In data 3 maggio 2021, la Commissione ha adottato una proposta[1] per modificare la Raccomandazione (UE) 2020/912[2] del Consiglio al fine, da un lato, di allentare le attuali restrizioni ai viaggi non essenziali verso la “zona UE+”[3] per tenere conto dei progressi delle campagne di vaccinazione e dell'evoluzione della situazione epidemiologica a livello mondiale e, dall’altro, di introdurre un nuovo meccanismo di "freno di emergenza" a livello europeo per limitare il rischio che nuove  varianti del coronavirus entrino nell'Unione.

Poiché un numero sempre maggiore di evidenze scientifiche permette di concludere che la vaccinazione contribuisce ad interrompere la catena di trasmissione del virus, gli Stati Membri potrebbero eliminare le restrizioni di viaggio per le persone che possono dimostrare di aver ricevuto l'ultima dose raccomandata di uno dei vaccini attualmente autorizzati nell'Unione[4] almeno 14 giorni prima dell’ingresso nella zona UE+, con la possibilità di analoghi allentamenti anche per coloro che hanno ricevuto un vaccino che abbia completato l'iter previsto per l'inserimento nell'elenco per l'uso di emergenza dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization, WHO)[5]. Ai bambini che, a motivo dell'età, sono esclusi dalla vaccinazione contro il coronavirus, tuttavia, dovrebbe essere consentito di viaggiare con i loro genitori vaccinati a condizione di essere risultati negativi ad un test RT-PCR (reverse transcription polymerase chain reaction) effettuato non più di 72 ore prima di attraversare le frontiere della zona UE+.

Una volta che il Regolamento che istituisce un certificato verde digitale[6] sarà stato adottato, gli Stati Membri potranno considerare i certificati di vaccinazione dei Paesi terzi alla stregua dei certificati verdi digitali, oppure rilasciare questi ultimi ai soggetti ivi vaccinati. Fino ad allora, gli Stati Membri dovrebbero poter accettare i certificati di Paesi terzi sulla base del diritto nazionale, tenuto conto della capacità di verificare l’autenticità, la validità e l'integrità dei certificati nonché la presenza negli stessi di tutti i dati pertinenti.

Per quanto riguarda i viaggi non essenziali, attualmente consentiti in provenienza da 8 Paesi con una buona situazione epidemiologica[7], la Commissione propone di modificare i relativi criteri per tener conto del crescente impatto positivo delle campagne di vaccinazione. Più particolarmente, la proposta prevede di aumentare la soglia del tasso cumulativo dei casi di coronavirus registrati per 100.000 abitanti nei 14 giorni precedenti (c.d. “14-day cumulative COVID-19 case notification rate”) da 25 a 100, valore notevolmente al di sotto dell'attuale media nell’Unione, che supera quota 420. La Commissione, inoltre, ribadisce la non applicabilità delle restrizioni agli spostamenti non essenziali dai Paesi terzi i) a tutti i cittadini dell'Unione degli Stati associati Schengen ed i loro familiari che rientrano alla loro residenza, ii) ai soggiornanti di lungo periodo[8] e ai loro familiari, e iii) a tutti coloro che svolgono funzioni essenziali quali, tra gli altri, gli operatori sanitari, il personale dei trasporti di merci, i diplomatici e i soggetti che necessitano di protezione internazionale.

Per quanto riguarda le varianti del virus che destano preoccupazione, infine, dovrebbe essere introdotto un meccanismo di "freno di emergenza" per consentire agli Stati Membri di adottare, in modo coordinato, misure urgenti e limitate nel tempo per reagire rapidamente alla comparsa in un determinato Paese terzo di una variante oggetto di specifica attenzione, soprattutto qualora quest’ultima venga designata dal Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (European Centre for Disease Prevention and Control, ECDC)[9] come variante di interesse. Di conseguenza, gli Stati Membri possono adottare una restrizione temporanea urgente applicabile a tutti i viaggi verso l'Unione dei cittadini che risiedono nel Paese terzo in questione, ad eccezione dei soggetti che viaggiano per motivi essenziali, che tuttavia dovrebbero essere soggetti a rigorose disposizioni in materia di test e quarantena anche se sono stati vaccinati.

La proposta dovrà ora essere valutata dal Consiglio per poi, una volta adottata, essere attuata dagli Stati Membri.