Cass. Civ., Sez. III°, n. 10506/2017 

Con la sentenza n. 10506/2017 la 3° Sezione Civile della Corte di Cassazione torna su un tema molto rilevante, quello della validità delle clausole c.d. “claims made” all’interno dei contratti di assicurazione, questa volta però, con specifico riferimento al settore sanitario.

Dopo la famosa sentenza delle Sezioni Unite n. 9140 del Maggio 2016 è ormai invalso il principio secondo il quale le clausole c.d “claims made” (nelle quali, cioè, la copertura assicurativa è garantita per tutte quelle richieste risarcitorie che siano pervenute nel periodo di efficacia del contratto, purchè le stesse siano conseguenti a comportamenti colposi posti in essere anch’essi durante il periodo di efficacia del contratto, con la consueta previsione di alcuni anni di retroattività e ultrattività della copertura stessa) non sono da considerarsi di per sé vessatorie ma devono essere valutate in concreto, caso per caso, al fine di accertare che siano meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico.

Nel caso di specie la 3° Sezione della Corte di Cassazione Civile si è trovata a valutare la meritevolezza di una clausola – inserita nel contratto di assicurazione per la responsabilità civile di una struttura sanitaria ospedaliera – che prevedeva la copertura assicurativa soltanto se tanto il danno causato dall’assicurato quanto la richiesta di risarcimento formulata dal terzo si fossero verificati durante il periodo di vigenza dell’assicurazione, con esclusione, dunque, di qualsiasi copertura per le richieste di risarcimento postume (pervenute, cioè, dopo la scadenza del contratto).

I Giudici hanno concluso che una clausola siffatta non appare destinata a perseguire interessi meritevoli di tutela e ciò per due ordini di ragioni:

  • La mancata previsione di una copertura assicurativa per le richieste postume riduce il periodo effettivo di copertura assicurativa, dal quale resteranno verosimilmente esclusi “(…) tutti i danni causati dall’assicurato nella prossimità della scadenza del contratto (…)”

  • La clausola che escluda le richieste postume pone l’assicurato in una posizione di indeterminata soggezione rispetto all’altra, in ragione del fatto che fa dipendere la prestazione dell’assicuratore da due eventi futuri e incerti, ossia la colpa dell’assicurato – da un lato – la richiesta di risarcimento da parte del terzo – dall’altro.