In questa interessante sentenza emessa lo scorso mese di maggio, si torna a parlare del noto caso di inquinamento ambientale scaturito dall’arenamento della NISSOS AMORGOS nel Canale di Maracaibo, Venezuela, nel 1997, causando la fuoriuscita di 3600 MT di petrolio in mare.

Gard, parte attrice ed assicuratore degli armatori, ha promosso due reclami, uno in Inghilterra ed uno in Venezuela, contro il Fondo Internazionale di Risarcimento dei Danni Causati dall’Inquinamento da Idrocarburi (‘il Fondo’), un’organizzazione internazionale creata ai sensi della Convenzione Internazionale sulla Responsabilità Civile per i Danni derivanti da Inquinamento da Idrocarburi del 1971, oltre che una corporation ai sensi della legge Inglese, in virtù delle disposizioni dell’International Organisations Act 1968 e dell’ International Oil Pollution Compensation Fund (Immunities and Privileges) Order 1979.

Gli armatori ed il loro P&I Club, Gard, avevano stabilito un fondo di garanzia in Venezuela ed avevano pagato approssimativamente US$6,5 milioni per estinguere i reclami fino al dicembre 2000, quando è subentrato il Fondo, riflettendo la usuale pratica tra i P&I Clubs ed il Fondo stesso, al fine di facilitare un rapido accordo. Infatti, una volta che tutti i reclami sono stati determinati, solitamente viene predisposto un pagamento di pareggiamento del saldo da parte del Club al Fondo, o viceversa, in modo tale che entrambi abbiano contribuito proporzionalmente ai propri debiti.

Ad un incontro tra Gard, il Gruppo Internazionale ed il Fondo tenutosi il 18 maggio 2014, il Direttore del Fondo aveva menzionato la sua intenzione di suggerire che alla riunione successiva l’ammontare rimasto nel Fondo (circa £4.6 milioni) dovesse essere restituito a chi avesse contribuito. Questo spinse Gard a depositare presso la Corte Inglese un procedimento d’urgenza (freezing order) per bloccare eventuali tali pagamenti.

In entrambi i reclami, Gard richiese alla Corte di far dichiarare il Fondo come responsabile, in relazione all’incidente sopra menzionato, per l’indennizzo di quanto sostenuto a seguito della sentenza emessa dalla Corte penale in Venezuela, il 26 febbraio 2010, e nella quale si disponeva che gli armatori e Gard fossero responsabili, nei confronti della Repubblica del Venezuela stessa, per la somma di US$60,250,396 per danni da inquinamento ambientale.

Queste le principali questioni:

  1. se il Fondo godesse di immunità con riguardo all’emissione di un ordine a seguito del ricorso sommario (freezing injunction);
  2. se il Fondo godesse di immunità con riguardo al reclamo proposto i) in Inghilterra ed ii) in Venezuela;
  3. se Gard potesse sostenere la propria posizione rispetto al proprio reclamo i) in Inghilterra ed ii) in Venezuela;
  4. se vi fosse un rischio reale di dissipazione (dissipation) di beni.

Quanto ai primi due punti, la Corte decise che l’immunità conferita ai sensi della sezione 6(1) dell’ordine emesso precedentemente, non costituisse una immunità completa. Essa costituiva immunità parziale (qualified immunity). L’immunità era stata concessa solo nella misura in cui l’azione giudiziale non rientrasse in una delle eccezioni elencate. Quanto al punto 3, sulla base della prova sino a quel momento depositata, la Corte decise che Gard potesse sostenere la propria posizione in Inghilterra, ma non decise sul Venezuela, seppure affermò che non vi fosse allo stato prova contraria per cui Gard non potesse sostenere con successo la sua posizione in Venezuela.

Quanto al punto 4, il giudice affermò che vi fosse un alto rischio di dissipazione – dissipation – di beni.

La Corte decise a favore di Gard, e concluse favorevolmente con riguardo all’emissione della freezing injuctionin Inghilterra, ma specificando che non potesse decidere con riguardo al reclamo depositato in Venezuela.

Commento

Il caso in questione è uno dei cinque casi di mancato rimborso per danni da inquinamento da petrolio che ha coinvolto il Fondo del 1971. A seguito dei cambiamenti al regime di indennizzo all’inizio degli anni ‘90, molti Stati hanno cessato di far parte della Convenzione del 1971 che ha costituito il Fondo. La Convenzione non è più in vigore dal 24 maggio 2002. Pur se deve essere dissolto, il Fondo rimane obbligato, ai sensi della Convenzione, a risarcire per perdite subite prima del 2002.

L’Accordo tra il Fondo, l’Inghilterra e l’International Oil Pollution Compensation Fund (Immunities and Privileges) Order 1979 stabilisce le immunità su cui il Fondo può fare affidamento nel Regno Unito. L’Ordine contiene una eccezione specifica all’immunità con riguardo a prestiti o altre transazioni per fornire denaro (a loan or other transaction for the provision of finance). Il Giudice ha ritenuto che Gard avesse una buona difesa, stante che la pratica del pagamento tra i Clubs ed il Fondo rientrava sotto questo titolo. Di conseguenza, il giudice decise che la Corte avesse giurisdizione per decidere circa la richiesta di procedimento d’urgenza, e che Gard avesse dimostrato l’esistenza di un rischio reale che il Fondo avrebbe dissipato il suo patrimonio, restituendo i fondi a chi aveva contribuito. Pertanto, il Giudice aveva emesso il decreto (freezing order) con riguardo ai reclami della causa Inglese, ma non prese una decisione favorevole a Gard quanto al fatto, da loro argomentato, che il Fondo non avesse immunità in Venezuela.

Non è rimasto molto nel Fondo per provvedere a questo o gli altri casi di rimborso in sospeso.

Il Fondo ha richiesto alla High Court di accantonare il reclamo in Inghilterra, ed il caso potrebbe dunque procedere in un appello ed alla fine anche dinanzi alla Supreme Court, il che potrebbe impedire la procedura di dissoluzione del Fondo per qualche tempo. Se i fondi della Convenzione del 1971 verranno esauriti, ci si domanda come il Fondo possa imporre ulteriori contribuzioni ai sensi di una Convenzione non più in vigore.