Con la pronuncia dello scorso 26 gennaio sul ricorso presentato dalla società Aloys F. Dornbracht GmbH (Alois), la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CdG) precisa funzione e scopo del limite del 10% del fatturato totale delle imprese nel processo di determinazione delle ammende per le infrazioni della normativa antitrust comunitaria.

Brevemente sul caso: l’infrazione di durata pluriennale (1992-2004) ha coinvolto ben 17 imprese tra Belgio, Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi e Austria e riguarda il settore delle ceramiche sanitarie e della rubinetteria. È stata oggetto di accertamento da parte della Commissione con decisione adottata nel 2010, che ha previsto l’irrogazione di una sanzione alla ricorrente di euro 12.517.671.

Il ricorso nei confronti della decisione del Tribunale dell’Unione Europea, cha ha confermato la decisione della Commissione, si basa sulla presunta violazione dall’articolo 23, paragrafi 2 e 3, del Regolamento CE 1/2003 (il Regolamento) in relazione all’applicazione del limite massimo del 10% del fatturato delle imprese e dei criteri della gravità e durata dell’infrazione nella determinazione dell’importo della sanzione.

Secondo Alois, interpretare tale limite come limite massimo unicamente applicabile all’importo finale di un’ammenda porterebbe a trascurare la gravità e la durata delle infrazioni come parametri rilevanti nella determinazione della sanzione. Infatti, la quasi totalità dei casi si risolverebbe nell’imposizione di un’ammenda pari al 10% del fatturato totale dell’impresa interessata e quei fattori non verrebbero mai riflessi dall’importo finale dell’ammenda inflitta.

Sul punto la CdG chiarisce che la funzione del limite massimo del 10% è quella di evitare che siano inflitte ammende che le imprese, date la loro dimensione stimata attraverso il loro fatturato, non siano in grado prevedibilmente di saldare. In altri termini, un limite uniformemente applicabile modellato sulle dimensioni del fatturato di ciascuna impresa diretto ad evitare una sovraesposizione sanzionatoria. Precisa al riguardo la CdG che tale limite ha funzione e scopi autonomi e distinti rispetto ai criteri di gravità e durata dell’infrazione. Questi ultimi fattori rivestono un ruolo rilevante nel calcolo della sanzione, e ben possono condurre ad un importo superiore al limite del 10% del fatturato, che tuttavia non dovrà essere superato dalla sanzione finale comminata.

Alla luce di tali considerazioni, la scomparsa, in quanto non riflessi nella sanzione finale, dei criteri della gravità e durata dell’infrazione previsti dal paragrafo 3 dell’articolo 23 del Regolamento, deve essere considerata una mera conseguenza dell’adeguamento dell’importo finale a tale limite massimo.