Stop agli interessi calcolati sugli interessi: la banca dovrà applicare il saggio di interessi unicamente

al capitale residuo e non anche agli interessi già scaduti. Lo prevede il decreto attuativo del Comitato

Interministeriale per il Credito e il Risparmio (CICR) n. 343 – adottato lo scorso 3 agosto in esecuzione

del c.d. ‘Decreto banche’ dello scorso febbraio – entrato in vigore il 1 ottobre 2016, il quale

sancisce a chiare lettere il divieto di anatocismo. Unica eccezione al generale divieto riguarda gli interessi

moratori, i quali potranno invece generare a loro volta interessi.

Nei rapporti di conto corrente o di conto pagamento è inoltre assicurata la stessa periodicità nel

conteggio degli interessi debitori e creditori. Ciò significa che non potrà esservi alcuna asimmetria

temporale tra banca e cliente.

A vantaggio del cliente è inoltre previsto un periodo di 30 giorni – non modificabile a suo sfavore –

prima che gli interessi maturati divengano esigibili.

Si pone, così, fine alla diatriba giurisprudenziale sorta in merito all’interpretazione del previgente

art. 120 TUB: ci si chiedeva infatti se il divieto posto da questa disposizione fosse immediatamente

precettivo oppure necessitasse di un decreto attuativo. A pronunce in quest’ultimo senso da parte

dei giudici di Torino e Bologna si erano già opposti l’Arbitro Bancario Finanziario e la Suprema Corte,

che avevano affermato l’immediata efficacia del divieto. Oggi l’intervento del decreto del CICR

spazza via ogni dubbio, vietando a chiare lettere la capitalizzazione periodica degli interessi.