Con sentenza n. 28557 dell’8 luglio 2016 la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sui principi di attribuzione della responsabilità amministrativa a carico dell’Ente ex D.Lgs. 231/2001, in particolare in merito alla mancata adozione delle precauzioni necessarie per prevenire i reati di omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commessi in violazione delle norme poste a tutela della salute e sicurezza sul lavoro (art.25 septies D.Lgs. 231/2001).

L’ipotesi riguarda un episodio di infortunio sul lavoro che ha cagionato lesioni personali gravi al lavoratore, resosi possibile in mancanza, da parte del datore di lavoro, dell’adeguata manutenzione delle attrezzature di lavoro e dell’adozione delle cautele necessarie alla sicurezza e salvaguardia dell’incolumità dei lavoratori (nel merito, il macchinario utilizzato dal lavoratore risultava sprovvisto di ogni sistema obbligatorio di sicurezza).

I giudici di merito hanno dichiarato colpevole di lesioni colpose aggravate, ai sensi degli articoli 590 c.p., 583 c.p., comma 1, n. 1, e 113 c.p., il datore di lavoro, per conclamata negligenza ed omissione delle opportune cautele.

La Corte di Appello ha poi riconosciuto la responsabilità dell’Ente ex art. 25 septies del Decreto in quanto al tempo dell’episodio questo risultava essere privo di un modello di organizzazione e gestione idoneo a prevenire ipotesi di reato della specie di quello verificatosi.

La difesa dell’Ente ha in tale contesto evidenziato l’errore dei giudici di merito che non avrebbero tenuto conto del fatto che il Modello di organizzazione ex D. Lgs 231/2001 sarebbe stato depositato presso l’azienda prima dell’incidente occorso al lavoratore, ciò bastando, secondo l’interpretazione della difesa, ad esimere l’Ente da responsabilità ai sensi del D. Lgs. 231/2001.

Nel rigettare le argomentazioni della difesa, la Suprema Corte ha ribadito i profili di responsabilità del datore di lavoro e l’importanza del fatto che i Modelli di Organizzazione e Gestione redatti prevedano protocolli comportamentali e sistemi di sicurezza e prevenzione adeguati a salvaguardare la sicurezza e la salute dei lavoratori. La Cassazione ha chiarito che l’adozione da parte dell’azienda del Modello non è di per sé sufficiente per esimere l’Ente da ogni responsabilità amministrativa per il fatto.

Per andare esente da responsabilità amministrativa, è onere dell’Ente provare l’idoneità del Modello a prevenire efficacemente le fattispecie di reato contemplate.

Incombe sull’Ente “l’onere di dimostrare l’idoneità di tali modelli di organizzazione e gestione a prevenire reati della specie di quello verificatosi” posto che tale onere non può ritenersi assolto “attraverso la sola circostanza dell’esistenza di tale modello, non avendo la parte chiarito se esso contemplasse l’adozione delle misure di sicurezza mancanti”.

La Corte ha poi ricordato che per l’imputazione del reato commesso dalla persona fisica in capo all’Ente occorre che il fatto sia stato realizzato nell’interesse o a vantaggio dell’Ente medesimo.

Sotto tale aspetto la Corte ha richiamato quanto già espresso nella Sentenza della Cassazione Penale n. 38343/2014 (caso Thyssen-Krupp), ricordando come i requisiti dell’interesse e del vantaggio siano “alternativi e concorrenti tra di loro, esprimendo il criterio dell’interesse una valutazione del reato di tipo teleologico, apprezzabile ex ante, al momento cioè del fatto secondo un giudizio soggettivo e avendo, invece, quello del vantaggio una connotazione eminentemente oggettiva, valutabile ex post sulla base degli effetti derivanti dalla realizzazione dell’illecito”.

Con riferimento ai reati colposi previsti dall’articolo 25 septies del D. Lgs 231/2001 tali requisiti devono intendersi riferiti alla condotta e non all’evento in sé. Nell’ipotesi specifica, l’omissione da parte del datore di lavoro delle cautele idonee a prevenire l’incidente occorso è stata ritenuta dalla Suprema Corte strettamente correlata e connessa all’opportunità di procurare un vantaggio economico all’Ente, nel quadro del risparmio dei costi necessari alla manutenzione delle attrezzature.

Tale Sentenza pone ancora una volta l’accento sulla necessità che i Modelli di Organizzazione siano redatti con particolare riguardo alle effettive attività ed esigenze societarie ed ai settori dell’Ente potenzialmente più esposti a rischio di reato, con obbligo di elaborazione di sistemi di prevenzione che contemplino l’adozione delle misure di sicurezza necessarie ed efficaci nel tempo, oltreché di sistemi di controllo adeguati e coerenti che consentano di verificare costantemente l’effettiva osservanza ed il rispetto delle prescrizioni in esso contenute.

Solo così il Modello potrà risultare adeguato alla realtà societaria di riferimento ed esplicare al meglio la sua portata esimente

Avv. Fabrizio Cugia di Sant’Orsola Avv. Tiziana Bastianelli