Grava sulle imprese coinvolte in un’operazione di concentrazione l’obbligo di fornire alla Commissione Europea (Commissione) informazioni complete e veritiere in merito all’operazione notificata, pena l’irrogazione di una sanzione il cui importo può giungere fino all'1 % del relativo fatturato.

Questo obbligo rappresenta uno dei cardini fondamentali su cui si innesta il procedimento di controllo preventivo delle operazioni di concentrazione, come è stato di recente ricordato dalla Commissione la quale ha contestato a Facebook di aver fornito informazioni non corrette e comunque incomplete in occasione della notifica dell’operazione avente ad oggetto l’acquisizione di WhatsApp, la quale era stata autorizzata dalla Commissione nell’ottobre 2014. Le informazioni oggetto della censura della Commissione consisterebbero, secondo quanto indicato nel comunicato stampa ufficiale, nella possibilità di abbinare in modo automatico gli account degli utenti di Facebook con quelli di WhatsApp. Tale meccanismo sarebbe stato negato dal social network sia in sede di notifica della suddetta operazione, sia successivamente nell’ambito di una risposta ad una richiesta di informazioni inviata dalla Commissione ma che sembrerebbe essere stata successivamente smentita dall’annuncio di WhatsApp dello scorso agosto, che tra gli aggiornamenti offerti ai clienti ha contemplato altresì la possibilità di collegare i numeri telefonici degli utenti di WhatsApp con i profili degli utilizzatori di Facebook.

Tale aggiornamento, che a detta di WhatsApp migliorerebbe la qualità del servizio offerto agli utenti delle aziende, ad esempio permettendo a Facebook di personalizzare l’offerta sia in termini di “suggerimenti di amicizie”, sia pubblicitari, adattandola al profilo di ciascun utente, dimostrerebbe, secondo la Commissione, che, contrariamente a quanto all’epoca dichiarato da Facebook nel corso del procedimento di approvazione dell’operazione di concentrazione, la possibilità tecnica di collegare automaticamente i due profili sarebbe già esistita nel 2014, con la conseguenza di contestare a Facebook di aver fornito, intenzionalmente o per negligenza, informazioni non corrette o ingannevoli in violazione del dovere gravante sulle imprese che notificano un’operazione di concentrazione.

La Commissione ha in particolare sottolineato come le informazioni fornite dalle imprese nell’ambito dei procedimenti di controllo delle concentrazioni siano di vitale importanza ai fini di un’efficace valutazione delle medesime, posto che le notifiche e le risposte delle imprese alle richieste di informazioni formulate dalla Commissione rappresentano la fonte primaria per l’esame da parte dell’autorità antitrust. E ciò vale anche per quelle informazioni che, come nel caso di specie, non assumono rilevanza cruciale ai fini della valutazione finale dell’operazione di concentrazione. Come la Commissione ha difatti avuto modo di precisare, la decisione di approvare l’operazione Facebook-WhatsApp è stata adottata sulla base di una serie di valutazioni e considerazioni che vanno ben oltre la possibilità di collegare i profili dei rispettivi utenti, fornendo pertanto rassicurazioni alle parti che detta approvazione verrà comunque mantenuta a prescindere dall’esito di questo procedimento.

Peraltro, la Commissione ha chiarito che le contestazioni formulate nei confronti di Facebook in questo procedimento non riguardano altresì questioni attinenti la tutela della privacy e dei dati personali e, più in generale, la protezione dei consumatori, diversamente dalle recenti iniziative assunte da talune autorità antitrust, tra cui quella italiana (si veda la nostra Newsletter del 31 ottobre 2016), con riferimento alle problematiche di tutela della privacy, consumo e concorrenza che possono sorgere nel settore dei c.d. big data. Peraltro, è anche vero che la stessa commissaria per la concorrenza Vestager, intervenendo in materia di big data (commentato in questa Newsletter), lo scorso settembre ha annoverato tra le priorità dell’azione europea in tale settore proprio la tutela della privacy e quella della concorrenza, in particolare salutando con favore le iniziative assunte dalle autorità antitrust francese e tedesca, autrici di un report congiunto in merito alle implicazioni concorrenziali connesse alla disponibilità e impiego di grandi quantitativi di dati (si veda la Newsletter del 30 maggio 2016), e lasciando presagire nuovi interventi, altresì a livello legislativo, tesi a garantire un più efficace enforcement in materia di tutela della concorrenza e della privacy.

In ogni caso, in attesa della risposta di Facebook alle contestazioni in commento e dei possibili sviluppi del procedimento in esame, una cosa è comunque certa: le imprese devono prestare estrema attenzione alle informazioni fornite alle autorità antitrust nell’ambito dei procedimenti di controllo delle concentrazioni, dovendo garantire un’informativa completa e veritiera.