Il 1° gennaio 2018 è entrata in vigore la nuova Standardization Law cinese che semplifica e modernizza il previgente sistema di standardizzazione basato su una legge di quasi trent’anni fa. La Standardization Law del 1989, infatti, non rispondeva più alle attuali esigenze di sviluppo sostenibile e minacciava di rallentare la crescita del Dragone.

La vecchia legge prevedeva quattro livelli di norme tecniche: nazionali, di settore, locali e aziendali. Gli standard nazionali, di settore e locali potevano essere obbligatori o volontari, gli standard aziendali solo volontari. Tra i livelli vi era una gerarchia, per cui gli standard di settore venivano sviluppati in mancanza di standard nazionali, gli standard locali venivano emessi in assenza di standard di settore, e le imprese potevano adottare standard aziendali per aspetti non oggetto di altre norme.

La nuova Standardization Law ottimizza il sistema degli standard obbligatori: sono ora obbligatori solo gli standard nazionali emessi dalla Standardization Administration of China (SAC) e, in particolare, quelli che salvaguardano la salute umana, sicurezza della persona e della proprietà, la tutela dell’ambiente e incontrano le fondamentali necessità dell’amministrazione economica e sociale. La conformità agli standard nazionali obbligatori, ovvero gli standard GB (Guobiao, ‘norma nazionale’) -lo si ricorda- è la base per ottenere il marchio CCC (China Compulsory Certificate), indispensabile per poter immettere prodotti sul mercato cinese; affiancano questi ultimi gli standard GB/T (Guobiao/Tuijian), standard nazionali volontari.

Non potranno più essere obbligatori invece gli standard di settore e locali, che saranno solo volontari e dovranno prevedere requisiti più stringenti di quelli richiesti dagli standard nazionali.

Vengono inoltre ampliati i settori interessati da norme tecniche, che includono oggi in generale agricoltura, industria, servizi e imprese sociali, e non sono più limitati a prodotti industriali, protezione dell’ambiente e progetti edilizi.

Con l’obiettivo di incoraggiare l’adozione di standard volontari da parte di privati, è stato poi abolito il requisito del deposito presso l’amministrazione di standardizzazione cinese degli standard aziendali, che dovranno ora essere solo pubblicati su un’apposita piattaforma online (http://www.cpbz.gov.cn). Nella stessa ottica, è stato riconosciuto valore giuridico a standard adottati da enti quali associazioni e camere di commercio, che non dovranno più ottenere l’approvazione governativa, ma dovranno essere formulati secondo le indicazioni fornite dalla SAC.

Trova infine conferma l’impegno dello Stato di partecipare attivamente alle attività di standardizzazione internazionale, e promuovere l’adozione di standard internazionali in combinazione con quelli nazionali, tutto ciò al fine di favorire una progressiva identificazione degli standard cinesi con quelli internazionali.

In definitiva, il nuovo sistema di standardizzazione è evidentemente più organico e attuale, resta a questo punto da appurare se porterà ad una effettiva maggiore uniformazione tra standard cinesi e internazionali, e riuscirà a reggere le sfide dell’incalzante progresso scientifico e tecnologico cinese.

Per il momento si avvertono i produttori presenti sul mercato cinese che c’è da aspettarsi a breve l’aggiornamento e aumento degli standard nazionali per effetto del mutato assetto degli standard obbligatori, e dell’ampliamento dei settori interessati da norme tecniche.