Con la sentenza pubblicata lo scorso 19 gennaio la Corte di Giustizia (CdG) ha confermato le conclusioni del Tribunale dell'Unione Europea (Tribunale) del 29 aprile 2015 circa il fatto che in particolari circostanze le lettere inviate dai servizi contabili della Commissione europea (Commissione) al fine di richiedere il pagamento degli interessi di mora per ritardato pagamento di una sanzione possono produrre effetti giuridici vincolanti e costituire quindi atti impugnabili autonomamente.

La vicenda aveva avuto origine nel maggio del 2006 quando la Commissione aveva sanzionato alcune imprese per un cartello nel mercato dei metacrilati. Per quanto qui rileva, ad Arkema SA (Arkema) era stata imposta una sanzione di circa 219 milioni di euro, in solido con le sue controllanti all'epoca dell'infrazione Total SA (Total) ed Elf Aquitaine SA (Elf Aquitaine). Pochi mesi dopo la decisione Arkema pagava interamente la sanzione e tutte e tre le società presentavano ricorso per annullamento della decisione in questione. Nel 2011 il Tribunale respingeva interamente il ricorso presentato da Total e da Elf Aquitaine, mentre il ricorso presentato (separatamente) da Arkema veniva accolto parzialmente e la sanzione ridotta a circa 113 milioni di euro (sentenza Arkema). La Commissione rimborsava Akema dell'ammontare della riduzione (circa 106 milioni di euro), più interessi e mediante alcune lettere richiedeva a Total ed Elf Aquitaine il pagamento dei suddetti 106 milioni di euro, più interessi, per i quali le due società rimanevano responsabili ed obbligate in solido, non avendo valore di giudicato nei loro confronti la sentenza Arkema. Total ed Elf Aquitaine pagavano interamente ma presentavano ricorso di annullamento per tali lettere.

Circa l'impugnabilità delle lettere in questione la CdG ha ritenuto, confermando quanto statuito in precedenza dal Tribunale, che "...anche se le lettere con cui la Commissione si limita a richiedere ai destinatari di una decisione vertente su un'infrazione delle regole della concorrenza […] il pagamento dell'ammenda in essa inflitta o degli interessi di mora che eventualmente ne derivino possono, in linea di principio, costituire solo semplici intimazioni ad eseguire la decisione in questione, e non possono, pertanto, produrre effetti giuridici vincolanti idonei ad incidere sugli interessi delle imprese interessate, la situazione è diversa, alla luce del loro contenuto sostanziale, nel caso delle lettere controverse, in quanto esse richiedono alle convenute il pagamento di interessi di mora nonostante il versamento dell'intero importo iniziale dell'ammenda ed equivalgono pertanto, di fatto, ad una modifica dell'obbligo pecuniario cui queste ultime sono tenute..".

Circa la legittimità di tale richiesta, la CdG ha concluso che non essendo mai stato constato alcun ritardo nei pagamenti da parte delle società coinvolte, "..con le lettere controverse la Commissione non poteva richiedere, legittimamente, […] interessi di mora per l'ammenda inflitta nella decisione..".

La vicenda in esame ricorda la tensione esistente tra i principi del diritto della concorrenza sostanziali (i.e. l'esistenza di una unica unità economica comporta la possibilità di sanzionare una società per le condotte di una sua controllata) ed i principi processuali (i.e. una sentenza fa stato solo tra le parti di uno specifico procedimento), astratti e potenzialmente in grado di arrivare a risultati paradossali. Nel caso di specie, pur essendo la responsabilità congiunta ed in solido (ed il conseguente obbligo pecuniario) di Total ed Elf Aquitaine interamente derivata dalla condotta della controllata Arkema, queste non hanno potuto beneficiare della riduzione della sanzione della sentenza Arkema per non esser state parti di quello specifico procedimento.