L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), con il provvedimento pubblicato lo scorso 20 febbraio, ha reso noto di aver accolto gli impegni presentati da Unipol Banca S.p.A. (Unipol) nell’ambito di un procedimento volto ad accertare la mancata o ambigua informativa ai consumatori circa l’esistenza, nei propri contratti di mutuo a tasso variabile, di soglie minime del tasso di interesse contenute rispettivamente in clausole “floor” (con valore del tasso minimo superiore allo spread) ed “Euribor negativo” (con valore del tasso minimo pari allo spread).

In particolare, nella ricostruzione operata inizialmente dall’AGCM, Unipol non avrebbe sufficientemente prospettato nella modulistica precontrattuale e contrattuale dei mutui a tasso variabile ipotecari o chirografari la presenza di soglie minime del tasso di interesse nominale annuo (dato dalla somma dello spread con il tasso di indicizzazione scelto – in questo caso l’Euribor), così che su una parte di contratti stipulati prima che si iniziassero a rilevare valori negativi del parametro di indicizzazione dell’Euribor (ossia gennaio 2015 per l’indice Euribor a 1 mese e marzo 2015 per l’indice Euribor a 3 mesi), ed in cui non era stata inserita alcuna clausola di tasso minimo, Unipol aveva applicato un tasso minimo pari allo spread (attribuendo un valore pari a zero all’Euribor) e non la somma algebrica prevista quale formula di calcolo del tasso di interesse nominale annuo (Euribor + spread). Dunque, i valori negativi dell’Euribor (che, in una pura somma algebrica tra un indice negativo ed uno spread positivo, avrebbero dovuto condurre ad un tasso finale inferiore allo spread previsto da contratto) non avevano rilevato nella determinazione del tasso di interesse nominale annuo. In altri termini, alcuni consumatori non avevano beneficiato dei tassi negativi dell’Euribor.

In tale contesto, Unipol ha assunto una serie di impegni che prevedono alcuni accorgimenti atti ad integrare e rafforzare il quadro informativo fornito ai consumatori e ad elidere retroattivamente le conseguenze che gli stessi potrebbero aver subito dalla pratica in questione, soprattutto riferibili a coloro che avevano sottoscritto contratti di mutuo a tasso variabile quando l’Euribor assumeva già da tempo valori negativi. Conseguentemente, l’AGCM ha ritenuto di accettarli senza accertare a suo carico alcuna infrazione, senza l’irrogazione di alcuna sanzione.

In estrema sintesi, gli impegni consistono: (i) con riferimento ai consumatori che sottoscriveranno in futuro contratti di mutuo a tasso variabile, in un’integrazione della documentazione precontrattuale e contrattuale al fine di rendere espliciti – in maniera chiara e concisa e persino a ridosso della denominazione del prodotto – la presenza di clausole che limitano la variabilità dei tassi di interesse ed i loro effetti; (ii) con riferimento ai consumatori sottoscrittori di contratti ancora in corso di ammortamento, in un’integrazione dei documenti periodici di sintesi per evidenziare l’esistenza di clausole di tasso minimo e nell’invio di una specifica comunicazione illustrativa delle medesime; (iii) con riferimento ai consumatori sottoscrittori di contratti nel periodo 1° aprile 2015 - 30 settembre 2016, nel riconoscimento, a coloro che ne faranno richiesta, di una somma straordinaria una tantum in conseguenza dell’eccezionale e imprevedibile perdurare dei valori di segno negativo dei parametri di indicizzazione Euribor applicati ai contratti sottoscritti dai consumatori nel periodo 1° aprile 2015 – 30 settembre 2016, calcolata su ciascuna delle rate del mutuo per le quali sia stato rilevato un valore negativo del parametro di riferimento per la determinazione del tasso di interesse nominale annuo.

Nel provvedimento in commento, l’AGCM sembra confermare la propria crescente attenzione verso le previsioni contrattuali sotto il profilo della chiarezza e completezza dell’informazione fornita ai consumatori, lanciando un duplice segnale alle imprese: da un lato occorrerà compiere maggiori sforzi nella predisposizione della modulistica contrattuale e precontrattuale per evitare possibili contestazioni sia sotto il profilo della eventuale scorrettezza della pratica commerciale in questione, sia sotto il profilo della possibile vessatorietà della clausola, per evitare di attrarre l’attenzione dell’AGCM e la possibile apertura di un procedimento; dall’altro, è confermata la possibilità di aprire comunque un dialogo da parte delle imprese con l’AGCM, volto a modificare, mediante l’assunzione di impegni, le clausole oggetto di indagine per risolvere le criticità da questa sollevate, sfuggendo così all’accertamento di un’infrazione.