Il 13 gennaio scorso, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha reso noto di aver sottoscritto, congiuntamente all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCom), un nuovo Protocollo di intesa (Protocollo) che andrà ad integrare il precedente protocollo del 22 maggio 2013 con riferimento alla tutela dei consumatori nel settore delle comunicazioni elettroniche.

Tra le principali novità introdotte dal Protocollo, di fondamentale importanza risulta la previsione relativa ai rapporti tra il Codice del Consumo e la normativa settoriale prevista nel settore delle comunicazioni elettroniche (in particolare, il Codice delle Comunicazioni). A quasi un anno dalla pronuncia dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato (CdS) (commentata in questa Newsletter), che, in una controversia relativa al riparto di competenze tra AGCM e AGCom con riferimento ad una pratica commerciale aggressiva posta in essere nel settore delle comunicazioni, aveva decretato la competenza esclusiva dell’AGCM, il Protocollo torna sulla questione ricordando innanzitutto come, a norma dell’art. 27-bis del Codice del Consumo, il rispetto della normativa di settore da parte del professionista esclude, limitatamente a tale profilo, la configurabilità di una condotta contraria alla diligenza professionale, ferma comunque la competenza dell’AGCM ad interpretare e applicare tale normativa settoriale, e a sanzionare la relativa impresa in caso di violazione.

Il Protocollo prosegue poi richiamando le Linee Guida della Commissione Europea del 2016, secondo cui “…in caso di conflitto o sovrapposizione tra le disposizioni generali in tema di pratiche commerciali sleali e quelle contenute nella normativa settoriale di derivazione europea, prevalgono le disposizioni della specifica legislazione di settore, con riferimento all’aspetto specifico della pratica commerciale da questa disciplinato…”, precisando, tuttavia, l’impossibilità di escludere l’applicazione del Codice del Consumo “…semplicemente perché un’altra disposizione comunitaria regola aspetti specifici delle pratiche commerciali scorrette…”. In linea di continuità con quanto affermato dal CdS, il Protocollo riconosce, infatti, l’applicabilità del Codice del Consumo nell’ipotesi di pratiche commerciali, o aspetti di queste, non “…coperti dalle disposizioni di settore come, a titolo esemplificativo, condotte aggressive da parte del professionista...”.

Risulta altresì rafforzata la cooperazione tra le due autorità, con la previsione di obblighi di segnalazione reciproca di eventuali violazioni rientranti nel relativo perimetro di intervento, nonché lo scambio di documenti e informazioni sui procedimenti avviati. L’AGCM e l’AGCom si sono altresì impegnate a procedere, mediante dichiarazioni congiunte periodiche, all’individuazione di fattispecie meritevoli di specifica attenzione per i profili di rispettiva competenza.

Viene infine ribadito l’obbligo dell’AGCM di richiedere, per le pratiche commerciali poste in essere nel settore delle comunicazioni, il parere dell’AGCom all’esito del procedimento istruttorio (ovvero nel caso di presentazione di impegni da parte del professionista non ritenuti dall’AGCM manifestamente inidonei), nonché lo specifico onere motivazionale gravante sull’AGCM, laddove non ritenga di condividere il parere reso dall’AGCom, di illustrare le “…specifiche ragioni che inducono a non conformarvisi…”.