Dall’entrata in vigore della Convenzione sul Lavoro Marittimo alla fine dello scorso anno, Maritime Labour Convention (MLC), i porti degli Stati membri hanno iniziato a dimostrare quanto seriamente considerino le loro responsabilità nell’ambito della Convenzione. L’ILO (International Labour Organisation – l’organizzazione delle Nazioni Unite responsabile per la supervisione della MLC) ha consigliato agli Stati membri minor severità durante i primi 12 mesi di funzionamento della MLC ma, nonostante questo, sono già stati riportati molti fermi scaturenti dalla mancata osservazione della MLC, e si prevede che ve ne saranno altri nei mesi a seguire.

Il Canada ha già sottoposto a fermo tre navi in differenti occasioni e per varie ragioni, tra cui salari non pagati, onorari per il reclutamento pagati ad agenzie di reclutamento equipaggi, mancanza di accordi sul salario, assenza di contratti di lavoro con l’equipaggio e condizioni precarie a bordo. Ad un membro dell’equipaggio pare che sia stata addirittura negata la visita medica.

Tra altre cose, la MLC richiede che tutti i marinai abbiano un contratto di lavoro, e stabilisce i requisiti minimi di paga, inclusa la gestione dei salari. I pagamenti da marinai ad agenzie di reclutamento dell’ equipaggio, non sono permessi.

La convenzione inoltre prevede certi standard di alloggio, nonché dei servizi sanitari.

Un recente fermo, quello della nave battente bandiera panamense “KOUYOU”, ha avuto luogo dopo che ufficiali ITF in Quebec hanno rinvenuto che all’equipaggio erano dovuti più di US$51,000 in salari non remunerati, e che avevano dovuto pagare per assicurarsi il lavoro. A seguito di notifica da parte dell’ITF, l’autorità di controllo dello stato di approdo ha stabilito il fermo della nave fino a che non avessero ricevuto le garanzie dall’autorità di bandiera panamense che sarebbero state poste in essere misure atte a risolvere i problemi identificati.

Quattro membri dell’equipaggio avrebbero richiesto di essere rimpatriati. La nave “KOUYOU” è una petroliera di nuova costruzione (2013), che aveva già superato un’ispezione nel giugno 2013, valida sino ai 6 mesi successivi. Probabilmente, senza l’intervento dell’ ITF, l’autorità di controllo dello stato di approdo non sarebbe stata coinvolta.

La Danimarca è stato una dei primi Stati che abbia disposto il fermo su una nave ai sensi della MLC; infatti, l’Autorità Marittima Danese, ha sottoposto a fermo una nave battente bandiera Liberiana all’inizio di settembre per contratti non a norma; i contratti erano in essere, ma non erano adeguati ai sensi della MLC. Fermi sono stati riportati anche dal MOU di Parigi (che vorrebbe armonizzare il Port State Control in 27 paesi Europei ed il Nord Atlantico) in Russia e Spagna, coinvolgendo navi battente bandiera di Cipro, Liberia, Marshall Islands, Olanda, Panama e Tanzania.

Le azioni di queste autorità portuali evidenziano che gli Stati membri della MLC stanno prendendo seriamente i loro obblighi, e non hanno timore di prendere misure severe per assicurare che la Dichiarazione dei Diritti dei Marinai (Seafarers’ Bill of Rights) sia correttamente messa in atto. Dall’altro lato, però, gli armatori mostrano sempre maggiore preoccupazione che i sindacati marittimi utilizzino la MLC come una minaccia per la contrattazione salariale.

È inoltre chiaro che la MLC sta avendo anche un impatto piuttosto ampio. Il registro di Gibilterra ha confermato la procedura di finanziamento per il rimpatrio degli equipaggi di tre navi battenti bandiera di Gibilterra ed incagliate a largo della Germania, a seguito della cancellazione dei contratti di gestione. Sta anche approfondendo questioni relative a salari non pagati ed ha dichiarato di agire per adempiere alla MLC nonostante essa non fosse ancora in vigore in Gibilterra (essa è successivamente entrata in vigore il 7 agosto 2014, quando è entrata in vigore anche in Inghilterra). Negli Stati Uniti, che non hanno ratificato la MLC e non hanno annunciato alcuna intenzione di farlo, la guardia costiera ha incoraggiato le navi commerciali statunitensi che commerciano a livello internazionale, ad ottenere certificati di volontaria conformità alla MLC, anche se essa non verrà imposta a navi degli Stati Uniti o straniere in acque statunitensi.

Gli Stati membri dell’IMO continuano a sottoscrivere la MLC, che adesso ha 64 ratifiche. Le più recenti, quelle di Samoa il 21 novembre 2013 e quella dell’Italia il 19 novembre 2013. La MLC entrerà in vigore nei paesi che hanno ratificato la MLC dopo il 20 agosto 2013, dodici mesi successivamente alla ratifica. Dato che la MLC è ancora allo stadio della ratifica per molti Stati, ed in altri non ancora in vigore, sarà necessario del tempo prima che si impianti e che se ne vedano i risultati, e perché venga percepito a pieno l’impatto. Tuttavia, è chiaro come stia già avendo un notevole effetto e tutti gli armatori ed operatori devono assicurarsi che siano ad essa conformi.

L’ILO sta tenendo la MLC sotto controllo, ed ha appena pubblicato una proposta per aggiungere garanzie di tipo finanziario con riguardo al rimpatrio al termine di un viaggio e per il rimborso nell’evento di morte o disabilità a lungo termine.