L’addebito mosso al datore di lavoro fu quello di non aver operato la valutazione del rischio da caduta dall’alto, da posture incongrue e da stress da lavoro ripetitivo. Secondo il Tribunale di primo grado, “l’organo di vigilanza aveva impartito una prescrizione avente quale contenuto proprio la valutazione dei rischi in oggetto e la stessa era stata adempiuta, sicché la valutazione dei rischi dopo di allora conteneva la previsione di una apposita procedura che limita la durata di tali operazioni, allo scopo di evitare affaticamenti e rischi derivanti da lavori ripetitivi, con l’assegnazione del lavoratore ad altra mansione che non comporti affaticamento bio-meccanico ogni due ore di lavoro di pulizia di vetri con scale o trabattelli, nonché altre misure ancora dirette a fronteggiare i rischi in questione”. La Corte di Cassazione, nel confermare la Sentenza del giudice di prime cure ha rilevato, altresì, che “tra la trasgressione cautelare e l’infortunio vi era un nesso eziologico”. L’evento occorso al lavoratore fu determinato, infatti, dalle modalità di lavoro che “non adeguatamente analizzate, in funzione dei correlati rischi per i lavoratori addetti, determinarono una condizione di stress e di stanchezza del lavoratore, generata dall’effettuazione di un lavoro ripetitivo, implicante una postura e dei movimenti disergonomici ed ulteriormente reso faticoso dalla necessità di provvedere al trasporto delle necessarie attrezzature di pulizia, durante la salita sulla scala, oltre alla necessità di svolgere il lavoro in tempi estremamente ristretti”. La Corte ha aggiunto che “nella sequenza degli accadimenti che esitarono nell’infortunio non intervenne alcun fattore estraneo all’esecuzione del lavoro, sicché è altamente probabile che se quelle condizioni di lavoro fossero state differenti l’infortunio non si sarebbe verificato”.

La materia offre spunti interessanti anche in materia di D. Lgs. 231/2001. Se guardiamo il problema da una diversa prospettiva, spostando l’attenzione dalle conseguenze dell’omessa valutazione del rischio, quali l’infortunio, le responsabilità, il risarcimento del danno, alle modalità di organizzazione del lavoro, si comprende come tutto il processo organizzativo di una azienda muove proprio dalla valutazione dei rischi che diviene, di per sé, la prima misura di tutela. Invero, ai sensi del D.Lgs. 231/2001, solo l’adozione di un efficace modello di organizzazione e di gestione costituisce esimente di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche per i reati di lesioni colpose commessi con violazione delle norme antinfortunistiche, e base per la redazione del modello organizzativo è naturalmente una adeguata ed esaustiva valutazione dei rischi.

Fonte: Ipsoa