La serie commedia satirica Premio BAFTA della BBC Three, The Revolution Will Be Televised, è tornata.

Heydon Prowse, uno degli autori, commenta: “Noi vediamo la nostra satira come una forma di vendetta, in cui nessuno si faccia male. Speriamo che gli spettatori vecchi e nuovi troveranno i nostri sketch divertenti, informativi ed educativi e a volte molto stupidi.”

Il programma è un montaggio di scherzi, satira e brevi video realizzati da Prowse e Rubinstein per “combattere” contro “un mondo pieno di ipocrisia, corruzione e avidità.” A volte i personaggi sono inventati e la maggior parte dei contenuti del programma è costituita dai due presentatori che si fanno beffe delle malefatte dei politici e dei banchieri, nel tentativo di cercare di sottolineare la loro immoralità.

Il pubblico coinvolto in genere non ha idea che ciò che accade è satira, e di solito sono ingannati dalle buffonate di Rubinstein e Prowse: il che porta ad alcune reazioni interessanti.

Uno degli sketch, pubblicato online Martedì, che ha raccolto milioni di visite su Facebook ed è stato ampiamente condiviso su altre piattaforme social media, si intitola “The Real Housewives of ISIS”. Il video propone, in chiave satirica, la vita di quattro donne musulmane britanniche che hanno lasciato le loro case nel Regno Unito per aderire al gruppo armato in Siria.

Una scena ritrae una donna indecisa su cosa indossare per una decapitazione, e in un’altra mostra due delle donne infuriate per aver indossato lo stesso giubbotto!

Il diritto di satira non è contemplato nell’ordinamento italiano che invece prevede e tutela il diritto di cronaca e di critica. La giurisprudenza italiana, invece, ha riconosciuto tale diritto, pur non garantito dalla Carta Costituzionale e da nessuna Legge, assimilandolo all’ilarità.

In materia di diffamazione commessa con il mezzo televisivo, il diritto di cronaca non può coprire, nei confronti dell’emittente televisiva, affermazioni rese in una trasmissione e ripetute nelle varie puntate, anche se gestite da un parlamentare, ove abbiano contenuto obiettivamente diffamatorio.

Invero, la satira costituisce una modalità corrosiva e spesso impietosa del diritto di critica e può realizzarsi anche mediante l’immagine artistica, come nel caso di vignette o caricature, consistenti nella consapevole ed accentuata alterazione dei tratti somatici, morali e comportamentali delle persone raffigurate. Si differenzia dalla cronaca per essere sottratta al parametro della verità in quanto esprime, mediante il paradosso e la metafora surreale, un giudizio ironico su un fatto, rimanendo assoggettata al limite della continenza e della funzionalità delle espressioni o delle immagini rispetto allo scopo perseguito.

Nella formulazione del giudizio critico possono quindi utilizzarsi espressioni di qualsiasi tipo, anche lesive della reputazione altrui, purché siano strumentalmente collegate alla manifestazione di un dissenso ragionato dall’opinione o comportamento preso di mira e non si risolvano in un’aggressione gratuita e distruttiva dell’onore e della reputazione del soggetto interessato. (Cass. civ. Sez. III, 11/10/2013, n. 23144).