Nelle giornate di Giovedì 12 e Venerdì 13 settembre, Milano ha ospitato il seminario UIA su corporate compliance e investigazioni interne. Considerando l’importanza dei cambiamenti in materia di whistleblowing ai fini della corporate compliance e delle investigazioni interne, non sorprende che il tema sia stato al centro di diverse discussioni.

Durante la tavola rotonda dedicata esclusivamente ai whistleblower, è stato interessante scoprire le prassi in materia di gestione dei whistleblower in atto in una delle banche più importanti d’Italia e ascoltare le interpretazioni degli avvocati.

La tavola rotonda all’UIA ha sancito che il problema dei whistleblower è complesso e in crescita, e richiede attenta considerazione. La figura del lavoratore è protetta da ritorsioni e (nel caso del lavoratore dipendente) dal pericolo di essere licenziati per aver “spifferato” casi di sospetti illeciti, sia nel settore pubblico che nel privato (ad esempio nel settore dei servizi finanziari), dove l’atto è considerato una “rivelazione protetta”. A seguito dell’introduzione di leggi sul whistleblowing in molti paesi, i datori di lavoro hanno introdotto procedure di whistleblowing per incoraggiare i propri dipendenti a riferire eventuali sospetti internamente. Se si intraprenderà un’investigazione interna e i dipendenti si troveranno a cercare di proteggersi il più possibile, aumenterà il rischio che si rivolgano alle autorità. Le aziende dovranno imparare a gestire questo rischio per garantire la riservatezza delle investigazioni interne.

Siccome il grado di protezione garantito a chi sceglie di denunciare varia a seconda delle giurisdizioni, così è anche per i potenziali rischi derivanti da una gestione incorretta delle informazioni presentate a supporto di una denuncia. L’approccio preferito per denunciare illegalità e tutelare i diritti di chi sceglie di denunciare varia a seconda dei paesi, e variano anche i potenziali incentivi finanziari, cosa che può sollevare ulteriori problemi.”