Il Consiglio di Stato, Sez. IV, con la sentenza n.2422, depositata in data  12 maggio 2014, ribadendo quanto già espresso con analoghe recenti pronunce, ha chiarito che, per i concessionari delegati all’esazione di contributi, vige la norma dell´art. 26 comma 4, del d.P.R. 602 del 1973, che li obbliga a “conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell´avvenuta notificazione o l´avviso del ricevimento ed ha l´obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell´amministrazione“.

In relazione ai particolari atti detenuti dal concessionario, il Consesso amministrativo ha individuato non solo un obbligo di custodia, ma altresì un obbligo di ostensione degli atti richiesti dal contribuente, non individuando in capo al concessionario nessun margine di discrezionalità in ordine alla determinazione di ostensibilità degli atti.

Nella sentenza, infatti, viene evidenziato come “la cartella di pagamento”, ossia l´atto di cui il ricorrente ha chiesto visione, ed il documento ricevuto, intestato “estratto cartella” e stampigliato come “copia conforme dell´estratto di ruolo”, siano documenti diversi.

Per tale ragione è stato riconosciuto il diritto del contribuente ad ottenere copia integrale della cartella di pagamento e della notifica della stessa, anche al fine di potere decidere se proporre o meno, impugnazione innanzi alla competente Autorità. Il Giudice, quindi, ha disposto l’accoglimento la domanda di accesso agli atti rivolta all´amministrazione competente per la formazione della cartella di pagamento, ovvero nei confronti del soggetto giuridico che la detiene stabilmente per ottenere copia della stessa.

In sostanza, la decisione del Giudice tiene conto che la cartella esattoriale è prevista dall´art. 25 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, quale documento per la riscossione degli importi contenuti nei ruoli e deve essere predisposta secondo il modello previsto dalla Legge. Il documento ricevuto dal contribuente, in genere, è invece un elaborato informatico formato dall´esattore, che pur avente i medesimi contenuti  della cartella è,  di fatto un surrogato della medesima.  La ragione per cui non è permesso all´amministrazione, ed al privato che esercita funzioni pubbliche, di sostituire arbitrariamente il documento richiesto con altro, sebbene equipollente, deriva dalla legge sul procedimento amministrativo che, con riferimento al diritto di estrarre copia e prendere visione di documenti amministrativi allo stesso afferenti al cittadino, fa rifermento propriamente ad atti amministrativi e non a succedanei di questi.

La citata decisione, infatti, intende il ruolo nominativo quale atto amministrativo ai sensi della Legge 241/90.