Con il proprio provvedimento n. 27656/20191 , l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha accertato una violazione dell’articolo 101, comma 1, del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) nell’ambito delle gare per ’assegnazione dei diritti audiovisivi per la trasmissione in territori diversi dall’Italia (c.d. diritti internazionali) delle partite di calcio nelle competizioni organizzate dalla Lega Nazionale Professionisti Serie A (LNPA)2.

Nell’ambito dell’istruttoria, avviata dall’AGCM il 19 luglio 2017, era stata rilevata l’esistenza di un’intesa restrittiva della concorrenza per oggetto, unica, complessa e continuata e di carattere segreto, volta ad alterare le procedure indette dalla Lega Serie A per l’assegnazione dei diritti internazionali, determinando il contenuto delle offerte economiche, vanificandone in tal modo gli obiettivi. 

Gli operatori coinvolti sono Media Partners & Silva Limited3 , MP Silva S.r.l. in liquidazione4 , MP & Silva Holding S.A. 5 (di seguito tutte “MP Silva”), IMG Worldwide LLC6 , IMG Media UK Limited7 (di seguito “IMG”), B4 Capital SA8 e B4 Italia S.r.l. 9 (di seguito “BE4 Sarl/B4 Italia”)10, i quali, nel presentare le loro offerte nelle gare indette dalla LNPA, avrebbero posto in essere, direttamente o attraverso società controllate o collegate, comportamenti idonei ad alterare gli esiti al fine di evitare la concorrenza e ripartire i successivi proventi derivanti dalla commercializzazione dei diritti ottenuti.  

Nel corso del procedimento, le parti avevano sollevato varie obiezioni procedurali riguardanti, tra l’altro, l’utilizzabilità dei documenti e delle decisioni della Procura della Repubblica di Milano, le modalità di accesso al fascicolo, e l’attendibilità e la rilevanza del contributo istruttorio di IMG in qualità di leniency applicant.

Circa l’utilizzabilità degli elementi provenienti dalla Procura della Repubblica di Milano, l’AGCM ha ribadito che essi sono pacificamente ammessi per la contestazione degli illeciti antitrust. Infatti, la legge italiana non prevede preclusioni all’utilizzo nei procedimenti antitrust delle prove formulatosi in sede penale11. In merito, invece, al diniego di accesso a parte della documentazione del fascicolo istruttorio ed al lamentato vizio del contraddittorio, l’AGCM ha sottolineato che i documenti interessati non erano stati sottratti all’accesso, ed era stato consentito alle imprese di conoscere i contenuti degli atti secretati, mediante una sintetica descrizione del loro contenuto. In particolare, le informazioni oggetto di richiesta di riservatezza ed attinenti a segreti commerciali, quali le gare diverse da quelle in contestazione e i documenti e le dichiarazioni relative a fatti del tutto estranei, non erano state rese accessibili, informandone la parte richiedente. Infatti, in linea con la giurisprudenza del Consiglio di Stato12, è rimessa “... alla prudente valutazione dell’Autorità di fornire esclusivamente quegli atti che non attengono a dati sensibili di altre imprese e che sono in grado di dimostrare l’assunto dell’estraneità dei dati stessi al procedimento sanzionatorio...”. Queste indicazioni sul bilanciamento fra diritto di accesso e tutela della riservatezza sono state recentemente confermate dal TAR del Lazio13 che, richiamando diverse pronunce del Consiglio di Stato14 , sottolinea che “... l’art. 13 del d.P.R. 217/1998, in considerazione del peculiare campo d’azione dell’Autorità, pone una particolare attenzione ai rapporti tra diritto di accesso ed esigenze di riservatezza che concernano informazioni riservate di carattere commerciale, industriale e finanziario ovvero segreti commerciali, prevedendo limitazioni ed esclusioni del diritto di accesso ovvero l’adozione di modalità parziali di trasmissione...”. 

Con riguardo agli elementi forniti in sede di domanda di clemenza, secondo l’AGCM sono infondate le obiezioni delle parti secondo cui vi sarebbe stato un uso strumentale dell’istituto della clemenza e la relativa domanda sarebbe inattendibile in quanto caratterizzata da dichiarazioni prive di riscontro fattuale. In merito allo status dei leniency applicant, l’AGCM ha richiamato la giurisprudenza del TAR Lazio15 secondo cui “... Le dichiarazioni fornite dalle imprese collaboranti hanno natura non solo “eteroaccusatoria”, ma anche “confessoria”, e un possibile tentativo di indurre in errore l’amministrazione procedente potrebbe far dubitare della sincera e completa cooperazione del richiedente, mettendo in pericolo la possibile applicazione del beneficio...”. Pertanto, “... se nella trattazione delle domande di clemenza è comunque opportuno agire in modo cauto, è sicuramente erroneo presumere la loro scarsa genuinità in quanto l’impresa collaborante ha un interesse diretto a rispettare le regola al fine di ottenere concretamente il beneficio per il quale si è indotta a fornire elementi che, si ribadisce, non sono solo eteroaccusatori, ma sono anche confessori della partecipazione ad un’intesa illecita...”. Nel caso di specie, l’AGCM ha ritenuto che il contributo dell’applicant aveva consentito di completare il quadro istruttorio ricostruendo l’esistenza di un’intesa, fornendo in tal modo un significativo valore aggiunto, soprattutto con riferimento all’ampliamento del numero di documenti disponibili in atti e puntualizzando alcuni fatti che formavano oggetto del procedimento.

In merito alle condotte poste in essere dagli operatori, l’AGCM ha ritenuto che, mediante una serie di accordi e contatti ripetuti, essi avevano posto in essere un’intesa unica, complessa e continuata, nonché di carattere segreto. Tale intesa includeva sia le condotte relative alle procedure di assegnazione dei diritti internazionali per i Campionati di Serie A e di Serie B, sia quelle poste in essere rispetto alle partite di Coppa Italia e della finale di Supercoppa Italia. Dalle indagini dell’AGCM è emerso che le parti non avevano formulato in autonomia le proprie offerte, realizzando condotte intese ad influenzare reciprocamente le modalità di partecipazione per contenere l’ammontare delle offerte economiche presentate alla LNPA e limitando la reciproca competizione sul prezzo di acquisto dei diritti internazionali. In particolare, attraverso la stipulazione di accordi antecedenti le singole gare e contatti intercorrenti fra i loro rappresentanti, esse avevano coordinato il loro comportamento influenzando l’entità delle offerte e, a seguito dell’assegnazione, avevano ripartito i ricavi derivanti dalla successiva rivendita all’estero dei Diritti TV per le competizioni organizzate dalla Lega16. Secondo l’AGCM, l’intesa aveva inoltre carattere segreto, in quanto gli accordi e le comunicazioni via mail, attraverso cui erano scambiate le informazioni sensibili, erano condivisi solo dagli operatori coinvolti e non coinvolgevano la Lega che aveva indetto le gare. Infatti, gli accordi sottoscritti non avevano formato oggetto di alcuna forma di pubblicità o di informazione ed alcuni di essi erano stati predisposti prima della pubblicazione dei bandi di gara e a prescindere dalle future assegnazioni17

L’AGCM ha ritenuto l’intesa in esame una restrizione per “oggetto”, consistente nell’alterazione delle procedure di gara volta alla fissazione dei prezzi e alla ripartizione del mercato. Gli accordi in questione, che limitavano l’autonomia commerciale nella predisposizione delle offerte di acquisto dei diritti internazionali della LNPA, farebbero infatti di per sé emergere un grado sufficientemente elevato di dannosità per la concorrenza, alla luce del tenore delle loro disposizioni, degli obiettivi che mirano a raggiungere, del contesto economico e giuridico in cui si collocano e della natura dei beni e dei servizi coinvolti18. L’AGCM ha altresì’ esaminato gli effetti dell’intesa, ritenendo che essa ha determinato un decremento del valore dei diritti internazionali ed era quindi idonea a danneggiare non solo il soggetto aggiudicatore, la LNPA, ma anche le squadre di calcio del campionato italiano che beneficiano degli introiti della rivendita dei diritti internazionali, penalizzando così l’intero comparto calcistico nazionale19. Quest’ultima connotazione potrebbe preludere ad azioni di private enforcement di queste nei confronti delle parti all’intesa, per il risarcimento del danno antitrust loro cagionato.

Alla luce della gravità dell’infrazione, l’AGCM ha sanzionato le parti per un importo complessivo di circa 67 milioni di euro. L’AGCM ha ritenuto che il contributo offerto nell’ambito dell’istruttoria dal gruppo IMG, in quanto leniency applicant, non fosse meritevole di una non imposizione della sanzione. Tuttavia, in considerazione degli elementi forniti per la ricostruzione dello scenario in cui si inquadra la fattispecie, con particolare riferimento alle gare relative a Coppa Italia e Supercoppa, al gruppo IMG è stata confermata una riduzione della sanzione pari al 40%20