La città lagunare si candida a divenire la sede internazionale per la lotta contro i reati ambientali con l’istituzione di un tribunale ad hoc in modo da rendere più omogenea e più efficace la battaglia contro tali crimini.

E’ quanto emerge dal convegno internazionale “Ambiente e salute: verso una giustizia globale”, organizzato dalla fondazione Sejf (Supranational Environmental Justice Foundation) nella giornata di venerdì 21 giugno a Venezia. Il convegno ha riunito responsabili delle istituzioni, magistrati, giuristi ed esperti del settore, tra i quali il Premio Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel, il vicepresidente del Tribunale internazionale dell’Aja, Cuno Tarfusser, e Gianni Tognoni, segretario generale del Tribunale permanente dei Popoli. In particolare, sono stati analizzati e discussi dodici degli ecocidi più noti quali, tra gli altri, il massacro delle foreste indonesiane, l’esplosione della centrale nucleare di Fukushima, il disastro di Chernobyl e la montagna di piombo ad Abra Pampa.

La fondazione Sejf da anni si batte per il raggiungimento di due obiettivi, che sono stati anche al centro del dibattito nel convegno internazionale di Venezia. In primis ampliare le competenze della Corte Penale Internazionale delle Nazioni Unite, avente sede all’Aja, ai reati ambientali più gravi così da poterli giudicare come crimini contro l’umanità. In secundis istituire un apposito Tribunale penale europeo dell’ambiente, in modo da rendere omogeneo il contrasto a questi crimini sul territorio europeo e facilitare l’applicazione di pene e sanzioni su scala transnazionale.

Il presidente della fondazione Sejf e promotore dell’iniziativa, Antonino Abrami ha sottolineato l’inadeguatezza della giustizia europea nel risolvere la “questione ambiente”, in particolare “l’aspetto della responsabilità di chi lo distrugge o di chi lo danneggi”. Secondo Abrami “serve uno scatto in avanti per garantire a livello europeo un sistema sanzionatorio uniforme e a livello mondiale un riconoscimento del disastro ambientale come crimine contro l’umanità”. “Venezia” – afferma Abrami – “diventerebbe la sede fissa con persone competenti che si occupano di questi argomenti come scienziati, avvocati, giuristi ma anche giornalisti e chi si occupa di denunciare questi crimini”.