Il tribunale di Milano, con sentenza n. 2790 del 9 marzo 2017, ha accolto le domande formulate dalla Stella McCartney Ltd nei confronti di un’azienda italiana (la Imax S.r.l.), la quale, a detta del giudice di merito, si è resa responsabile della contraffazione delle registrazioni per disegno e modello comunitario, dei marchi dell’Unione Europea “Stella McCartney”, nonché della commissione di atti di concorrenza sleale, ai sensi dell’art. 2598, comma 2 e 3, cod.civ.

In particolare, la Stella McCartney Ltd citava in giudizio la Imax S.r.l., in quanto quest’ultima aveva riprodotto e poi messo in commercio una borsa costituente l’esatta riproduzione del modello “Falabella” realizzato e venduto da parte attrice, oramai famoso in tutto il mondo.

Costituitasi in giudizio, parte convenuta sosteneva, al contrario, che la propria borsa non presentava alcun segno distintivo che potesse richiamare la borsa della controparte essendo diverse forma, materiali e accessori. La borsa Imax è infatti dotata di una catenella che funge da tracolla, assente nella borsa firmata Stella McCartney e il materiale utilizzato è la pelle, mentre le borse dell'attrice sono caratterizzate dall'uso di materiale ecosostenibile.

Così sostenendo, la Imax S.r.l concludeva ritenendo non fondate le domande formulate da parte attrice in quanto alcun rischio di confusione circa la provenienza dalla stessa azienda era ravvisabile, stante la diversità di materiali e forme, nonchè la differenza di prezzo (50/60 Euro contro i circa 1.000 Euro della borsa McCartney).

Il Tribunale di Milano, tuttavia ha ritenuto che, nel caso di specie, “dall’esame dei due modelli messi a confronto, risulta evidente che la borsa commercializzata dalla Imax costituisce l’esatta riproduzione del modello “Falabella” in ogni sua caratteristica peculiare, sia nella forma trapezoidale, sia nel particolare della catena dalla forma sfaccettata che segue tutto il bordo della borsa che è fissata alla stessa da una cucitura a vista”. Prosegue poi il giudice affermando che la “circostanza che il materiale utilizzato dalla convenuta sia di natura diversa da quello utilizzato dalla società attrice, che per scelta etica non realizza i suoi prodotti in pelle ma si avvale esclusivamente di materiale ecosostenibile, non vale ad escludere la contraffazione”. Al contrario una tale circostanza si è resa idonea ad arrecare ulteriore discredito alla società attrice dal momento che “attraverso la vendita delle borse di pelle di produzione cinese, risulta tradito, agli occhi dei consumatori, il messaggio ambientalista di cui il brand si è fatto portatore, escludendo dalla propria produzione qualsiasi materiale di origine animale e investendo nella ricerca di materiali alternativi ecosostenibili. L’operazione realizzata dalla società convenuta è tale da compromettere l’immagine di impresa <<ecofriendly>> e rispettosa degli animali che riflette i principi etici cui l’azienda si ispira e di cui si fa vanto”.

Ebbene, sulla scorta di tali motivazioni, il Tribunale di Milano ha deciso di accogliere le domande formulate dall’attrice e, conseguentemente, condannare, inter alia, l’Imax S.r.l. al pagamento della somma pari ad Euro 110.000, 00, a titolo di risarcimento danni, di cui Euro 30.00,00 previsti per la sola violazione del diritto all’immagine di Stella McCartney Ltd.