La Commissione europea (Commissione) ha deciso di infliggere una maximulta da € 110 milioni a Facebook (Fb) per aver fornito informazioni non veritiere e fuorvianti per l'acquisto di WhatsApp (WA).

In particolare, nel 2014, Fb aveva informato la Commissione che non sarebbe stata in grado di stabilire una corrispondenza automatica affidabile tra gli account dei propri utenti con quelli di WA. Tutto ciò è stato dichiarato sia nella notifica per comunicare la relativa operazione di concentrazione, sia in una risposta ad una successiva richiesta di informazioni della Commissione stessa. Nell'agosto 2016, WA annunciava l'aggiornamento dei suoi Termini di servizio e di politica sulla privacy, inclusa la possibilità di collegare i numeri di telefono degli utenti di WA con le identità degli utenti di Fb (si veda la Newsletter del 15 maggio 2017) e da ciò, il 20 dicembre 2016, la Commissione inviava la comunicazione degli addebiti a Fb (commentata nella Newsletter del 9 gennaio 2017).

A tal riguardo, la Commissione ha constatato che, contrariamente a quanto affermato da Fb nel procedimento per il controllo della concentrazione del 2014, la possibilità tecnica di automatizzare le identità degli utenti di Fb e WA esisteva già nel 2014. Sul punto, la Commissione ha precisato che la sua decisione non ha alcun impatto sulla decisione di autorizzazione dell'operazione (che resta valida) ai sensi del regolamento europeo sulle concentrazioni dell'UE (Reg. 139/2004). Infatti, la decisione di autorizzazione è stata basata su una serie di elementi che prescindono dalla corrispondenza automatizzata degli utenti. La Commissione ha anche affermato di aver basato la sua valutazione sulla concentrazione prendendo in considerazione la possibilità di un’ipotetica corrispondenza automatica dei dati tra le due piattaforme digitali. La Commissione ha ritenuto pertanto che, seppur rilevanti, le informazioni errate o fuorvianti non hanno alcun impatto sul risultato della sua decisione di approvazione della concentrazione.

Pertanto, la Commissione, ai sensi del regolamento in materia (che impone di fissare l'importo dell'ammenda nei limiti dell’1% del fatturato annuo della società, tenendo conto della natura, della gravità e della durata dell'infrazione, nonché delle circostanze attenuanti e aggravanti) ha ritenuto di dovere imporre una sanzione pari a € 250 milioni. La società ha tuttavia ammesso di aver commesso l'infrazione, collaborando con la Commissione e beneficiando così di una riduzione della multa a € 110 milioni.

Come è stato evidenziato dalla stessa Commissione, la sanzione imposta a Fb deve essere considerata “proporzionata e deterrente”, proprio sulla base del fatto che il Reg. 139/2004 impone alle società oggetto di concentrazione di fornire informazioni corrette e non ingannevoli, e tale obbligo vige indipendentemente dal fatto che le informazioni abbiano un impatto rilevante sulla valutazione della concentrazione.