In data 12 settembre 2018 il Parlamento Europeo ha approvato, con 448 voti favorevoli, 197 contrari e 48 astensioni, la risoluzione con cui chiede al Consiglio di verificare, ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 1, del Trattato sull’Unione Europea (TUE) 1, l'esistenza di un evidente rischio di violazione grave da parte dell'Ungheria dei valori su cui si fonda l'Unione2, tra cui rientra lo Stato di diritto3, attivando la procedura prevista da tale articolo.

Lo Stato di diritto è un principio chiave degli ordinamenti democratici che prevede l’indipendenza del potere giudiziario dai poteri legislativo ed esecutivo. Gli Stati Membri si impegnano a rispettare ed attuare tale principio, e la Commissione Europea, congiuntamente al Parlamento Europeo e al Consiglio, è competente a garantirne il rispetto.

I Parlamentari europei hanno espresso preoccupazioni circa il funzionamento delle istituzioni ungheresi, con particolare riguardo al sistema costituzionale ed elettorale, all’indipendenza della magistratura e alla presunta limitazione delle libertà fondamentali garantite dall’Unione.

Già in passato l’Unione è intervenuta nei confronti di uno Stato Membro per violazioni dello Stato di diritto. Il 2 luglio 2018, infatti, la Commissione Europea aveva avviato con urgenza un procedimento d’infrazione nei confronti della Polonia a causa delle preoccupazioni per l’indipendenza della Corte Suprema Polacca derivanti dalla nuova legge sul sistema giudiziario4. Precedentemente, nel dicembre 2017, la Commissione Europea aveva già domandato al Consiglio di attivare la procedura ex articolo 7 TUE nei confronti della Polonia5.

Il meccanismo legale previsto dall’articolo 7 TUE può essere infatti utilizzato dall’Unione nelle circostanze in cui si presentano rischi di violazione dei valori fondanti dell’Unione, come nei casi di Ungheria e Polonia. Il Parlamento Europeo e la Commissione sono le due istituzioni che possono domandare al Consiglio di determinare l’esistenza o meno di un rischio di violazione dei valori europei. La Commissione ha agito nel caso della Polonia, mentre per l’Ungheria è stato il Parlamento a prendere l’iniziativa. L’articolo 7 TUE prevede inoltre che anche un terzo degli Stati Membri possano rivolgersi al Consiglio domandando la verifica dell’esistenza di tale rischio.

La risoluzione del Parlamento verrà ora inviata al Consiglio che, deliberando a maggioranza dei quattro quinti dei suoi membri, previa approvazione del Parlamento Europeo, può constatare che esiste un rischio evidente di violazione dello Stato di diritto da parte dell’Ungheria. Qualora venisse successivamente constatata una grave e persistente violazione dello Stato di diritto da parte del Consiglio Europeo all’unanimità, il Consiglio potrà deliberare a maggioranza qualificata di sospendere lo Stato Membro in questione dall’esercizio di alcuni dei diritti derivanti dall'applicazione dei Trattati, tra cui il diritto di voto in seno al Consiglio.