sue decisioni facendo riferimento ad argomenti altamente tecnici ai sensi del diritto europeo. Nel fare ciò, camminava su un filo, disegnando una sottile distinzione tra i danni ed i reclami per un indennizzo (che ricadevano al di fuori dell’Articolo 27) e le apparentemente identiche pretese per dichiarazioni (che ricadevano ai sensi dell’Articolo 27, o almeno richiedevano una determinazione dalla corte Europea).

Soprattutto, questo caso può essere visto come una vittoria del buonsenso: ciò che era in gioco era nientemeno che l’autorità delle Corti inglesi di controllare accordi transattivi espressamente soggetti alla legge ed alla esclusiva giurisdizione inglesi. Se le argomentazioni di Starlight fossero state accolte, gli assicuratori sarebbero stati costretti a chiedere alla Corte del luogo di residenza di Starlight di far rispettare tali accordi, cui Starlight stessa aveva inadempiuto, cominciando l’azione in Grecia.

La sentenza inoltre rinforza l’ampio principio che accordi transattivi devono porre termine ai procedimenti legali, pienamente negli interessi della certezza legale e degli affari e dunque principio ben accolto dall’intera comunità commerciale in genere.