In data 21 settembre 2018 la Inner House della Court of Session scozzese (corte d’appello scozzese)[1] ha presentato una domanda di pronuncia pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea in merito alla possibilità per il Regno Unito di revocare unilateralmente la notifica dell’intenzione di recedere dall’Unione, presentata il 29 marzo 2017 in attuazione dell’articolo 50 del Trattato sull’Unione Europea (TUE)[2], così da continuare a farne parte. Tenendo conto dello stato delle trattative tra il Regno Unito e l’Unione e la possibilità di un no deal scenario, ossia che non si giunga ad un recesso consensuale, la Court of Session ha ritenuto necessario ricevere chiarimenti da parte della Corte di Giustizia[3].

Il 19 dicembre 2017, alcuni membri del Parlamento scozzese, del Parlamento britannico e del Parlamento Europeo avevano presentato una petizione alla Court of Session chiedendo se, quando e come la notifica dell’intenzione di recedere potesse essere revocata unilateralmente prima del decorso del termine previsto di due anni, di modo che il Regno Unito potesse restare nell’Unione. Secondo i firmatari, una risposta alla petizione era necessaria al fine di consentire loro di adempiere le loro funzioni parlamentari, ed avrebbe dovuto essere fornita dalla Corte di Giustizia.

In primo grado, la Outer House della Court of Session aveva rifiutato di devolvere la questione alla Corte di Giustizia[4], sostenendo che questa mancasse di concretezza e avesse natura meramente ipotetica, poiché il Governo del Regno Unito non avrebbe al momento alcuna intenzione di revocare la notifica[5]. Inoltre, aveva osservato che la richiesta dei firmatari di avere un sostegno giuridico in merito alla possibilità per il Parlamento britannico di considerare come opzione che il Regno Unito rimanesse nell’Unione avrebbe violato la sovranità del Parlamento, in quanto era solo suo compito determinare le opzioni del processo politico di uscita dall’Unione[6]. Secondo la Outer House, la risposta alla petizione dei firmatari non sarebbe stata necessaria per l’esercizio delle loro funzioni parlamentari[7]. Infine, la Corte scozzese aveva ritenuto che non vi fossero i requisiti per rimettere la questione alla Corte di Giustizia in quanto i fatti su cui quest’ultima si dovrebbe esprimere non possono essere accertati[8].

La UK Supreme Court (Corte Suprema del Regno Unito), nella sentenza relativa alla causa R (Miller and Santos) v Secretary of State for Exiting the European Union del 2017[9], aveva statuito che la notifica ex articolo 50 del TUE non poteva essere redatta in termini condizionali e che, una volta inviata, non poteva essere revocata[10]. Tuttavia, aveva al tempo stesso specificato che ciò costituiva un presupposto di matrice politica proveniente dal Secretary of State for Exiting the European Union, presupposto su cui essa non si era espressa in quanto ininfluente su quel procedimento[11].

In appello, i firmatari della petizione hanno ribadito l’importanza della questione sottolineando che il Parlamento britannico debba essere messo al corrente della possibilità di perseguire una strada che possa portare alla permanenza del Regno Unito nell’Unione, anche in contrasto con la linea politica del Governo[12]. Secondo il Secretary of State for Exiting the European Union, invece, la questione non soltanto è ipotetica, ma una domanda pregiudiziale alla Corte di Giustizia costituirebbe un tentativo di minare la sovranità del Parlamento, influenzandone il dibattito e il voto.

La Inner House ha osservato che, ai sensi dell’European Union (Withdrawal) Act, l’accordo di recesso può essere ratificato solo a seguito dell’approvazione della Camera dei Comuni e ad esito di una discussione nella Camera dei Lord. In caso di mancata approvazione, il Governo britannico dovrebbe dichiarare come intende procedere con le negoziazioni[13]. Tale legge, che abroga, a decorrere dalla data della Brexit, lo European Communities Act del 1972, la legge con la quale il Regno Unito era entrato a far parte dell’attuale Unione Europea, ha ricevuto il Royal Assent il 26 giugno 2018, ossia dopo la sentenza della Outer House[14].

Richiamandosi alla sentenza della UK Supreme Court nella causa R (Miller and Santos) v Secretary of State for Exiting the European Union sopra menzionala, la Inner House ha inoltre rilevato che la decisione finale sull’accordo di uscita del Regno Unito dall’Unione e le disposizioni che sostituiranno la legge esistente sono di competenza del Parlamento e non del Governo. Nonostante il Governo britannico abbia affermato che la notifica ex articolo 50 TUE non potrebbe essere revocata, la sua posizione avrebbe natura politica e non sarebbe giuridicamente vincolante[15].

La Inner House ha altresì statuito che “… [i]t seems neither academic nor premature to ask whether it is legally competent to revoke the notification and thus to remain in the EU… The answer will have the effect of clarifying the options open to MPs in the lead up to what is now an inevitable vote…”[16]. Pertanto, secondo la Inner House, “… [t]he situation is not hypothetical or academic. Notification of withdrawal has been made. It may, in the absence of supervening events and perhaps in any event, take effect in about six months time. The court has been asked the question of “whether, when and how the notification … can unilaterally be revoked” in advance of the expiry of the two year period. This can only be answered definitively by the CJEU. An answer would require to be provided before this court could grant the appropriate declarat[ion]. In these circumstances, reference to the CJEU for a preliminary ruling under Article 267 of the TFEU is “necessary”…”[17].

Oltretutto, la corte scozzese ha sottolineato che sono già pendenti dinanzi alla Corte di Giustizia altre domande pregiudiziali volte a chiarire le conseguenze della notifica del Regno Unito ex articolo 50 TUE. Ad esempio, nella sentenza relativa alla Causa RO [18], la Corte di Giustizia ha statuito che la notifica da parte del Regno Unito del recesso dall’Unione non consente di rifiutare l’esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dallo Stato uscente[19]. A tal proposito, sono rilevanti le Conclusioni dell’Avvocato Generale Szpunar relative alla medesima causa[20], in cui è stato osservato che la competenza della Corte ai sensi dell’articolo 267 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) riguarda l’interpretazione dei Trattati e la validità e l’interpretazione degli atti delle istituzioni e, di conseguenza, le questioni relative all’articolo 50 TUE, purché unite a spiegazioni chiare e alla descrizione delle questioni di diritto con le quali il giudice del rinvio è confrontato, sono sufficienti a rendere la domanda di pronuncia pregiudiziale ricevibile[21].

Alla luce di ciò, la Inner House ha deferito la questione alla Corte di Giustizia, domandando “… Where, in accordance with Article 50 of the TEU, a Member State has notified the European Council of its intention to withdraw from the European Union, does EU law permit that notice to be revoked unilaterally by the notifying Member State; and, if so, subject to what conditions and with what effect relative to the Member State remaining within the EU…”. In vista dell’urgenza della materia, è stato altresì chiesto alla Corte di Giustizia di decidere secondo il procedimento accelerato previsto dall’articolo 105, paragrafo 1, del Regolamento di procedura della Corte di Giustizia[22].

Nonostante la posizione espressa dall’Avvocato Generale Szpunar nelle Conclusioni sopra citate, non è chiaro se la Corte di Giustizia deciderà effettivamente di esprimersi, data la rilevanza politica della questione e l’impatto che potrebbe avere sulle negoziazioni in corso tra Regno Unito ed Unione. D’altronde, la giurisprudenza della Corte in materia di ricevibilità delle questioni pregiudiziali è tradizionalmente liberale e tendente a riconoscere un ampio potere discrezionale del giudice nazionale che ritiene necessario il rinvio, e solo in casi di ipoteticità manifesta la Corte si astiene dal pronunciarsi[23]. Il rinvio pregiudiziale della Inner House della Court of Session scozzese sta verosimilmente ad indicare come le posizioni politiche tra Regno Unito e Scozia nella Brexit rimangano profondamente divergenti, con possibilità di sviluppi inattesi nella controversa fase finale del negoziato di uscita.