In data 7 gennaio 2020, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha avviato nove procedimenti istruttori nei confronti di altrettante società di calcio di Serie A[1] allo scopo di verificare se alcune clausole contenute nelle condizioni generali di contratto relative all’acquisto dell’abbonamento annuale e del biglietto per la singola partita possano essere qualificate come vessatorie ai sensi degli artt. 33, comma 1[2] e comma 2, lett. b) e t)[3], 34, comma 1[4], nonché 35, comma 1[5], del Codice del Consumo.

Più particolarmente, nel mirino dell’AGCM sono finite quelle clausole che non riconoscono il diritto dei consumatori: i) ad ottenere il rimborso di quota parte dell’abbonamento o del singolo biglietto in caso in caso di chiusura dello stadio o di parte dello stesso; ii) ad ottenere il rimborso del biglietto in caso di rinvio dell’evento sia per fatti imputabili alla società che per causa di forza maggiore; e iii) a conseguire il risarcimento del danno qualora tali eventi siano direttamente imputabili alla società in questione. Nello specifico, tali clausole potrebbero risultare vessatorie in quanto, escludendo o limitando la responsabilità delle società, introdurrebbero un significativo squilibrio a carico dei consumatori nelle prestazioni contrattuali.

L’ACGM è giunta a questa decisione a seguito del mancato accoglimento della comunicazione (moral suasion)[6] del maggio 2019 con cui aveva invitato le società ad adottare opportuni rimedi[7]. La palla passa ora alle società indagate. Il Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori)[8] si è dichiarato pronto a promuovere una class action per conto dei tifosi italiani qualora le pratiche illecite contestate dall'ACGM fossero confermate[9].