E’ in vigore dal 1 gennaio 2014 il documento anti-riciclaggio emanato dalla Banca d’Italia l’11 aprile 2013 in ottemperanza all’art. 7, comma II, del D. Lgs 231/2007 (Decreto antiriciclaggio) e rubricato “Provvedimento recante disposizioni attuative in materia di adeguata verifica della clientela”. Strumento indispensabile per gli intermediari finanziari, offre importanti indicazioni anche per dottori commercialisti ed esperti contabili.  

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Il D. Lgs. 231/2007 sancisce delle norme specifiche in tema di identificazione e verifica dati della nuova clientela, come di controllo e verifica dati della clientela già acquisita, con lo scopo di poter valutare la sussistenza dell’eventuale rischio di riciclaggio e quindi l’opportunità di procedere o meno all’apertura dei rapporti richiesti oppure di mantenere o chiudere i rapporti in essere. Le disposizioni contenute nel documento della Banca d’Italia si applicano dal 1 gennaio 2014 sia ai rapporti continuativi in essere a tale data, anche se costituiti prima dell’entrata in vigore del D. lgs, 231/2007, che alle operazione poste in essere da tale data in poi. La tempistica specificata dal provvedimento vuole la verifica effettuata nel momento stesso dell’instaurazione del rapporto. Tuttavia sono previste due eccezioni:

  • è possibile eseguire le operazioni di verifica in un momento successivo se si adottano le misure idonee ad impedire che vengano effettuate operazioni nelle more della verifica;
  • è possibile differire la verifica, non oltre il tempo minimo indispensabile e comunque non oltre trenta giorni dall’instaurazione del rapporto con il cliente, quando ciò si renda necessario per non ostacolare il normale svolgimento dell’operazione e soltanto a fronte di un rischio di riciclaggio/finanziamento del terrorismo molto basso.  

In cosa consiste l’adeguata verifica richiesta dal D. Lgs. Antiriciclaggio e resa ancor più esplicita dalla circolare della Banca d’Italia? Sicuramente si estrinseca in un procedimento a fasi che non può prescindere, preliminarmente, dall’identificazione del cliente e di colui per il quale lo stesso, eventualmente, opera. In secondo luogo sarà indispensabile verificare l’identità di tali soggetti ed acquisire le informazioni su scopo e natura dei rapporti e delle operazioni richieste. Imprescindibile, poi, il monitoraggio costante del rapporto continuativo.  

E’ inoltre il caso di segnalare, che l’obbligo di adeguata verifica, pur ponendosi come vincolo organizzativo a carico delle aziende, si pone come adempimento del singolo lavoratore, sanzionabile penalmente. Ciò non vuol dire che il singolo lavoratore, dipendente dell’intermediario, dovrà farsi carico di particolari indagini ed investigazioni, ma soltanto che dovrà provvedere con accuratezza all’adeguato processo di verifica per poter eventualmente individuare il profilo di rischio del cliente ed il margine di rischio connaturato all’operazione e/o al rapporto richiesto.  

Particolare attenzione, secondo il documento, deve riguardare le operazioni che prevedono l’utilizzo di denaro contante ed i rapporti gestiti esclusivamente tramite collaboratori esterni.  

Il documento redatto dalla Banca d’Italia elenca espressamente gli elementi da considerare con riferimento al cliente, nell’ottica della valutazione del rischio ex art. 20 D. Lgs. 231/2007, che sono, segnatamente:

  • la sussistenza di eventuali procedimenti per responsabilità amministrativa ex D. Lgs. 231/2001;
  • la sussistenza di eventuali procedimenti penali o procedimenti per danno erariale, per irrogazione di sanzioni amministrative a seguito di violazione delle disposizioni antiriciclaggio o di precedenti segnalazioni inoltrate alla UIF (tali informazioni rilevano anche con riferimento a soggetti notoriamente legati al cliente);
  • cariche ricoperte in ambito politico-istituzionale, societario, in associazioni o fondazioni (soprattutto nelle fattispecie di entità residenti in Stati extracomunitari diversi dai paesi terzi equivalenti);
  • l’operatività in settori economici interessati dall’erogazione di fondi pubblici, anche di fonte comunitaria (ad es. appalti, sanità, raccolta e smaltimento rifiuti, produzione di energie  rinnovabili).

Importante novità nel documento riguarda l’individuazione del titolare effettivo quando il cliente non sia una persona fisica. Invero, sono sostanzialmente due le situazioni prese in considerazione:

  • l’ipotesi in cui manchi un socio di riferimento: in tal caso può essere considerato titolare effettivo uno o più soggetti preposti all’amministrazione della società (in considerazione dell’influenza che da questi può essere esercitata sulle decisioni dei soci, in particolare con riferimento alle nomine degli amministratori);
  • l’ipotesi di società controllate: in tal caso è possibile astenersi dall’individuare il titolare effettivo quando, risalendo nella catena di controllo, è possibile individuare come controllante un soggetto diverso dalla persona fisica che, se fosse cliente, sarebbe soggetto alla modalità di verifica semplificata.  

Contrariamente alle aspettative, invece, il provvedimento nulla chiarisce in merito alle modalità di restituzione dei fondi al cliente nel caso in cui non sia possibile adempiere agli obblighi di verifica (l’ipotesi prevede la restituzione dei fondi tramite versamento su conto corrente indicato dal cliente stesso, con messaggio di accompagnamento da un istituto bancario all’altro che indichi la motivazione di restituzione delle somme). In considerazione delle notevoli difficoltà applicative di tale disposizione, si ricorderà, il Ministero dell’Economia ne aveva temporaneamente sospeso l’applicazione, in attesa dei chiarimenti necessari a garantire la continuità dei rapporti, chiarimenti evidentemente non ancora intervenuti.