Provvedimento Agenzia delle Entrate n. 88314 del 6 aprile 2021

Con Provvedimento prot. n. 88314 del 6 aprile 2021 (di seguito “il Provvedimento”), l’Agenzia delle Entrate ha inteso dettare la disciplina attuativa delle norme relative alla proroga dei termini per la notifica degli accertamenti[1] e delle comunicazioni di irregolarità[2] i cui termini di decadenza sono scaduti tra l’8 marzo e il 31 dicembre 2020 e che, al fine di consentire la ripresa graduale delle attività economiche e sociali interessate dalla crisi epidemiologica da COVID-19, l’art. 157 del “Decreto Rilancio”[3] – più volte oggetto di modifiche – ha prorogato, consentendo di sospendere ovvero di differire la notifica di detti atti tra il 1° marzo 2021 e il 28 febbraio 2022.

Il Provvedimento, tuttavia, si limita esclusivamente a disciplinare la ripresa graduale delle notifiche “in modalità pressoché uniforme, seguendo prioritariamente l’ordine cronologico di emissione” cercando di tutelare gli uffici ed i contribuenti da una altrimenti ingestibile sovrapposizione delle attività di notifica della mole di atti già interessati dalla sospensione con le attività di emissione ed elaborazione degli atti che ordinariamente debbono comunque essere adottati nel corso del 2021.

Nulla, invece, viene previsto con riferimento alle attesissime regole tecniche che avrebbero dovuto assicurare certezza proprio con riguardo alla data di “emissione” ovvero con riguardo alla data di “elaborazione” degli accertamenti e delle comunicazioni entro il 31 dicembre 2020, ossia entro il termine di decadenza che l’art. 157 del “Decreto Rilancio” ha, opportunamente, lasciato immutato.

Nel prevedere, infatti, che gli atti in scadenza tra l’8 marzo e il 31 dicembre 2020 debbano essere comunque “emessi” ovvero “elaborati” entro il 31 dicembre 2020, l’art. 157 del “Decreto Rilancio” ha previsto che “l’elaborazione o l’emissione degli atti o delle comunicazioni (n.d.r entro il termine di decadenza del 31 dicembre 2020) è provata anche dalla data di elaborazione risultante dai sistemi informativi dell’Agenzia delle entrate, compresi i sistemi di gestione documentale dell’Agenzia medesima”, demandando, anche qui, le modalità di applicazione di tale profilo ad uno o più provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate.

Nel silenzio del Provvedimento, dunque, ed in assenza di norme specifiche – ovvero di eventuali successivi specifici provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate – volte ad individuare in maniera chiara, certa e trasparente la data di emissione ovvero di elaborazione degli atti in scadenza al 31 dicembre 2020, il sospetto di illegittimità degli atti di accertamento che verranno notificati, di qui in avanti, impone una verifica particolarmente rigorosa e puntuale degli elementi che possono consentire ai contribuenti di appurare il rispetto dei termini di decadenza dal potere di accertamento dell’Amministrazione Finanziaria, posto che – altrimenti – la violazione di detti termini dovrebbe determinare, a rigore, la nullità degli accertamenti e delle comunicazioni di irregolarità interessate dalla proroga dei termini per la notifica.

Particolare attenzione, infine, va prestata alla notifica degli avvisi di accertamento soggetti all’obbligo di contraddittorio preventivo ossia agli avvisi di accertamento preceduti dagli inviti a comparire, la cui data di comparizione sia stata fissata tra la data del 5 ottobre 2020 ed il 31 dicembre 2020, nell’ambito del procedimento di accertamento con adesione di cui all’art. 5-ter del D.lgs. n. 218/1997. In detta ipotesi, infatti, può porsi il dubbio che l’emissione degli avvisi di accertamento oltre il termine di decadenza del 31 dicembre 2020 sia fatta salva, posto che, ai sensi dell’art. 5, comma 3-bis, del d.lgs. n. 218/1997, se tra la data di comparizione fissata dagli Uffici e la data di decadenza dal potere di notificazione degli avvisi di accertamento intercorrano meno di 90 giorni, il termine di decadenza per la notificazione dell’avviso di accertamento è prorogato automaticamente di 120 giorni rispetto al termine ordinario (i.e. 30 aprile 2021).

Il condizionale, in questo caso, è d’obbligo posto che l’art. 157 del “Decreto Rilancio” prevede, in ogni caso, che gli atti in scadenza tra l’8 marzo ed il 31 dicembre 2020, siano comunque “emessi entro il 31 dicembre 2020” senza fare alcuna distinzione in merito agli avvisi di accertamento soggetti all’obbligo di contraddittorio preventivo.

Pertanto, in caso di procedure di accertamento con adesione concluse negativamente e di successiva impugnazione in sede contenziosa, potrebbe essere opportuno investire le Commissioni Tributarie dei dubbi di legittimità degli avvisi di accertamento soggetti all’obbligo di contraddittorio preventivo emessi dopo il 31 dicembre 2020 e notificati dopo il 30 aprile 2021.